Acquafresca si racconta: "L’ambiente ideale per me? Cagliari. Qui ho trovato valori, famiglia e senso di appartenenza"
Robert Acquafresca, ex attaccante del Cagliari, è stato ospite di Sport Management Tips, podcast condotto da Alessandro Preda e dall’ex calciatore rossoblù Andrea Pisanu. Nel corso della puntata, Acquafresca ha ripercorso alcuni passaggi della sua carriera, soffermandosi in particolare sul rapporto con Cagliari, sulla scelta di vivere in Sardegna e sul possibile futuro nel mondo del calcio. Di seguito le sue parole, sintetizzate da TuttoCagliari.net.
Il legame con Cagliari
“Quando penso all’ambiente ideale, mi viene in mente Cagliari”
Se dovessi descrivere l’ambiente perfetto per Robert Acquafresca calciatore, come lo descriveresti?
“Penso che si illumini la lampadina ed esca Cagliari. È il posto in cui ho fatto meglio ed è stato tutto molto naturale, perché qui ho trovato una grande famiglia. Belle relazioni, una dimensione giusta: non troppo piccola, ma nemmeno troppo grande. Questo non vuol dire che magari non avrei potuto giocare nell’Inter, probabilmente sì, però a Cagliari ho trovato un ambiente ideale. Ricordo anche le persone, la signora Maria che veniva a fine partita con le cotolette. Io non bevo birra, quindi per me c’era la Coca-Cola. Però anche quella cosa ti dava un senso di famiglia. Quando le cose andavano bene era tutto bello, era bello mangiare e bere qualcosa dopo una vittoria. Ma anche quando perdevi sentivi comunque una carezza, una pacca sulla schiena. Era come dire: ‘Sei in famiglia, ora pensiamo alla prossima sfida’. Era veramente molto bello”.
La Sardegna come scelta di vita
“Sono di Torino, ma ho scelto io di vivere qui”
Tu oggi vivi a Cagliari per scelta. Cosa rappresenta per te questa terra?
“Io sono di Torino e ho sposato mia moglie, che è sarda. Però quando abbiamo scelto di venire a vivere qui, l’abbiamo scelto tutti e due. Anzi, l’ho scelto io. Ho scelto di venire qui perché è una terra bellissima, piena di cultura e piena di valori. Se devo pensare al posto migliore dove far crescere mio figlio, penso a Cagliari e alla Sardegna. Magari c’è qualche opportunità di lavoro in meno, perché è inutile girarci intorno, però se devo pensare a dove poter crescere mio figlio e vivere la mia vita, tra temperature e luoghi, per me non ce ne sono altri”.
“Quello che hai qui non lo trovi dappertutto”
Ti piacerebbe trasmettere questo senso di appartenenza anche a chi arriva da fuori?
“Sì, mi piacerebbe dare un po’ di quel senso di appartenenza a tutte le persone che arrivano da fuori, a tutti quei ragazzi che vengono qui e magari vedono Cagliari come un passaggio. Va bene, può essere una tappa, però attenzione: quello che hai qui non lo trovi dappertutto”.
Il rapporto con il calcio
“Sono fuori da cinque anni, ma il calcio mi ha dato tutto”
Ti senti di voler restituire qualcosa al mondo del calcio?
“Sì, mi piacerebbe. Sono fuori dal calcio da cinque anni, però quello che mi ha dato tutto è stato proprio il calcio. È inevitabile sentirne un po’ la mancanza. Mi piacerebbe un giorno tornare a respirare l’aria del campo, dell’erba appena tagliata, dell’erba verde, quella del campo di calcio. Il calcio mi ha dato tutto e siamo legati da un cordone ombelicale che ci porteremo dentro per tutta la vita”.
Il futuro di Acquafresca
“Allenatore? No, non mi vedo. Magari a livello dirigenziale”
Robert Acquafresca tra dieci anni: quali sogni o obiettivi immagini?
“Ho qualcosa nel settore immobiliare che vorrei realizzare prima di questi dieci anni. Ci vorrà un po’ di tempo per arrivarci, perché le cose belle sono anche quelle sofferte. E poi, perché no, magari essere di nuovo su un campo con dei ragazzi”.
In che ruolo? Ti piacerebbe fare l’allenatore?
“No, allenatore non mi vedo. Mi sono guardato dentro e credo che essere dall’altra parte sia diverso. Magari a livello dirigenziale sì, mi piacerebbe entrare a far parte di un progetto. Per caratteristiche mie mi piace il confronto, quindi forse potrei trovarlo di più con ragazzi già un po’ più grandi. Però anche partire dai giovani è bello, perché ti danno tanto e tante soddisfazioni”.
Il Cagliari e i giovani
“Qui si sta lavorando bene, bisogna puntare sui valori”
Che idea ti sei fatto del lavoro sui giovani a Cagliari e in Sardegna?
“Vedo che il Cagliari sta lavorando bene, ma anche tutto l’hinterland. Secondo me si fa bene a puntare ancora sui valori, perché stanno venendo sempre meno. Qui in Sardegna c’è la possibilità di tutelarli questi valori. Fuori, secondo me, è tutto più ampliato, tutto più aperto. Chi dice che quella sia per forza la direzione giusta? Magari provare a tenere i valori è proprio la strada migliore”.
Il messaggio ai giovani calciatori
“La fame ti porta a fare cose che non pensavi di poter fare”
Se dovessi dare un solo consiglio a un giovane calciatore, quale sarebbe?
“Torno sempre lì: bisogna avere fame. La fame è quella che ti porta a fare cose che nemmeno pensi di poter fare. Io per primo ho fatto cose che non pensavo di poter fare, e ce l’ho fatta. Quindi, ragazzi, abbiate fame”.
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