Chiara Bevilacqua (RFV): "La Fiorentina ha progredito in fase realizzativa, ma mostra ancora lacune in difesa"
in avvicinamento alla gara tra Fiorentina e Cagliari, abbiamo sentito ai nostri microfoni la bravissima collega di Radio Frienze Viola, Chiara Bevilacqua:
Qual è lo stato d'animo della squadra dopo la tragica scomparsa del presidente Commisso?
"La notizia della scomparsa del presidente, arrivata nella notte tra venerdì e sabato, ha inevitabilmente scosso l’ambiente. La società, insieme alla famiglia Commisso, ha deciso di scendere in campo il giorno successivo nell’ottica di onorare e celebrare il rapporto col calcio che ha contraddistinto la vita di Rocco. In un certo senso è stato anche un modo per metabolizzare il lutto. C’è da dire che il mister Vanoli e alcuni giocatori che compongono la rosa attuale della Fiorentina non avevano mai incontrato di persona il presidente e questo attesta come, negli ultimi mesi, le sue condizioni di salute avessero avuto ripercussioni anche in termini di distanza, in relazione al rapporto con la piazza e col gruppo squadra. Per il resto, il lutto rappresenta una componente molto soggettiva della vita di ciascuno di noi. Non esiste un modo giusto di affrontarlo. Purtroppo non è nemmeno l’unico caso, se si guarda al passato recente del club viola, in cui dirigenza, squadra e staff si trovano a dover far fronte ad un evento simile. Vincere a Bologna é stata una buona risposta alla preoccupazione di chi temeva fosse prematuro tornare in campo. Servirà comunque tempo".
Un tuo parere sul suo operato.
"Ritengo fondamentale scindere l’uomo dal ruolo ricoperto in vita. Faccio questa premessa che ritengo doverosa perche, spesso, a seguito di avvenimenti come la morte del presidente Commisso si tende a mettere in atto una sorta di revisionismo, mossi dall’emotività. Si può portare rispetto al grandissimo dolore di chi ha perso un padre, un marito, un amico anche senza sfociare nell’ipocrisia. Nelle ultime ore sono emerse molteplici testimonianze sull’indole dell’uomo, ci si è soffermati principalmente sulla sua volontà di gestire il club come una grande famiglia. Questo fa indubbiamente onore, in un calcio sempre più asettico, ma serve anche da monito sull’importanza delle competenze. Che non si possono improvvisare e alle quali non si sopperisce con un approccio paternalistico. Commisso è stato accolto con grande speranza, dopo che la precedente gestione aveva più volte dimostrato di aver rinunciato ad un progetto di crescita. Sotto la sua guida, però, la Fiorentina ha vissuto tre stagioni su sette lottando per la salvezza. E ha riabilitato campionati mediocri grazie alla Conference League che, a detta di molti, ha distorto e viziato la percezione sul reale valore della squadra. Concludendo, resta un forte senso di incompiutezza. Per quanto la pandemia e le difficoltà nel trovare un accordo per il rifacimento del Franchi abbiano inciso, l’aspetto calcistico è sembrato occupare gli ultimi posti in termini di priorità. Lascia a Firenze un centro sportivo illustre che, ad oggi, risulta quasi sproporzionato per la dimensione del club. Anche solamente per quello che riguarda i costi annui di gestione. La speranza è che, un domani, possa diventare un reale valore aggiunto".
Finalmente la squadra pare essersi buttata il passato alle spalle: quali sono i motivi di questa prima parte di stagione terribile?
"Non esiste una sola risposta a questa domanda. Probabilmente sono stati ignorati anche tanti segnali d’allarme, emersi nelle annate precedenti. Ad ogni modo, ad inizio stagione, non c’era niente che funzionasse. A partire dai rapporti con l’allenatore (Pioli) arrivando fino alla condizione fisica generale, che ha sollevato innumerevoli dubbi sulla preparazione estiva. I giocatori sembravano non ricevere le direttive del tecnico, faticavano anche nelle cose più elementari. Col risultato che la squadra appariva smarrita, disorganizzata e senza una vera e propria anima. Il clima interno allo spogliatoio non era sano e ci sono stati momenti di attrito, evidenziati anche dal campo. Basterebbe citare la partita di Reggio Emilia col Sassuolo per sottolinearne alcuni. Dal litigio per il rigore alle reazioni di alcuni, al momento della sostituzione. Il sentore è che determinati adeguamenti contrattuali e nuove scelte in chiave gerarchica abbiano innescato una miccia. In ultimo andrebbe anche menzionato il fondamentale apporto di De Gea e Kean l’anno scorso che, da soli, avevano contribuito a portare parecchi punti. Venendo meno due simili pilastri si sono manifestati grandi limiti a livello di collettivo".
Come vedi la sfida contro il Cagliari?
"La Fiorentina ha bisogno di continuità per rimediare ad una prima parte di stagione disastrosa. Dovremmo però anche misurare le aspettative per evitare di vivere delle vere e proprie montagne russe, in base ai risultati. La sfida di sabato sarà un banco di prova importante perché bisogna capire se questa squadra si possa considerare del tutto “guarita” o se sia necessario non abbassare la guardia. Ci sono stati progressi in fase realizzativa, il centrocampo ha finalmente trovato in Fagioli un calciatore in grado di assumersi responsabilità ma la difesa persevera nel mostrare criticità che, talvolta, rischiano di vanificare i progressi. Il nuovo assetto tattico permette ai singoli di esprimersi meglio, penso a Dodó ma anche a Gudmundsson. (Parisi purtroppo sarà assente ma è un altro protagonista di questa Fiorentina ritrovata). I nuovi innesti aiuteranno il mister a reinventare questa squadra, colmando quelle lacune che derivano dai precedenti mercati. La scelta di affidare a De Gea la fascia di capitano si inserisce in quegli elementi che concorrono a ridisegnare un po’ gli equilibri in campo. Sarà determinante la gestione dei novanta minuti, anche in relazione ai cambi e servirà soprattutto una prova di grande concentrazione per dimostrare di aver acquisito quella che Vanoli definisce “l’umiltà dei vincenti”".
Come valuti il rendimento di Piccoli?
"Mentirei se dicessi che la cifra con cui la Fiorentina si è aggiudicata il calciatore non incide prepotentemente nelle valutazioni che, ad oggi, vengono fatte in merito al rendimento. Anche solo perché rappresenta uno dei maggiori investimenti dell’era Commisso. Partendo dal presupposto che perfino un giocatore come Gosens ha fatto fatica in una situazione tanto complessa come quella che ha caratterizzato la prima parte di stagione viola, è innegabile come alcune occasioni sprecate non abbiano aiutato Piccoli a farsi amare. Oltretutto, la Fiorentina, è reduce da una annata nella quale Kean non solo non aveva riserve, perché si diceva non volesse pressioni, ma rappresentava in toto il fulcro del gioco. Non è semplice inserirsi a livello tattico in un simile contesto. Nelle ultime giornate, con Piccoli in campo, la squadra di Vanoli è stata in grado di esprimersi molto bene in termini di coralità. Il suo apporto lo si evince anche dal lavoro che fa, mettendosi al servizio della Fiorentina. Indipendentemente dalle reti che, però, in maniera forse un pochino cinica, rappresentano l’elemento cardine per valutare un attaccante".
La Redazione di TuttoCagliari.net ringrazia vivamente la collega Chiara Bevilacqua per la disponibilità e la competenza.