ESCLUSIVA TC - CLAUDIO ONOFRI: "Il Cagliari ultimamente ha mostrato un gioco più convincente, ma solo a tratti. Deve trovare continuità all'interno della stessa partita. Ha gli uomini per salvarsi: il reparto offensivo è di tutto rispetto"

ESCLUSIVA TC - CLAUDIO ONOFRI: "Il Cagliari ultimamente ha mostrato un gioco più convincente, ma solo a tratti. Deve trovare continuità all'interno della stessa partita. Ha gli uomini per salvarsi: il reparto offensivo è di tutto rispetto"TUTTOmercatoWEB.com
© foto di Federico De Luca
lunedì 29 gennaio 2024, 16:53Primo piano
di Matteo Bordiga

Claudio Onofri, ex calciatore ed ex allenatore molto vicino soprattutto al pianeta Genoa, ha seguito con attenzione il cammino travagliato del Cagliari in queste prime ventidue giornate di campionato. E ritiene che la squadra isolana, nonostante la classifica deficitaria e le ultime pesanti sconfitte, abbia ancora dei significativi margini di miglioramento. A patto che giochi con convinzione e personalità, come mostrato – anche se solo a tratti – in alcune recenti prestazioni.

Claudio, come ha visto il Cagliari venerdì scorso contro il Torino?

“Il Cagliari sta vivendo un momento problematico soprattutto dal punto di vista dei risultati. Devo però dire che all’interno delle ultime partite disputate – non solo di quella contro il Toro – ho visto una squadra propositiva, con uno spartito riconoscibile e riconosciuto dagli stessi giocatori. Il guaio è che questo spartito non viene applicato continuativamente per tutta la durata della gara. A quel punto le lacune difensive vengono fuori e spiegano in gran parte la precarietà della classifica attuale.

Io penso che il Cagliari abbia una rosa in grado di tirarsi fuori dalle sabbie mobili delle ultime tre posizioni, però le cose devono cambiare. Innanzitutto occorre evitare di andare sempre in svantaggio, perché poi è faticoso e difficile rimontare. Premetto che considero Ranieri un grande allenatore, alla luce dei risultati che ha conseguito in tutta Europa, ma non riconoscevo in lui un tecnico in grado di forgiare un imprinting di squadra riconoscibile, di dare alle proprie formazioni un’identità precisa e definita. Ultimamente sotto questo profilo ho visto qualcosa di diverso e di incoraggiante, che lascia ben sperare per il futuro. A patto però che venga suffragato dai numeri, sotto forma di vittorie e di più gol fatti e meno subiti.”

Il Cagliari inizia spesso le partite molto abbottonato e attendista, a volte puntando anche su una difesa a tre. Poi si ritrova puntualmente a dover inseguire il risultato e, nella ripresa, a giocarsi il tutto per tutto con diverse punte in campo. Ma non si potrebbe “osare” un po’ di più fin dai primi minuti, schierando sempre i due attaccanti col trequartista che fino a questo momento hanno contrassegnato le migliori prestazioni dei rossoblù? Col Toro, ad esempio, i collegamenti tra il centrocampo e l’unica punta Petagna erano affidati a Jankto, che è un “falso” trequartista…

“Però c’è anche da dire che Jankto ha avuto tre occasioni da gol clamorose che non è riuscito a sfruttare. Diciamo che i numeri sulla lavagna contano poco: sono i movimenti e le caratteristiche dei giocatori che determinano e concretizzano lo schema tattico. Però è anche vero che la squadra ha una certa tendenza a studiare inizialmente l’avversario senza sbilanciarsi, e come conseguenza di questo atteggiamento si ritrova spesso a dover rimontare uno o due gol di svantaggio. A quel punto a volte i cambi ti aiutano, altre volte magari no. Diventa complicato rincorrere sempre e cercare l’impresa nel finale.

Tuttavia, nelle ultime tre-quattro partite il Cagliari mi è sembrato avere le carte in regola per scalare qualche posizione in classifica e aprirsi prospettive diverse in vista del rush finale. Dispone di giocatori importanti e in grado di incidere. Pensiamo al reparto avanzato: il parterre è notevole, per nomi e cognomi. Annovera elementi che, o giocando dal primo minuto o subentrando nella ripresa, possono anche ribaltare il risultato. Proprio per questi motivi, e per il gioco espresso in certi momenti delle gare più recenti, i rossoblù non devono sentirsi mortificati dalla situazione attuale, ma piuttosto trarre spunto dagli aspetti positivi che hanno messo in mostra per risalire la china e ritrovare la dimensione che gli compete.”

Claudio, la domanda è generica ma, a ben vedere, riguarda anche il Cagliari: oggi come oggi è possibile salvarsi attraverso il gioco, tentando di sviluppare un calcio organizzato, aggressivo e intraprendente? Certe formazioni – penso ad esempio al Frosinone, ma non solo – sembrano aver scelto questa strada…

“Io credo di sì, e ne sono molto contento. Oggi è possibile, affidandosi ad allenatori anche giovani che hanno delle idee e che magari non dispongono di un organico di prim’ordine, colmare il gap tecnico con gli avversari attraverso il gioco corale, il pressing alto, la mentalità propositiva. Sono convinto che questa sia la direzione da prendere, anche nell’ottica di un rilancio della nostra Nazionale nelle competizioni più importanti. Sono piacevolmente sorpreso da questa nuova filosofia che si sta affermando, perché anche rispetto a pochi anni fa il modo di concepire il calcio è molto cambiato. La scuola degli allenatori che provano sempre e comunque a giocare sforna tanti nuovi proseliti: a livelli più alti cito l’Inter di Simone Inzaghi, che non punta esclusivamente sulle proprie eccezionali individualità ma sviluppa un calcio intraprendente e organizzato. E va sempre alla ricerca della vittoria attraverso il collettivo.”