ESCLUSIVA TC - FILIPPO GALLI: "Stasera all'Olimpico non mi aspetto grande spettacolo: la Roma a Salerno si è dimostrata cinica. Io sostengo il calcio propositivo: la miglior difesa è l'attacco. Preferisco la marcatura a zona a quella a uomo"

ESCLUSIVA TC - FILIPPO GALLI: "Stasera all'Olimpico non mi aspetto grande spettacolo: la Roma a Salerno si è dimostrata cinica. Io sostengo il calcio propositivo: la miglior difesa è l'attacco. Preferisco la marcatura a zona a quella a uomo"TUTTOmercatoWEB.com
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lunedì 5 febbraio 2024, 15:48Primo piano
di Matteo Bordiga

Fece parte dell’Armata degli Invincibili, della cui linea Maginot – una difesa pressoché impenetrabile e off-limits per qualsiasi attaccante – costituiva un elemento prezioso come titolare e anche come interscambio. Il suo palmarès parla per lui: si farebbe notte a elencare tutti i trofei che ha alzato con la maglia rossonera del Milan tra la fine degli anni Ottanta e la prima metà dei Novanta.

Marcatore attento e affidabile, sempre pronto a fornire il suo contributo ogni volta che veniva chiamato in causa, Filippo Galli dopo aver appeso gli scarpini al chiodo ha vissuto una lunga carriera da allenatore e da dirigente, trasmettendo soprattutto ai giovani calciatori il suo credo tattico e la sua mentalità propositiva e “giochista”, come si direbbe oggi.

Filippo, come vede attualmente il Cagliari di Ranieri, impantanato nella lotta serrata per evitare la retrocessione e atteso stasera da un impegno complicato in casa della Roma?

“Innanzitutto mi auguro che il buon Petagna possa dare il suo valido contributo, dal momento che è un ragazzo cresciuto con noi nel settore giovanile del Milan. Quanto alla Roma, nella gara disputata a Salerno si è rivelata particolarmente cinica, adottando un atteggiamento piuttosto speculativo. Stasera non mi aspetto una gara spettacolare. Il leitmotiv dominante sarà la ricerca di punti da parte di entrambe le formazioni: la Roma per consolidare il suo assalto alla zona Champions, il Cagliari per tirare la testa fuori dall’acqua e respirare dopo le recenti sconfitte che l’hanno relegato nei bassifondi della classifica.”

Lei è stato un grande difensore. La retroguardia isolana va costantemente in affanno in particolare sulle palle ferme, autentico tallone d’Achille dei rossoblù, e in generale incassa troppi gol. C’è chi suggerisce di ripristinare, sempre o solo in alcune circostanze come i calci piazzati, una più ferrea marcatura a uomo al posto dello schieramento a zona. Lei cosa ne pensa?

“Questo è un dilemma atavico e, direi, filosofico. C’è da dire che se si marca a uomo poi si rischia che ognuno pensi solo al proprio compito, e quindi non vada in aiuto del compagno nel momento in cui è in difficoltà. In sostanza io difensore penso solo al mio uomo e mi disinteresso della zona in cui eventualmente va a cadere la palla. Marcando a zona invece la responsabilità è un po’ più suddivisa tra i vari elementi della squadra. Ognuno ha la sua zona di competenza, ma poi comunque legge le traiettorie della sfera e può intervenire in aiuto del compagno. In questo modo la responsabilità di difendere bene è più equamente distribuita tra i componenti del pacchetto arretrato. Per questo motivo, io personalmente propendo per la zona: è un parere individuale, si intende, che riflette una determinata scuola di pensiero. Non credo perciò che passando da un sistema a zona a una marcatura a uomo la situazione possa migliorare più di tanto. Certo, in alcuni casi si possono prevedere delle situazioni ibride: qualche attaccante avversario considerato particolarmente pericoloso viene fatto francobollare a uomo, mentre gli altri difensori si dispongono a zona.”

Filippo, quest’anno spesso il Cagliari ha iniziato le partite in modo prudente, aspettando l’avversario dietro la linea del pallone per poi cercare la ripartenza. Ma la strategia attendista non ha pagato, perché i rossoblù hanno quasi sempre incassato gol nel primo tempo e poi sono stati costretti ad affannose rimonte nella ripresa, inserendo la seconda o la terza punta per cercare il ribaltone. Vien da chiedersi: a questo punto è meglio provare a giocare a calcio fin dall’inizio, optando per un atteggiamento maggiormente propositivo?

“Con me su questo punto lei sfonda una porta aperta. Io cerco di propugnare una mentalità offensiva e propositiva, perché sono convinto che i risultati si possano ottenere esprimendo calcio, non aspettando l’avversario e puntando tutte le fiches sul contropiede. L’approccio speculativo non mi ha mai entusiasmato. Anche il Cagliari ha giocatori che necessitano, per rendere al meglio, di essere supportati e innescati con una certa continuità. Penso a Petagna, a Pavoletti.

La mia visione del calcio mi deriva dagli anni che ho vissuto come giocatore e come responsabile del settore tecnico giovanile. Da tutto un lungo percorso che ho intrapreso. Io credo che ci si debba difendere attaccando. Porto spesso questo esempio estremizzato, una sorta di paradosso: se due squadre scendono in campo entrambe con una mentalità speculativa, al calcio di inizio si rischia che nessuna delle due tocchi per prima il pallone.

Tra l’altro, quando ti difendi a oltranza e magari poi ti ritrovi a dover rimontare un gol diventa difficile iniziare improvvisamente a proporre gioco. Devi ‘switchare’, cambiare atteggiamento da un momento all’altro, e dunque snaturarti. Io preferisco un approccio aggressivo e intraprendente, anche per tenere la palla il più possibile lontana dalla propria area di rigore. Questo a livello concettuale. Poi è chiaro che in determinate situazioni, quando l’avversario si dimostra superiore e prende il sopravvento, devi difenderti e saperti difendere bene. Però il mio pensiero è semplice: visto che il calcio è stato inventato con l’idea di vincere segnando un gol in più dei rivali, credo sia più facile far gol se la palla ce l’ho io e se giostro con continuità nella metà campo avversaria.

Il fatto è che in Italia, da questo punto di vista, c’è poca cultura e poca formazione. I giornalisti, i telecronisti stessi enfatizzano il numero di chilometri percorsi dalle squadre durante una partita. Ma il calcio non è solo performance atletica. Tra l’altro una squadra in genere corre di più quando ha più spazi da coprire, quindi quando si chiude all’indietro e poi le tocca risalire tutto il campo per contrattaccare. Inoltre se la palla ce l’hanno sempre gli altri ti ritrovi giocoforza a macinare più chilometri. Io non voglio che i miei giocatori siano alla mercé degli avversari. Certo, può capitare che tu ti difenda per novanta minuti e poi trovi il gol risolutore su un episodio o su un calcio piazzato. Ma può succedere una, due volte. Non sarà mai la tua strategia di riferimento. E in più se facciamo passare questo messaggio nel nostro movimento calcistico non andremo da nessuna parte. Anzi, faremo ancora più fatica a crescere e a coltivare talenti.”