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Mauro Esposito: "A Cagliari gli anni più belli della mia carriera: giocavamo divertendoci. I playoff sono un terno al lotto, ma tifo per i rossoblù"

ESCLUSIVA TC - Mauro Esposito: "A Cagliari gli anni più belli della mia carriera: giocavamo divertendoci. I playoff sono un terno al lotto, ma tifo per i rossoblù"TUTTOmercatoWEB.com
© foto di Fabio Vanzi/FDL71
giovedì 25 maggio 2023, 14:23Primo piano
di Matteo Bordiga

È stato uno degli alfieri di un tridente che ha scritto la storia del Cagliari. Con Zola e Suazo (e con il contributo fondamentale dell’altro velocista Antonio Langella) volava letteralmente verso la porta avversaria, sgusciante e imprendibile.

In Sardegna non si è mai più vista una batteria d’attacco così scintillante e imprevedibile, dalla velocità supersonica e dalle mille risorse: gli allunghi fulminanti di Suazo, le imbeccate geniali di Zola e l’infallibile fiuto del gol di Mauro Esposito, scugnizzo terribile che segnava in tutte le maniere. Di classe, di rapina, di prepotenza, di precisione.

Esposito segue ancora il Cagliari con grande attenzione, e quando ricorda i suoi sei anni vissuti in terra di Sardegna si scioglie in un sorriso di amore e di nostalgia.

Mauro, cosa ricorda di quel tridente delle meraviglie? Come vi muovevate in campo, quali erano i vostri meccanismi? E cosa le ha lasciato, sul piano umano, la sua esperienza a Cagliari?

“Di Cagliari ho ricordi fantastici. Lì ho vissuto senz’altro il periodo più bello della mia carriera. Ho fatto tre anni in B e tre anni stupendi in A, assieme a dei giocatori di spessore che avevano un grande spirito e una grande mentalità: volevano sempre vincere e fare cose importanti. Il gruppo era eccezionale, ed era sospinto non da un pubblico, ma da un popolo intero che noi sapevamo di rappresentare. Per me è stato un onore difendere i colori rossoblù e giocare al fianco di gente come Zola, Suazo e Langella. Ma tutta quella squadra era un meccanismo perfetto, che girava alla perfezione.”

Nel campionato di serie B 2003-2004, che sancì il ritorno in serie A al termine di una cavalcata spettacolare, a un certo punto Ventura fu sollevato dall’incarico e fu sostituito in panchina da Edy Reja, che diede una svolta decisiva alla squadra. Cosa non aveva funzionato con Ventura e quale fu invece l’apporto di Reja, che trasformò un Cagliari incostante in un orologio svizzero?

“Personalmente Ventura è stato uno dei tecnici più bravi e preparati che ho incontrato nel corso della mia carriera: mi ha insegnato moltissimo. Non è che non andasse qualcosa con lui, semplicemente si era un po’ incrinato il rapporto tra il mister e il presidente Cellino. Ma la squadra giocava bene, e si trovava comunque a ridosso della zona promozione. Certo, con l’arrivo di Reja abbiamo fatto lo scatto decisivo. Edy, forte della sua grande esperienza, ci ha dato maggiore compattezza in campo, tranquillità e serenità. A livello tattico la squadra aveva già un’impronta ben definita: Reja fece un grande lavoro dal punto di vista psicologico e mentale, che ci portò poi a vincere il campionato praticando un bel calcio e giocando a briglie sciolte.

Il modulo era un 4-3-3 con un falso nueve, nel senso che Zola giostrava dietro a me e a Suazo o a Langella, che si alternava nei nostri schemi. Ci intendevamo a meraviglia, e le caratteristiche di ciascuno di noi erano perfettamente complementari a quelle degli altri. E inoltre tutta la squadra era adatta a praticare quel tipo di calcio, per cui giocare ci veniva spontaneo. E non solo vincevamo, ma anche ci divertivamo in campo.”

Passiamo all’anno successivo in serie A, 2004-2005. Una stagione positiva, a tratti esaltante, ma caratterizzata da una certa discontinuità di rendimento tra le partite casalinghe e quelle esterne. Con un pizzico di costanza in più il Cagliari avrebbe potuto lottare per un posto in Europa?

“Cominciamo col dire, intanto, che facemmo un grande campionato. Una neopromossa che alla prima stagione si affaccia a ridosso della zona Uefa compie comunque una vera e propria impresa. Senza dimenticare che arrivammo anche in semifinale di Coppa Italia, uscendo contro l’Inter a mio avviso immeritatamente. Certo, se avessimo avuto un briciolo di continuità in più avremmo potuto fare grandi cose. Magari qualche partita in trasferta non è stata giocata col piglio e con la determinazione giusta, nonostante le nostre caratteristiche fossero perfette per le gare di contenimento e ripartenza. Tuttavia nel complesso fu un’annata eccezionale, piena di soddisfazioni e affrontata in modo sbarazzino e spregiudicato.”

Lei segue sempre con affetto il Cagliari. Che idea si è fatto di quest’ultima stagione, vissuta un po’ sull’altalena? Quante possibilità hanno i rossoblù di salire in serie A tramite i playoff?

“Quando a inizio campionato ho visto la rosa del Cagliari ho pensato che non fosse scontata la risalita immediata in serie A, vista l’imprevedibilità e l’alto coefficiente di difficoltà del torneo di B. Ma non credevo nemmeno che avremmo assistito a un avvio di stagione deludente e sotto tono. Il campionato disputato sotto Liverani non era quello che il Cagliari avrebbe dovuto fare. Ma l’arrivo di mister Ranieri ha rimesso a posto le cose. Io poi Ranieri lo conosco bene, perché l’ho avuto a Roma: sa dare compattezza e sostanza alle sue squadre. Non è magari un allenatore che bada al bel gioco, ma è molto pratico e concreto. E le sue formazioni lottano sempre su ogni pallone.

Ora il Cagliari ha ritrovato la sua dimensione. Certo, i playoff sono un terno al lotto. A volte non li vince la compagine più forte, ma quella che arriva nelle migliori condizioni psicofisiche. I presupposti per approdare almeno in finale a giocarsi la promozione, comunque, ci sono tutti. Io auguro di cuore al Cagliari di riprendersi il posto che gli spetta nel calcio italiano, perché quella isolana è una piazza da serie A. Io poi ormai sono praticamente mezzo sardo, dopo sei anni vissuti così pienamente in maglia rossoblù. E in Sardegna ho mantenuto tante amicizie e rapporti anche al di fuori del calcio: torno sempre volentieri, ogni volta è come sentirsi a casa. Perciò da sabato, quando inizieranno i playoff, farò il tifo per il Cagliari.”

Risposta secca: qual è l’avversario più insidioso nel rush finale verso la promozione?

“Io dico il Parma. Perché è la squadra che sta meglio a livello fisico e mentale in questo momento.”