Gaetano "Tanino" Vasari: "Serbo un ricordo meraviglioso dei miei due anni cagliaritani: Ventura, che stravedeva per me, mi spostò da seconda punta a tornante. Smisi di segnare con regolarità, ma iniziai a sfornare tantissimi assist..."
A fine anni Novanta un “topolino”, in quel di Cagliari, arava la fascia destra, folleggiando e recapitando palloni su palloni in mezzo all’area per gli stoccatori Muzzi, Mboma e Mohamed Kallon: cecchini infallibili che trasformavano in oro le incursioni di quel trottolino palermitano velocissimo e inafferrabile.
Gaetano “Tanino” Vasari, ala tascabile dal dribbling funambolico e dalla tecnica sopraffina, incendiò l’attacco del Cagliari che, allenato da Gian Piero Ventura, prima conquistò una scintillante promozione in serie A e poi, l’anno successivo, rubò la scena (soprattutto al Sant’Elia) a vere e proprie corazzate come il Parma di Malesani, il Milan di Zaccheroni e la Juventus di Marcello Lippi.
Intervistato da Tuttocagliari.net, Vasari sfoglia l’album dei ricordi e ripercorre le tappe della sua avventura cagliaritana: “Un’esperienza magnifica sia dal punto di vista sportivo che sotto l’aspetto umano”.
Gaetano, lei sbarcò in Sardegna nel 1997: c’era un Cagliari, reduce da una traumatica retrocessione, da riportare subito in serie A. Cosa ricorda di quegli anni trascorsi nell’Isola a imperversare sulla fascia destra dell’attacco rossoblù?
“Il mio ricordo è meraviglioso. Ho vissuto a Cagliari due anni stupendi: in serie B ottenemmo una promozione strameritata, poi in serie A facemmo un campionato strepitoso battendo nettamente tante grandi squadre. La Sardegna è una terra fantastica: il clima e la gente rievocavano la magia della mia Sicilia. L’ambiente era tranquillo e rilassato: i cagliaritani mi hanno amato, e io dentro di me spero di averli ricambiati.
Calcisticamente nasco come seconda punta. A Cagliari Ventura mi schierò da quinto di centrocampo: dovevo fare tutta la fascia. Si trattava di un lavoro impegnativo e molto dispendioso. Ma il mister per me stravedeva, e infatti mi portò con sé anche a Genova. In quel periodo toccai l’apice della mia carriera. A un certo punto si iniziò a vociferare di una possibile convocazione in Nazionale… Il mio rapporto col gol? Beh, da seconda punta segnavo molto. A Cagliari invece avevo poche occasioni per timbrare il cartellino, perché agivo da tornante. In compenso sfornai tanti assist, monetizzati da Muzzi, Kallon e Mboma. Ricordo con piacere il cross che consentì a Muzzi di segnare il provvisorio 2-0 casalingo contro l’Inter: quella fu la mia prima partita in serie A e mi ritrovai a fronteggiare un dirimpettaio come Javier Zanetti, all’epoca uno dei più forti terzini del mondo.”
Segue ancora il Cagliari? In caso affermativo, che idea si è fatto della squadra attuale?
“Sì, lo seguo e devo dire che non mi dispiace affatto. Lotta sempre fino al novantesimo e oltre e, soprattutto, è ben messo in campo. Mi sta stupendo in positivo Fabio Pisacane, che sta dimostrando di essere un buon allenatore soprattutto quando fa le sostituzioni a partita in corso: azzecca sempre la mossa giusta. Credo che quella rossoblù sia una discreta compagine e che si salverà senza troppi problemi.”