Come rovinare tutto con un gesto. Adopo andava sostituito
Un’illusione durata pochissimo, poi il baratro. La partita del Cagliari a Roma si sintetizza tutta in una manciata di minuti finali che hanno trasformato una potenziale impresa in una sconfitta amara per 4-2. Una sconfitta che lascia un fortissimo senso d'incompiuto e che punta direttamente l'indice sulle scelte della panchina.
Il film del finale
Dal sogno all'incubo All'82’ il Cagliari compie l'impresa: trova la rete del temporaneo 2-2 dopo una gara di sofferenza e orgoglio. Sembra il punto di svolta, il momento in cui portare a casa un risultato prezioso. E invece, nel giro di quattro minuti, il castello sardo crolla inesorabilmente. All'85’ la Roma torna avanti: sugli sviluppi di un'azione d'attacco, Rodrigo Mora – alto poco più di un metro e sessanta – viene lasciato staccare in completa solitudine nel cuore dell'area di rigore. L'indiziato principale della marcatura è Michel Adopo, colpevolmente immobile. Nemmeno il tempo di riorganizzare le idee e due minuti dopo, all'86’, arriva il colpo di grazia: ancora Adopo perde una palla sanguinosa sulla trequarti, regalando alla Roma la ripartenza che Malen trasforma nella rete del definitivo 4-2.
Le responsabilità: Adopo e la gestione di Pisacane
Due errori individuali macroscopici che portano la firma in negativo dello stesso giocatore. Tuttavia, ridurre tutto a una banale croce addosso a Michel Adopo sarebbe ingiusto e superficiale. La vera causa risiede a monte, nelle scelte del tecnico Pisacane. Il centrocampista francese aveva già dato evidenti segnali di stanchezza fin dai primi minuti della ripresa: gambe pesanti, lucidità in calo e ritardo nelle chiusure. I campanelli d'allarme suonavano forti e chiari. Le alternative in panchina non mancavano: il mister avrebbe potuto inserire Fazzini (e se l'ex Fiorentina non è un caso, poco ci manca) per dare freschezza e qualità alla manovra, oppure affidarsi a Massolin per blindare la mediana e dare sostanza al reparto. E invece no. Pisacane ha insistito, decidendo di non sostituirlo e lasciandolo in campo in palese affanno. Un vero peccato aver rovinato una prestazione importante con un singolo gesto.
