Vittorio Sanna: "Calcio italiano deve cambiare dalla base. Palestra unica novità, al Cagliari è mancato uno come Felici"
Tramite un video postato sul proprio canale YouTube, il giornalista Vittorio Sanna ha fatto parlato dell'eliminazione dell'Italia dal Mondiale, facendo inoltre il punto della situazione in casa Cagliari. Di seguito le sue parole, sintetizzate da TuttoCagliari.net: "È uno schiaffone che rimbomba in tutto il calcio italiano, in tutto il calcio, in quel che sono i suoi fenomeni, nell'accademia del calcio, in quelle che sono poi le strutture che tentano di insegnare, di formare allenatori. Quanto è successo alla Nazionale Azzurra, ha l'ennesima possibilità di specchiarsi in un calcio che chiaramente deve cambiare, deve cambiare dalla base, deve cambiare da singole società, deve cambiare dai singoli allenatori, dalla sua filosofia comune per cercare di proporre qualcosa di nuovo e quindi, specchiandosi nella nazionale, nei suoi difetti, anche il Cagliari di Fabio Pisacane ha comunque dei motivi di riflessione. Il primo è positivo, bisogna partire sempre da questo. Forse l'unica novità del calcio italiano è l'utilizzo di Marco Palestra che anche con la nazionale azzurra forse è stato utilizzato troppo tardi perché comunque sia è apparso essere uno dei pochi Grimaldelli che riusciva ad arginare, a cercare di eh trovare non solamente la possibilità di chiudere, ma anche di aprire e soprattutto di scassinare la difesa proiettata in avanti della squadra della squadra bosniaca. E da questo punto di vista bisogna dire anche che il al Cagliari probabilmente è mancato qualcosa che invece abbiamo visto nella nella Bosnia e cioè che cosa e che vediamo in molte squadre europee che non vediamo più in Italia, ma che vediamo in molte squadre europee. Il calciatore è capace di puntare l'uomo e riuscire a andare una, due, tre volte al cross, riuscendo sempre a mettere in difficoltà il diretto marcatore. Quelle che sono le ali che il la Bosnia ha proposto sia sull'esterno destro, in particolare sull'esterno destro, ma che ha proposto anche dall'altra parte, e lì cominciamo a capire una delle cose che è mancato questo Cagliari e che stava cominciando a produrre dei grandi risultati. Mattia Felici sembra assurdo, forse il calciatore che meno ricordiamo, ma alla fine se ci pensiamo bene è l'unico calciatore che il Cagliari aveva che puntava l'uomo e riusciva a fare quel tipo di gioco che abbiamo visto fare dalla Bosnia e che quindi risulta essere un'alternativa al movimento di squadra che cerca lo spazio che poi affonda in verticale. Quello che fa al Cagliari Pisacane ad esempio, ripartendo forse da un'idea che è diventata troppo difensiva proprio quando sono venuti a mancare alcuni attaccanti e secondo me Felici in particolare. Felici che è un calciatore che è stato forse sottostimato, ma non è lui che è stato sottostimato, è quel tipo di calciatore che in Italia è stato sottostimato, perché una volta calciatori come lui c'erano tantissimi, erano quelli che giocavano sull'esterno, che puntavano all'uomo, che andavano al cross. Potrei partire da Bruno Conti in poi per riuscire a ricordare, insomma, chi era, per portarci all'ultimo che abbiamo avuto a Cagliari e che era nostro e cioè Andrea Cossu, lasciandone partire, peraltro altri che invece sono cresciuti nel storia giovanile e sui quali non abbiamo creduto, forse proprio come a suo tempo il Cagliari non riuscì a credere proprio su Cossu".
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