Figc, Il Giorno: "Fronte del Nord contro Malagò. Il Cagliari sta con le milanesi"
"Figc, fronte del Nord contro Malagò", titola Il Giorno nell'approfondimento firmato da Giulio Mola, dedicato alle manovre in corso per la presidenza della Federazione Italiana Giuoco Calcio. A pochi giorni dalla scadenza del 4 novembre, termine ultimo per depositare le candidature, lo scenario appare profondamente cambiato rispetto a quello che sembrava delinearsi dopo le precedenti elezioni.
La conferma di Giovanni Malagò, decaduto dalla presidenza per la vicenda del tesseramento e successivamente nominato commissario in vista dell'assemblea elettiva del 14 dicembre, non è più considerata scontata. All'interno della Serie A, che lo aveva sostenuto quasi unanimemente a giugno, si è formato un gruppo di società intenzionate a promuovere un'alternativa.
Il nome attorno al quale si stanno concentrando le trattative è quello di Adriano Galliani, ma secondo il quotidiano il progetto avrebbe un orizzonte più ampio, con Giuseppe Marotta potenzialmente destinato alla guida della Federazione nel 2028.
Figc, Serie A divisa: Inter, Milan e Atalanta guidano il fronte anti-Malagò
La spaccatura tra i club rappresenta il principale elemento di novità nella corsa alla presidenza federale.
Secondo la ricostruzione di Giulio Mola, Napoli, Roma, Lecce, Bologna e Monza sarebbero ancora orientate a sostenere Malagò, con Frosinone e Udinese tra le società che potrebbero aggiungersi a questo schieramento.
Sul versante opposto si sarebbe invece consolidato un fronte guidato da Inter, Milan e Atalanta, al quale avrebbero aderito Como e Genoa. Anche Cagliari e Sassuolo sarebbero considerate vicine a questa posizione, sebbene il loro orientamento non venga indicato come definitivo.
La Serie A si ritrova così divisa proprio nel momento in cui dovrebbe individuare una candidatura condivisa da presentare alle altre componenti federali.
Galliani presidente fino al 2028, poi Marotta: il piano del fronte del Nord
La candidatura alternativa a Malagò ruoterebbe attorno ad Adriano Galliani, ex amministratore delegato del Milan ed ex vicepresidente del Monza.
L'operazione, tuttavia, non si limiterebbe alla prossima assemblea elettiva. Il progetto attribuito al fronte anti-Malagò prevederebbe una presidenza Galliani fino al 2028, quando si terrà una nuova votazione federale, per poi favorire l'ascesa di Giuseppe Marotta.
Il presidente dell'Inter sarebbe già particolarmente attivo nella costruzione del consenso attorno a Galliani, insieme ad Antonio Percassi. Secondo Il Giorno, i due starebbero lavorando soprattutto per convincere gli indecisi e avrebbero già raccolto più di dieci sottoscrizioni a sostegno dell'operazione.
Galliani, dal canto suo, manterrebbe una posizione prudente, evitando dichiarazioni impegnative fino a quando non avrà la certezza di poter contare su un numero adeguato di sostenitori.
Un passaggio significativo è già stato compiuto sul piano formale: Galliani si è tesserato come dirigente accompagnatore del Football Club Enotria 1908, società dilettantistica milanese legata al percorso formativo dell'Inter.
Un'iniziativa analoga a quella di Malagò, che nei giorni precedenti aveva ottenuto un tesseramento presso la squadra di calcio a cinque del Circolo Canottieri Aniene. Si tratta di adempimenti necessari per poter presentare la candidatura entro la scadenza prevista.
Figc, la lettera di Abete e la frattura tra i club di Serie A
A contribuire all'accelerazione delle trattative sarebbe stata anche una lettera inviata da Giancarlo Abete, presidente della Lega Nazionale Dilettanti, alle altre componenti federali, con l'esclusione di calciatori e allenatori.
Abete avrebbe proposto un confronto tra le leghe, chiarendo che la LND non intende presentare un proprio candidato e invitando gli interlocutori a favorire una scelta proveniente dalla Serie A.
Il presidente della Lega Serie A, Ezio Simonelli, si sarebbe dichiarato disponibile al dialogo. Ma proprio la necessità di assumersi la responsabilità di una candidatura condivisa avrebbe fatto emergere divisioni che fino a poche settimane prima sembravano superabili.
Alle elezioni del 22 giugno, Malagò aveva ottenuto il sostegno di 19 società di Serie A su 20 e raccolto oltre il 68% dei consensi complessivi. Un patrimonio politico che, secondo il quotidiano, si sarebbe progressivamente ridimensionato.
Malagò, le scelte contestate: dal caso Maldini alla Nazionale
Alla base del malcontento di una parte dei club ci sarebbe soprattutto il metodo di gestione adottato da Malagò nei suoi primi cento giorni alla guida della Figc.
Al dirigente viene attribuita una linea considerata eccessivamente autonoma, con decisioni ritenute poco condivise con le componenti federali e con le società che ne avevano sostenuto l'elezione.
Tra gli episodi citati da Il Giorno figurano il caso Maldini, la scelta del commissario tecnico della Nazionale, la nomina di Bianchedi e quella più recente di Signori come capodelegazione dell'Under 20.
In particolare, sulla panchina azzurra la Lega Serie A avrebbe preferito Antonio Conte, mentre le successive decisioni avrebbero contribuito ad alimentare la distanza tra Malagò e una parte dei suoi sostenitori.
Un altro punto di attrito riguarderebbe la segreteria generale della Federazione. Diverse società spingerebbero per un avvicendamento tra Viglione e Brunelli, soluzione sulla quale Malagò avrebbe manifestato perplessità.
Secondo alcuni dirigenti, questo atteggiamento finirebbe per ridimensionare il ruolo delle componenti federali. Il quotidiano riporta anche una valutazione particolarmente critica: «le sue scelte denotano una mancanza di fiducia nel mondo della federazione».
Le contestazioni riguarderebbero inoltre il mancato rispetto di alcuni accordi raggiunti prima delle precedenti elezioni.
Figc, il dilemma dei club e le pressioni della politica
La situazione presenta però un problema anche per le società che vorrebbero cambiare presidente.
Confermare Malagò significherebbe, secondo i suoi oppositori, rafforzare un modello decisionale giudicato troppo individualista. Sfiduciarlo dopo averlo sostenuto quasi unanimemente pochi mesi prima, invece, renderebbe evidente la mancanza di compattezza del calcio italiano.
In questo quadro si inserirebbero anche le pressioni provenienti dalla politica, interessata agli equilibri della Federazione e alle possibili conseguenze della scelta.
Galliani potrebbe quindi rappresentare una soluzione di mediazione, capace di raccogliere consensi anche tra società inizialmente schierate su posizioni differenti.
La scadenza del 4 novembre si avvicina e le trattative entrano nella fase decisiva. Da qui all'assemblea del 14 dicembre, la partita per la presidenza della Figc si giocherà soprattutto sulla capacità dei due schieramenti di consolidare le rispettive alleanze.
