L'ex Cagliari racconta la sua storia di rinascita. Petagna: "La malattia di mio figlio e la separazione, non giocavo e stavo male. Uno psicologo mi ha aiutato"
L’attaccante del Monza ed ex Cagliari, Andrea Petagna, intervistato da La Gazzetta dello Sport, ha raccontato la sua storia di rinascita in un'intervista a La Gazzetta dello Sport: "Cosa mi è successo? Un anno e mezzo durissimi. La malattia di mio figlio, la separazione dalla mia compagna. Ho fatto fatica a restare concentrato sul mio lavoro. Nessuno mi è stato vicino. A Milano ho un solo amico, gli altri sono spariti, anche quelli che per anni mi giravano attorno. Una persona debole rischia la depressione? Io stavo male. Tutto è cominciato da una polmonite, sono stato due mesi senza allenarmi, a casa da solo. E senza poter vedere mio figlio. Sono andato da uno psicologo, mi è servito. Oggi sono un uomo maturo e sono veramente felice. Sono stato forte. Dico grazie a me stesso, sono cresciuto tanto. Per la prima volta la stagione scorsa ho chiuso un campionato senza segnare? L’anno più nero. Ero triste e negativo, arrabbiato perché non mi facevano giocare. Non stavo bene, ok, ma in Serie A ho fatto 49 gol e volevo arrivare a 50. Ho rosicato, ma lo prenoto per l’anno prossimo".
Poi la rinascita: "Quale è stata la svolta? I primi sono stati i tifosi. L’anno scorso dopo le partite restavo in campo ad allenarmi, prendendo gli insulti: in estate, alla presentazione, mi hanno invece applaudito. Una bella cosa dai. La nuova proprietà del Monza, l’allenatore Bianco e il prof. Tognaccini hanno lavorato per ritrovare il vero Petagna? In estate sono stato dal prof in Toscana e in Sardegna a fare un lavoro specifico che mi ha rigenerato. Dal primo giorno di ritiro lo staff ha cominciato a dire che ero quello che serviva: volevo riscattarmi e mi sono allenato più di tutti. La società? Questa squadra vuole vincere e ho avuto ragione a voler restare: dico grazie alla società che mi ha tenuto.E quando mi sono fermato dieci giorni, il ds Burdisso mi ha mandato un messaggio bellissimo: sono tornato ancora più carico. Già 4gol in soli 378’ in campo? Il primo con la Juve Stabia mi ha sbloccato. È stato un segno del destino: per la prima volta avevo potuto dormire con mio figlio e due giorni dopo ho segnato. Per la prima volta? Dopo la separazione Leo stava con la mamma, il giudice aveva stabilito che per due anni non potevo vederlo, ma abbiamo trovato un accordo ed è stata la svolta. Non lo dimenticherò mai".