Morte Salerno, il dolore di Cellino: "Era un fratello. Ci legò il basket, che colpi insieme"

Morte Salerno, il dolore di Cellino: "Era un fratello. Ci legò il basket, che colpi insieme"TUTTOmercatoWEB.com
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
Oggi alle 10:15Rassegna stampa
di Redazione TuttoCagliari

Intervistato dalla Gazzetta dello Sport, l'ex presidente del Cagliari, Massimo Cellino, ha ricordato la figura di Nicola Salerno, l'ex ds rossoblù scomparso nelle scorse ore all'età di 69 anni: "Ho perso un amico - le parole di Cellino rotte dall’emozione - per me è stato un collaboratore importantissimo, ha segnato tanti anni della mia vita. Eravamo quasi “gemelli”, siamo entrambi del 1956, avevamo solo sei giorni di differenza. Ci siamo conosciuti a Cagliari: mio figlio giocava a basket con suo figlio e spesso lui lo ospitava a casa sua. Mi dissero che si occupava di calcio, di serie minori. Mi incuriosì e quando ci fu l’occasione lo portai al Cagliari. Mi ha aperto un mondo. Mi piaceva il suo modo di lavorare, di tenere i rapporti con gli altri. Facemmo tanti colpi, era un altro calcio, più vero".

"Dopo l’esperienza a Cagliari - spiega l'ex presidente di Cagliari, Leeds e Brescia - me lo sono portato anche a Leeds. Non parlava una parola di inglese, ma grazie al mestiere se la cavava egregiamente pure lì. In poco tempo aveva stretto varie relazioni anche in Inghilterra. Era anche molto scaltro".

Salerno era soprannominato Santone. "Sì, perché “battezzava” sempre le partite. Diceva “qui facciamo un punto”, oppure “qui vinciamo” o ancora “qui dovremmo andare a Lourdes per portare a casa qualcosa”. Una specie di veggente. Un’operazione a cui sono molto legato è quella relativa alla stagione 2003-2004, quando il Cagliari era in Serie B. C’era da sostituire Gian Piero Ventura perché la squadra stava andando male. Decidemmo di prendere Edi Reja che arrivava da una serie di esoneri. Un azzardo. Ma da lì in avanti la squadra prese il volo e arrivò la promozione in Serie A».

«Sapevo che era malato - ricorda ancora Cellino - anche se non pensavo stesse così male. Purtroppo non me la sono sentita di andarlo a trovare, mi sento in colpa, non ne ho avuto il coraggio, sono stato anche un po’ codardo. Forse è stato un modo di non affrontare un momento triste della vita. Questo non me lo perdono».