10 gennaio 1999, Cagliari-Roma 4-3, doppietta di O'Neill
Il 10 gennaio 1999 non è una data qualunque nella memoria rossoblù. È un pomeriggio d’inverno al Sant’Elia, di quelli che odorano di mare e di destino, quando il calcio smette di essere solo risultato e diventa racconto. Davanti al Cagliari di Gian Piero Ventura si presenta la Roma di Zdeněk Zeman, profeta del gioco verticale, nella sedicesima giornata di un campionato che in Sardegna profuma di sogno.
È un Cagliari brillante, spesso spregiudicato, costruito su uomini forse non da copertina ma perfetti per un’idea: Scarpi, Vasari, Macellari, Zebina, e soprattutto Roberto Muzzi, il bomber di Morena. In mezzo a loro, a legare tutto, un artista: Fabián O’Neill, uruguaiano genio e sregolatezza, talento puro capace di accendere lo stadio con un tocco.
La partita parte subito a mille, nel più puro stile zemaniano: difese altissime, fuorigioco tirato all’estremo, occasioni che piovono come grandine. Il Cagliari colpisce subito: cross di Macellari, Chimenti non è irreprensibile, Muzzi ringrazia e fa 1-0. Il Sant’Elia ruggisce, ma la Roma non è squadra che si spaventa. Marco Del Vecchio, approfittando di una retroguardia rossoblù troppo allegra, firma una doppietta che ribalta tutto: 1-2 giallorosso e inerzia che sembra girare.
Sembra, appunto. Perché da lì in poi sale in cattedra lui, Fabián O’Neill. Tommasi regala un retropassaggio folle, l’uruguaiano anticipa Chimenti, controlla quasi sulla linea di fondo e, da posizione impossibile, deposita il pallone in rete. È il 2-2, ed è una giocata che vale il prezzo del biglietto. Fine primo tempo, ma non certo fine dello spettacolo.
La ripresa è un manifesto del calcio offensivo anni Novanta. Cavezzi e Muzzi disegnano geometrie già viste e già temute: il bomber rossoblù impegna Chimenti, dall’altra parte Scarpi dice no ancora a Del Vecchio. O’Neill ci prova in ogni modo: prima murato dal portiere, poi da Tommasi su una botta al volo da corner che strappa applausi anche agli avversari.
Il gol è nell’aria e arriva ancora sull’asse Cavezzi–Muzzi: verticalizzazione perfetta, tiro sporco ma letale, Chimenti battuto. 3-2 Cagliari, Sant’Elia in piedi. I rossoblù vedono i tre punti, ma il calcio decide di alzare ancora il volume del dramma. O’Neill inventa, Cavezzi colpisce il palo su assist di Vasari, la palla torna all’uruguaiano che centra la traversacon un tiro a giro. Poi Vasari, dribbling dei suoi, conclusione fuori di un soffio. Sembra una maledizione.
E come spesso accade, arriva la punizione: Gautieri trova l’angolino, 3-3, Scarpi battuto. Tutto da rifare, destino segnato? No, non quando in campo c’è un numero dieci in giornata di grazia.
All’ultimo minuto succede ciò che rende il calcio eterno. Abeijon va vicino al gol, Chimenti salva. Poi ancora O’Neill prende la squadra per mano: apre il gioco su Vasari, scatta sul secondo palo, l’ala palermitana disegna un cross morbido, poesia pura. O’Neill stacca di testa e deposita in rete. 4-3. Fine. Apoteosi.
Il Sant’Elia esplode, il Cagliari vola a ridosso della zona Europa, Cellino si gode il momento d’oro di Muzzi e la Sardegna si scopre innamorata di un uruguaiano capace di trasformare una partita in leggenda.