Criscitiello: "Il Napoli non funziona, ma le colpe non sono solo di Allegri"

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di Antonio Pinna
Michele Criscitiello analizza la crisi del Napoli su Sportitalia: Allegri ha ereditato una squadra a fine ciclo, ma le responsabilità coinvolgono anche la società.

La crisi del Napoli non può essere attribuita esclusivamente a Massimiliano Allegri. Secondo Michele Criscitiello, le difficoltà della formazione partenopea affondano le radici nelle scelte societarie e nell'eredità lasciata da Antonio Conte, protagonista delle due stagioni precedenti. Il direttore di Sportitalia affronta l'argomento nel suo editoriale del lunedì pubblicato su Sportitalia.com, individuando responsabilità che vanno oltre la guida tecnica.

Napoli, Criscitiello: "Le colpe non sono solo di Allegri"

Il giornalista parte da quello che considera il principale errore commesso dall'attuale allenatore azzurro: aver accettato la panchina del Napoli subito dopo il ciclo di Antonio Conte.

"Il Napoli non funziona ma le colpe non sono solo di Allegri. Anzi. Partiamo dalla colpa principale di Max. Mai accettare una squadra dopo che quella squadra è stata guidata per due anni da Antonio Conte. O chiedi una rivoluzione della rosa oppure diventa difficile dare una svolta immediata".

Secondo Criscitiello, Conte aveva ottenuto risultati importanti in campionato, riuscendo a valorizzare il gruppo e a costruire un rapporto solido con la tifoseria.

Il passaggio ad Allegri, quindi, avrebbe richiesto una trasformazione più profonda dell'organico e del progetto sportivo.

Criscitiello: "Allegri ha avuto fretta a scegliere il Napoli"

Nell'analisi del direttore di Sportitalia, l'ex tecnico del Milan avrebbe accelerato eccessivamente il proprio ritorno in panchina.

"Allegri ha avuto fretta a scegliere il Napoli dopo il fallimento rossonero. De Laurentiis era andato su Italiano per poi rimangiarsi la parola ma Allegri era il nome per creare appeal e far capire che passare da Conte ad Allegri non fosse un passo indietro".

La scelta del presidente azzurro, secondo questa ricostruzione, rispondeva anche all'esigenza di assicurare continuità al prestigio della guida tecnica dopo l'addio di Conte.

Il problema, tuttavia, non sarebbe stato soltanto individuare un allenatore di alto profilo, ma accompagnare il cambiamento con un adeguato rinnovamento della squadra.

Napoli, le critiche di Criscitiello a De Laurentiis

Una parte significativa dell'editoriale riguarda la struttura societaria del Napoli e gli investimenti realizzati negli ultimi anni.

"Il Napoli, come dice Demme, non si è mai evoluto e nel 2026 stadio e strutture sono la base del progetto. Non sono valori aggiunti. Al Napoli è mancata la base per creare una grande società. Centro sportivo assente, stadio fatiscente, settore giovanile inesistente e scarsa programmazione".

Criscitiello riconosce comunque ad Aurelio De Laurentiis il merito di aver costruito formazioni competitive e conquistato risultati che altre società non sono riuscite a ottenere.

A suo giudizio, però, ai successi sul campo non sarebbe corrisposta una crescita altrettanto significativa delle infrastrutture e dell'organizzazione del club.

La critica principale riguarda dunque l'assenza di un progetto strutturale capace di sostenere nel tempo i risultati sportivi.

Criscitiello sul futuro di Allegri: "Il cambio di allenatore servirebbe a poco"

Nonostante le difficoltà attuali, il giornalista non considera l'esonero di Allegri la soluzione ai problemi del Napoli.

"Allegri oggi soffre per aver accettato una squadra a fine ciclo. Ha avuto fretta di ripartire e oggi ne paga le conseguenze. In questo caso il cambio di allenatore servirebbe a poco. Bisogna provare ad arrivare tra le prime 4 (dura) e fare bella figura in Champions League (dura). Chiamasi anno di transizione".

La prospettiva indicata è quindi quella di una stagione nella quale ridimensionare le aspettative e lavorare alla ricostruzione.

Criscitiello conclude individuando una possibile strada per il futuro: "Allegri può essere l’uomo giusto per la transizione a patto che i tifosi capiscano che quest’anno non si vince nulla e i proclami non servono".

Un giudizio che, pur evidenziando gli errori dell'allenatore, sposta il centro della discussione sulle responsabilità del club e sulla necessità di avviare un nuovo ciclo.