Mondiali e Cagliari: da Yerry Mina ai sei rossoblù di Messico '70

Mondiali e Cagliari: da Yerry Mina ai sei rossoblù di Messico '70TUTTOmercatoWEB.com
© foto di Federico De Luca 2026
Oggi alle 16:40Altre notizie
di Redazione TuttoCagliari.

Yerry Mina sarà l'unico giocatore del Cagliari ai Mondiali 2026. Il difensore colombiano fa parte del gruppo dei 66 calciatori della Serie A Enilive convocati per il torneo in programma tra Stati Uniti, Messico e Canada, confermando la dimensione internazionale del campionato italiano e riportando anche il club rossoblù sul palcoscenico più importante.

Per i tifosi del Cagliari, però, il Mondiale non è soltanto attualità. La presenza di Mina con la Colombia diventa anche l’occasione per riaprire una pagina molto più profonda della memoria rossoblù: quella del legame tra il Cagliari e la Nazionale italiana, nato soprattutto attorno alla stagione dello scudetto del 1970 e al Mondiale in Messico.

Prima ancora di ragionare sulle favorite del torneo, sulle quote e sui protagonisti dell’edizione 2026, per il popolo cagliaritano è impossibile non tornare a quei nomi che portarono un pezzo di Sardegna dentro la maglia azzurra. Il riferimento è alla squadra irripetibile allenata da Manlio Scopigno: una formazione compatta, moderna, durissima da battere, costruita intorno al talento devastante di Gigi Riva e alla solidità di un gruppo che trasformò il Cagliari in una potenza nazionale. Non a caso, dopo lo storico scudetto, il commissario tecnico Ferruccio Valcareggi portò al Mondiale del 1970 ben sei giocatori del Cagliari: Gigi Riva, Enrico Albertosi, Pierluigi Cera, Angelo Domenghini, Comunardo Niccolai e Sergio “Bobo” Gori.

Cagliari e Nazionale italiana: il mito dei rossoblù azzurri
La storia dei giocatori del Cagliari in Nazionale italiana ha un nome sopra tutti: Gigi Riva. Rombo di Tuono non è stato solo il simbolo del Cagliari, ma anche uno dei più grandi attaccanti mai visti con la maglia dell’Italia. Ancora oggi è il miglior marcatore della storia azzurra, con 35 gol in 42 presenze, un dato che racconta solo in parte il suo peso tecnico, emotivo e simbolico.

Riva è stato il volto di una Sardegna calcistica che non voleva più essere periferia. Con il Cagliari vinse lo scudetto, con l’Italia conquistò l’Europeo del 1968 e arrivò fino alla finale dei Mondiali del 1970. Per un tifoso rossoblù, la sua figura resta qualcosa di più di un grande calciatore: è il punto in cui l’identità del club, l’orgoglio sardo e la storia della Nazionale italiana si incontrano.

Cagliari ai Mondiali 1970: i sei rossoblù convocati dall’Italia
Il momento più alto del rapporto tra Cagliari e Mondiali arriva con Messico ’70. Dopo il trionfo in Serie A, l’Italia convocò sei giocatori rossoblù: Gigi Riva, Enrico Albertosi, Pierluigi Cera, Angelo Domenghini, Comunardo Niccolai e Sergio “Bobo” Gori.

Non erano semplici comparse. Albertosi era il portiere titolare di una Nazionale arrivata fino alla finale contro il Brasile di Pelé. Cera rappresentava l’eleganza e l’intelligenza tattica del libero moderno, un difensore capace di leggere il gioco con una qualità rara per l’epoca. Domenghini, già protagonista nell’Europeo vinto nel 1968, era un esterno offensivo completo, generoso e decisivo. Niccolai portava forza, marcatura e spirito da stopper vero. Gori, invece, era la spalla perfetta di Riva nel Cagliari dello scudetto, un attaccante prezioso perché sapeva lavorare per la squadra prima ancora che per se stesso.

Quel gruppo arrivò in Messico con addosso l’entusiasmo di un’impresa appena compiuta. Il Cagliari campione d’Italia non era più una sorpresa: era diventato un serbatoio tecnico per la Nazionale.

Gigi Riva in Nazionale: il simbolo del Cagliari e dell’Italia
Tra tutti i rossoblù storici della Nazionale italiana, Riva resta il riferimento assoluto. La sua potenza, il sinistro feroce, il coraggio fisico e la capacità di segnare gol pesanti lo resero un attaccante unico. Ma il motivo per cui i tifosi del Cagliari lo hanno amato così tanto va oltre i numeri.

Riva scelse Cagliari quando avrebbe potuto andare altrove. Rimase in Sardegna, diventò bandiera, rifiutò trasferimenti che all’epoca sembravano inevitabili per un campione del suo livello. Per questo, ogni volta che segnava con l’Italia, non rappresentava soltanto la Nazionale: rappresentava anche il Cagliari, la Sardegna e un modo diverso di intendere il calcio.

In un’epoca in cui il rapporto tra club e giocatori è spesso più fragile, il mito di Riva resta fortissimo proprio perché parla di appartenenza.

Italia ai Mondiali 2026: cosa resta ai tifosi del Cagliari
L’assenza dell’Italia ai Mondiali 2026 rende ancora più malinconico il confronto con il passato. La Nazionale non sarà in Nord America, e per il calcio italiano si tratta di una ferita enorme. Per i tifosi del Cagliari, però, la memoria dei rossoblù in azzurro resta un patrimonio da raccontare.

Proprio mentre l’Italia vive un’altra esclusione mondiale, ricordare Riva, Albertosi, Cera, Domenghini, Niccolai e Gori significa tornare a un tempo in cui il Cagliari non solo vinceva in Italia, ma contribuiva in modo decisivo alla costruzione della Nazionale. Non era un club laterale rispetto al calcio azzurro: era uno dei suoi centri tecnici più importanti.

Anche il presente, in parte, mantiene vivo questo legame. Negli ultimi anni alcuni giocatori rossoblù sono tornati nel giro azzurro, confermando che il Cagliari continua a essere osservato dalla Nazionale. Ma il paragone con il 1970 resta inevitabile: quella generazione fu unica, forse irripetibile.

Quote Mondiali 2026 e memoria rossoblù: dal mito del Cagliari al calcio di oggi
I Mondiali 2026 saranno una competizione diversa, più ampia, globale, senza Italia ma con tante nazionali pronte a contendersi la Coppa in Nord America. Per chi segue il torneo anche dal punto di vista dei pronostici, le quote Mondiali 2026 di Sisal aiutano a capire quali selezioni partono favorite e quali possono sorprendere.

Per un tifoso del Cagliari, però, il Mondiale non è solo una questione di favorite. È anche memoria. È Riva che trascina l’Italia, Albertosi tra i pali, Cera a guidare la difesa, Domenghini sulla fascia, Niccolai in marcatura, Gori pronto a dare il suo contributo. È il ricordo di un club che, per una stagione meravigliosa, fu davvero al centro del calcio italiano.

Ecco perché parlare di Cagliari e Mondiali non significa solo guardare al presente. Significa raccontare una pagina in cui la maglia rossoblù e quella azzurra hanno camminato insieme, lasciando un segno che ancora oggi ogni tifoso del Cagliari riconosce come parte della propria identità.