Un mirto con... Roberto Sorrentino: "Dopo lo splendido campionato dell'anno scorso il Cagliari è chiamato a riconfermarsi. Ma finora sono arrivati quasi solo giovani talenti: in serie A serve anche esperienza, soprattutto in attacco"
L’ex portiere rossoblù Roberto Sorrentino, interpellato da Tuttocagliari.net, esprime il suo parere sul Cagliari che piano piano sta nascendo nel corso di questa sessione di calciomercato, rimarcando la necessità di ingaggiare il prima possibile “un terminale offensivo smaliziato ed efficace, che in serie A rappresenta un valore aggiunto imprescindibile”.
Roberto, che idea si è fatto delle mosse fin qui effettuate dai dirigenti cagliaritani per rinforzare l’organico rossoblù?
“Per prima cosa faccio presente che la cessione di Gianluca Gaetano dal punto di vista economico è stata un’operazione importante e indubbiamente fruttifera. Però il centrocampista napoletano costituiva un punto di riferimento fondamentale per mister Pisacane. Probabilmente il Cagliari non poteva proprio rinunciare ai quattordici milioni offerti dall’Atalanta. Di sicuro con gli arrivi dei quattro centrocampisti Akarakiri, Fazzini, Winks e Romano il DS Accardi ha significativamente ringiovanito la rosa. Detto questo, stiamo parlando di giocatori che devono ancora dimostrare il proprio valore. Dopo lo splendido campionato disputato l’anno scorso sotto la guida sapiente di Pisacane i sardi saranno chiamati a riconfermarsi. Mi dispiace molto che non vestirà più la maglia rossoblù il ‘Gallo’ Andrea Belotti… Secondo me in qualche modo, magari trovando una formula contrattuale ad hoc - ad esempio a gettone, ossia basata sul numero di presenze e di reti segnate - si sarebbe potuto trattenere Belotti a Cagliari almeno per un altro anno.”
Di conseguenza la principale priorità di Accardi è adesso quella di trovare un centravanti nuovo di zecca.
“Esatto. Anche perché finora sono stati presi quasi solo giovani talenti in erba. E nei ruoli-chiave di una squadra di calcio, soprattutto a questi livelli, ci vuole anche un po’ di esperienza. È proprio il caso dell’attacco, e soprattutto del centravanti. In serie A se non hai il terminale offensivo fai molta fatica. Va bene palleggiare e arrivare in porta col fraseggio, come va tanto di moda oggi sulla scorta del modello spagnolo, ma se ti manca proprio il finalizzatore sei come una matita spuntata. Tra l’altro le squadre avversarie, sapendo che non hai una vera e propria punta d’area di rigore, quando ti affrontano prendono coraggio e ti attaccano più facilmente…”
