Mondiali, Wonderwall l'ultima hit. Un secolo di pop nelle curve inglesi

Mondiali, Wonderwall l'ultima hit. Un secolo di pop nelle curve inglesi
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Ieri alle 23:10Altre notizie
di Vittorio Arba
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(di Federico Cristiani) (ANSA) - ROMA, 04 LUG - L'energia contagiosa di Jude Bellingham, l'occhiolino di Declan Rice mentre lo sguardo gli brilla, l'intima compostezza di capitan Harry Kane. Tre istantanee di un rito collettivo in musica, consolidatosi partita dopo partita in questi Mondiali: l'Inghilterra tutta abbracciata che si guarda negli occhi - la squadra in campo e davanti a lei un meraviglioso muro di tifosi sugli spalti - e che canta all'unisono Wonderwall. Già inno plurigenerazionale, il capolavoro senza tempo degli Oasis ha trovato un'altra vita ancora negli stadi americani, nel tentativo di esorcizzare una maledizione sessantennale e di diventare, forse, 'the one that saves me'. In questo caso, la salvezza di una nazionale che dal 1966 non vince la coppa del Mondo e che non ne può più di aspettare. I versi dei fratelli Gallagher, però, sono un elemento tutt'altro che nuovo nella relazione che lega il calcio inglese alla musica da oltre un secolo. Un rapporto che ha del religioso, in cui le parole cantate dai tifosi trascendono il rettangolo di gioco e parlano di cammini e di tempeste, di fallimenti e di speranze. Di vita, insomma, a tutto tondo. È così almeno dagli anni '20, quando alla periferia est di Londra una canzone arrivata dall'altra parte dell'Atlantico e resa celebre anche Oltremanica dalle cover - un filo rosso di questa storia - inizia a essere cantata prima delle partite della squadra locale, dopo essere stata sdoganata nella scuola del quartiere. La squadra è il West Ham, le note quelle di I'm forever blowing bubbles: un testo breve, semplicissimo, in cui attraverso la metafora delle bolle di sapone - che volano fino a toccare il cielo per poi, inevitabilmente, cadere (proprio 'come i miei sogni') - si esorta a continuare a soffiare e a fabbricarne sempre di nuovi, qualunque sia il risultato. Quarant'anni dopo iniziano gli anni '60 e sulle sponde del Merseyside nasce una nuova capitale culturale. I giovani di Liverpool sfruttano l'arrivo nel porto cittadino dei dischi provenienti dagli Stati Uniti per ampliare il loro repertorio, mentre ad Anfield prima delle partite l'altoparlante passa i pezzi attualmente in top ten delle classifiche, ma le preferite dalla curva si cantano anche a partita in corso. Tra queste c'è il primo grande successo di una band locale, i Beatles; in rete si trovano ancora i video.

Una fiumana di gente impensabile intona nella Kop 'She loves you', tra dondolìi gioiosi e movimenti che oggi farebbero rabbrividire ogni responsabile della sicurezza. Ma c'è una cover di un successo a stelle e strisce su cui i tifosi Reds si impuntano: non appena esce dalla top ten piantano una grana, perché quelle parole sono entrate nel loro cuore. Interprete il gruppo locale Gerry and the Pacemakers, il pezzo è 'You'll never walk alone'. Una canzone universale che può accompagnare ogni momento della vita, ricordando che alla fine di ogni tempesta c'è un cielo dorato, che bisogna andare avanti perché, finché c'è speranza, non si cammina mai soli. Una canzone diventata inno non solo del Liverpool ma di vari club in giro per il mondo, e ormai simbolo del calcio. Negli anni sono state tante le tradizioni a consolidarsi, poi, nelle singole squadre, o i versi reinterpretati che hanno dato vita a nuovi cori - 'Giggs, Giggs will tear you apart', cantavano i tifosi dello United agli avversari distorcendo le immortali parole del loro concittadino, Ian Curtis, per cui però era l'amore, non il mancino gallese, a distruggerti. Wonderwall è l'ultima tappa di questo intreccio secolare, che col tempo ha modificato un po' le sue usanze. A sceglierla per la playlist alla fine delle partite è stata la federazione inglese, puntando su un successo già planetario da decenni: una scelta calata dall'alto più che nata dal basso, forse un segno dei tempi. Ma anche se gli hooligans non ci sono più, la magia scaturita dal connubio tra calcio e musica resta la stessa. Un elemento di unione come nessuno grazie al quale un'intera nazione sogna di spezzare un incantesimo, riportando 'a casa' quella coppa trasformatasi negli anni in un incubo. (ANSA).