Zambrotta ricorda il Mondiale 2006: "Essere campioni del Mondo non è da tutti"
A vent’anni dal trionfo dell’Italia ai Mondiali del 2006, Gianluca Zambrotta è tornato a ricordare quella straordinaria cavalcata ai microfoni di Sky Sport. L’ex difensore azzurro ha ripercorso le emozioni vissute in Germania, soffermandosi anche sulle difficoltà che oggi incontra la Nazionale a causa del ridotto impiego dei calciatori italiani nei principali club di Serie A.
“Un'emozione incredibile e un percorso straordinario, in un momento difficile per il calcio italiano. Partivamo un po' in salita ma abbiamo trovato equilibrio e serenità nello spogliatoio, grazie a un grande condottiero come Lippi e al suo staff, provando a creare sintonia tra noi. L'obiettivo era di giocarsi la finale e per noi è stata una gioia indescrivibile. Ancora oggi c'è gente che mi e ci ringrazia per strada. Essere campioni del Mondo non è da tutti”.
Zambrotta ha poi ricordato il gol realizzato contro l’Ucraina nei quarti di finale e il difficile avvio della propria competizione: “Per me il Mondiale è iniziato in salita, ho saltato il Ghana all'esordio per un infortunio a Coverciano. Volevo essere disponibile ogni giorno e ci sono riuscito, rientrando per la seconda partita contro gli Stati Uniti. Dalla terza del girone poi abbiamo giocato in pianta stabile io a destra e Grosso a sinistra”.
L’ex difensore ha quindi analizzato uno dei principali problemi del calcio italiano attuale, sottolineando la scarsa presenza di giocatori azzurri nelle grandi squadre di Serie A: “Questo è il problema che c'è a oggi. Quelle squadre che occupano le prime posizioni hanno pochissimi italiani, che giochino poi titolari. Faccio l'esempio del Milan, che non ha neanche un giocatore nella nostra Nazionale. E questo è un problema, perché squadre come loro, la Juventus, l'Inter, il Napoli e la Roma, devono dare i giocatori alla Nazionale ma questo oggi non esiste. Una piccola parte di questo problema è stata risolta con le seconde squadre delle big”.
Infine, Zambrotta è tornato sull’importanza del gruppo e degli automatismi già presenti tra i protagonisti del trionfo del 2006: “La situazione era particolare. Ci è tutto servito, anche avere giocatori nel pieno della migliore età e che giocavano assieme nelle migliori squadre italiane. Ci conoscevamo tutti e questo ha agevolato molto il lavoro di mister Lippi: con gli automatismi che già c'erano, è stato molto più facile. E poi i grandi uomini, come quelli del 1982, ancora prima che i grandi giocatori”.
