Giacomo Calò, dal paragone con Pirlo alla consacrazione con il Frosinone
Da ragazzo era considerato un talento, tanto da essere accostato al nome di Andrea Pirlo per la sua visione di gioco e la qualità nei calci piazzati. Oggi Giacomo Calò si è ritagliato un ruolo da protagonista con il Frosinone, dopo un percorso lungo e articolato tra diverse categorie. Il Giornale, con un approfondimento firmato da Vittorio Macioce, ripercorre la storia del centrocampista, che ha dovuto aspettare a lungo prima di trovare la propria dimensione nel calcio ad alti livelli.
Dagli inizi alla lunga gavetta
La sua carriera era iniziata sotto buoni auspici. Originario di Trieste, dopo il fallimento della Triestina Calò era finito sui taccuini di società importanti come Juventus, Atalanta, Fiorentina e Udinese, prima di scegliere la Sampdoria. Le aspettative iniziali, però, non si sono tradotte in una rapida affermazione tra i grandi. Dopo le prime esperienze, il centrocampista ha dovuto ripartire dalla gavetta, passando in prestito prima al Pontedera e poi alla Juve Stabia. Proprio a Castellammare di Stabia è arrivato un momento significativo, in cui il direttore sportivo Ciro Polito gli ha dato grande fiducia consentendogli di esplodere e conquistare la promozione in Serie B. Da lì il suo cartellino è stato acquistato dal Genoa, ma Calò non ha mai trovato spazio nel progetto rossoblù, venendo continuamente ceduto in prestito per poi proseguire la sua carriera tra Pordenone, Benevento e infine Cosenza.
La consacrazione con il Frosinone
La svolta definitiva è arrivata con il passaggio al Frosinone, dove Calò ha trovato continuità e centralità nel progetto tecnico, diventando uno dei principali punti di riferimento della squadra. Un percorso che racconta la tenacia di un calciatore che, dopo essere stato considerato una giovane promessa, ha dovuto attendere e attraversare numerose tappe in provincia prima di affermarsi definitivamente.
