Agazzi: "Cagliari, ti devo tanto: andai via per mettermi alla prova. A Cellino dissi..."
Intervenuto ai microfoni del podcast The Table Football, Michael Agazzi ha ripercorso l'avventura con la maglia del Cagliari, durata dal 2010 al 2014. Di seguito le parole dell'ex portiere rossoblù, sintetizzate da TuttoCagliari.net: "Cagliari è stata un’esperienza molto importante per me. I sardi sono molto simili ai bergamaschi per mentalità e carattere, e lì mi sono trovato davvero bene. Devo tanto a quella piazza. A un certo punto, però, per come sono fatto io, ho sentito il bisogno di provare qualcosa di diverso. Cagliari è un’isola e volevo capire se ero in grado di giocare a un livello più alto. Per questo ho deciso di non rinnovare il contratto. Il direttore sportivo Nicola Salerno mi disse che dovevamo parlare di rinnovo. Gli risposi chiaramente: “No, direttore, non rinnovo”. Lui insistette e organizzò un incontro con il presidente Massimo Cellino. Cellino è un genio, un uomo di un’intelligenza unica. Tutte le volte che ero entrato nel suo ufficio convinto di una cosa, ne ero uscito ringraziandolo. Quella volta però gli parlai con assoluta sincerità: “Presidente, questa volta no. La ringrazierò finché campo: mi ha preso dalla Serie B, mi ha fatto giocare, mi ha difeso quando le cose andavano male e mi ha dato la possibilità di essere me stesso. Le devo tanto, ma non rinnovo”. Lui mi guardò e rispose: “Va bene Michael, anche se non rinnovi, quest’anno sarai comunque il portiere titolare del Cagliari”. Ci stringemmo la mano e uscii ringraziandolo. Successivamente arrivò un’offerta importante da una grande squadra, che però Cellino non accettò. Io lì persi la testa. Le mie prestazioni calarono, non volevo rinnovare e a un certo punto lui mi mise fuori rosa. Negli ultimi giorni di mercato arrivò la richiesta del Chievo. Cellino non voleva lasciarmi andare. A quel punto persi definitivamente la pazienza e gli dissi: “Presidente, mi ha rotto i coglioni. Mi sta rovinando la vita. Ho detto che non rinnovo e non ha neanche il coraggio di mandarmi al Chievo”. Poco dopo il direttore mi chiamò dicendomi di fare le valigie: potevo andare via. In quel momento Cellino mi bonificò tutti gli stipendi arretrati che mi doveva. Una cosa più unica che rara. Arrivai al Chievo, che all’epoca era probabilmente la squadra più debole in cui avessi mai giocato. I ragazzi erano matti, ma avevano bisogno di me. Fu una delle esperienze più belle della mia carriera. Dopo cinque mesi difficili in una squadra data per spacciata, ci salvammo… e lo facemmo proprio vincendo a Cagliari. Un cerchio che si chiuse in modo perfetto".
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