Cagliari, giallo infortuni: si fa largo un sospetto e forse un "colpevole". Pisacane (per ora) più forte della sfortuna, ma quanto può resistere?

Cagliari, giallo infortuni: si fa largo un sospetto e forse un "colpevole". Pisacane (per ora) più forte della sfortuna, ma quanto può resistere?
Oggi alle 11:00Il punto
di Sergio Demuru
Sergio Demuru - Corrispondente da Cagliari di Tuttosport dal 2007, al seguito del Cagliari Calcio dal 1997 avendo collaborato con altre testate quali Il Giornale di Sardegna e Sardegna 24.

di Sergio Demuru

Non si può definire metaforicamente sfortuna, perché ridurrebbe tutto ad una questione di cabala. Semmai trattasi di una prova di resistenza titanica. Il Cagliari Calcio versione 2025/‘26, condotto con coraggio e cuore da Fabio Pisacane, sta portando avanti un campionato che ha delle anomalie evidenti, non tanto per la classifica (comunque in linea con gli obiettivi di inizio stagione), ma per le condizioni estreme in cui il mister e lo staff stanno operando sin dal ritiro estivo.

Al Centro Sportivo di Assemini ormai non si contano più solamente i carichi di lavoro, ma le bende e le risonanze magnetiche. Da settembre è una lotta senza quartiere con un bollettino medico da guerra, laddove i rossoblù hanno perso 7-8 titolari spesso in rapida successione. Una serie di episodi che non sono affatto una scusante per il momento poco felice in classifica, ma una fotografia spietata della realtà. E l'ultima tegola, caduta proprio in questa settimana, fa malissimo al cuore e allo spogliatoio: si è fermato di nuovo lui, il capitano, l'uomo della provvidenza, Leonardo Pavoletti.

L’infortunio occorso al giocatore è solo l’ultimo capitolo di un’Odissea infinita. L'attaccante livornese, ormai sardo d'adozione e anima pulsante del gruppo, si è dovuto arrendere nuovamente ai guai fisici. In una stagione in cui la sua gestione centellinata doveva servire a spaccare le partite nei secondi tempi. Perderlo anche solo per qualche settimana significa togliere a Pisacane non solo un'alternativa tattica unica sulle palle alte, ma il vero leader emotivo sul rettangolo verde. I dettagli strumentali hanno evidenziato l’entità dell’infortunio che è circoscritto ad un affaticamento del ginocchio e dunque le premesse non vanno in direzione positiva. Pavoletti si unisce a una lista di degenti che quest'anno ha visto sfilare, a rotazione o per lunghi periodi, mezza squadra titolare.

Andiamo a ritroso. La stagione dei rossoblù è stata un continuo gioco a incastri per colpa dei taccuini dei medici sociali stracolmi di nomi illustri. Ricordiamo il calvario di Andrea Belotti e Mattia Felici, la cui stagione è stata compromessa prestissimo, privando la squadra di due frecce fondamentali in fase offensiva. Poi i problemi difensivi, con le colonne arretrate costrette a marcare visita nei momenti cruciali della stagione, costringendo il tecnico a inventarsi difese inedite. Centrocampisti di rottura, esterni e bomber di razza: nessuno è stato risparmiato. Eppure, in questo scenario che avrebbe affondato chiunque, sta emergendo il carattere di Fabio Pisacane.

Lo spessore di un allenatore si vede quando le cose vanno male. Ed è qui che l'ex difensore rossoblù sta costruendo il suo capolavoro di gestione. Invece di piangere sul latte versato e sugli infortuni a catena, Pisacane ha forgiato un gruppo granitico. Chi scende in campo prova a dareil 110%. Non sempre riesce, ma ci si prova. Ragazzi catapultati in prima squadra che giocano con la personalità di veterani, gregari che diventano improvvisamente insostituibili.

Ma quanto può durare questa resistenza? Il corpo umano ha dei limiti e la Serie A non aspetta nessuno. Con la volata finale del campionato alle porte, l'auspicio è che la dea bendata decida finalmente di togliere la maschera e guardare altrove. Perché questo Cagliari, questo allenatore e questo pubblico meritano di giocarsi le proprie carte ad armi pari. E non dentro una corsia d'ospedale.

C’è però un sospetto che serpeggia tra i corridoi della “Unipol Domus” e che agita i sonni dei tifosi: è possibile che la causa di questa ecatombe non sia solo la sfortuna? Sotto la lente d’ingrandimento finisce il quartier generale di Assemini.

Gran parte degli allenamenti della truppa di Pisacane si svolge infatti sui terreni sintetici del Centro Sportivo. Se da un lato il sintetico garantisce regolarità di rimbalzo e tenuta con ogni meteo, dall’altro è noto per essere una superficie "traditrice" per le articolazioni e i tendini. La minor capacità elastica del terreno rispetto all'erba naturale scarica vibrazioni e sollecitazioni anomale su ginocchia e caviglie. Il sospetto che i crociati di Belotti e Felici, o i continui fastidi muscolari di Borrelli, possano essere figli di una sollecitazione eccessiva su un fondo troppo duro, comincia a diventare più di una semplice ipotesi da bar. Pisacane si troverebbe a gestire una Ferrari che corre su una pista non idonea.

Se il trend non dovesse invertirsi, la società dovrà seriamente interrogarsi se sia il caso di rivedere i carichi di lavoro o, più drasticamente, la manutenzione dei manti erbosi ad Assemini. In una stagione dove ogni dettaglio pesa come un macigno, il terreno di gioco rischia di essere il dodicesimo uomo, ma a favore degli avversari.