Cacciatore ricorda l’Olbia e la Sardegna: "A 18 anni ero solo e lontano da casa, ma ho tenuto duro"

Cacciatore ricorda l’Olbia e la Sardegna: "A 18 anni ero solo e lontano da casa, ma ho tenuto duro"TUTTOmercatoWEB.com
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
Oggi alle 14:45Ex rossoblù
di Vittorio Arba
L’ex difensore di Olbia e Cagliari Fabrizio Cacciatore ripercorre la sua carriera: dagli inizi tra Juventus e Torino alle difficoltà dopo il ritiro

Fabrizio Cacciatore, ex difensore e oggi allenatore, ha raccontato senza filtri il proprio percorso in una lunga intervista concessa a Fanpage. Nel corso della sua carriera ha vestito, tra le altre, le maglie di Sampdoria, Chievo, Cagliari e Crotone, ma uno dei passaggi più importanti della sua crescita è stato quello vissuto in Sardegna con l’Olbia. Dagli inizi nel settore giovanile alle difficoltà incontrate dopo l’addio al calcio giocato, Cacciatore ha ripercorso le tappe principali della propria esperienza, soffermandosi anche sul futuro da allenatore e sui tecnici che hanno maggiormente influenzato la sua carriera.

Gli inizi tra Juventus, Torino e Pro Vercelli

Cacciatore ha raccontato un percorso costruito passo dopo passo, iniziato nei settori giovanili di Juventus e Torino prima della scelta di trasferirsi alla Pro Vercelli: “Il mio è stato un percorso fatto di piccole conquiste. Ho iniziato nella giovanili della Juve, poi mio papà mi ha portato al Toro, ma ero piccolino, faticavo a crescere. Quindi il Torino mi aveva proposto un altro anno nella seconda squadra dei Giovanissimi, ma io volevo potermela giocare alla pari. C’era l’opportunità di andare alla Pro Vercelli: certo, era un rischio, ma me lo sono assunto, perché il mio unico obiettivo era quello di restare tra i professionisti, e così è stato”.

L’esperienza all’Olbia e la nostalgia della famiglia

Il passaggio all’Olbia rappresentò per Cacciatore una delle prime vere prove lontano da casa. Un’esperienza importante dal punto di vista calcistico, ma anche umano: “Quando ho finito le giovanili, che mi sono ritrovato ad Olbia, non è stato facile. Un posto meraviglioso, intendiamoci, ma a 18 anni, solo e lontano da casa, a volte la nostalgia può prendere il sopravvento. E quando sei ad Olbia, non è che dici ‘Aspetta un attimo, torno a casa’, ma ho tenuto duro, sapevo di poter dire la mia e, alla fine, la mia occasione è arrivata”. La Sardegna fu anche il luogo dei primi sacrifici economici. Il suo primo stipendio da professionista non era infatti sufficiente neppure a coprire con facilità i costi dei viaggi per raggiungere la famiglia: “Ho sempre dovuto lottare per salire di categoria e, poi, stare sulla corda per non retrocedere. E, comunque, il mio primo stipendio da calciatore era di 800 euro, non è che potessi fare granché. Non mi bastavano nemmeno per i voli per tornare a casa dalla Sardegna a trovare i miei”.

Le manette contro la Juventus: “Col senno di poi non lo rifarei”

Tra gli episodi più ricordati della sua carriera c’è il gesto delle manette durante una partita contro la Juventus. A distanza di anni, Cacciatore ha ammesso che non lo ripeterebbe: “Col senno di poi ti dico che non lo rifarei, ma l’adrenalina delle partite ogni tanto ti porta a fare cose stupide. Mi sono scusato, ma non è bastato. Maresca se l’è legata al dito. La prima volta che l’ho incontrato dopo quell’episodio, è andato dal dirigente e gli ha detto: ‘Cacciatore gioca? Perché al primo fallo lo ammonisco’. Io, però, ero tranquillo perché rientravo da un infortunio ed ero in panchina”.

La nuova carriera da allenatore

Dopo il ritiro, Cacciatore ha intrapreso il percorso da tecnico, affrontando anche due esoneri arrivati nonostante la squadra occupasse il secondo posto: “Alla fine sono stato esonerato due volte, da secondo in classifica e senza aver capito bene il motivo. Ma anche questo è il calcio. Secondo me abbiamo espresso un buon calcio e spero di riuscire a trovare presto un’altra occasione per dimostrarlo”.

Maran, Conte e Mihajlovic i suoi principali maestri

Nel corso della carriera Cacciatore ha lavorato con diversi allenatori di alto livello. Tra questi ha citato in particolare Rolando Maran, con il quale ha condiviso anche l’esperienza al Cagliari, oltre ad Antonio Conte e Sinisa Mihajlovic: “Sembra una frase fatta, ma in effetti è così: ho cercato di prendere qualcosa da ognuno, anche se inevitabilmente avendo trascorso gran parte della carriera con Maran, è da lui che ho inevitabilmente assorbito di più. Tuttavia, ho avuto grandi maestri come Conte e Mihajlovic, che sono stati davvero fondamentali. Ricordo i discorsi motivazionali di Sinisa, mi vengono ancora i brividi. Ti metteva in cerchio o ti riuniva nello spogliatoio e, finito quel discorso, eri pronto per spaccare il mondo. Conte, invece, lo sento ancora nelle orecchie, quando giocavi vicino alla panchina eri rovinato”.

Il difficile finale di carriera

L’ex difensore ha infine raccontato uno dei periodi più complicati della propria vita professionale. Dopo aver rinunciato a un contratto triennale, si ritrovò senza squadra e alle prese con alcune voci sulle proprie condizioni fisiche: “Avevo rinunciato ad un triennale per aiutarlo e, poi, quando è stato il momento, lui ha detto al direttore sportivo di non rinnovarmi il contratto e mi sono trovato senza squadra. È stato l’inizio della mia disavventura. Da lì devo aver pestato qualche piede importante, perché qualcuno ha messo in giro voci false sul fatto che non fossi a posto fisicamente. Si diceva che fossi sempre rotto e non sono più riuscito a venirne fuori. Ho provato anche a fare un post sui social per smentire, ma niente da fare, ormai le voci erano in giro. Non so bene chi ce l’avesse con me, ma qualcosa è successo”.