Langella: "Quando lessi Zola al Cagliari sul televideo pensai fosse uno scherzo. Era un idolo assoluto"
L'ex attaccante del Cagliari, Antonio Langella, intervenuto ai microfoni di "Facci un giro!", podcast condotto da Giampaolo Gaias, ha ricordato l'arrivo in rossoblù di Gianfranco Zola nell'estate 2003 e l'esperienza come compagno di squadra di "Magic Box". Di seguito le sue parole, sintetizzate da TuttoCagliari.net: "L’arrivo di Gianfranco Zola a Cagliari fu qualcosa di irreale. All’epoca non c’era internet come oggi, si leggeva tutto sul televideo e quando vidi la notizia pensai davvero a uno scherzo. Per me Zola era un idolo assoluto, uno di quei giocatori che sembravano appartenere a un’altra dimensione: sapere che stava per arrivare nella squadra del cuore era difficile da accettare persino per noi che eravamo nello spogliatoio. Non era un calciatore a fine carriera che tornava per chiudere il cerchio: stava ancora benissimo fisicamente, veniva da anni straordinari al Chelsea e avrebbe potuto continuare tranquillamente lì. Quando arrivò, ce ne rendemmo conto subito: nei test fisici fu uno dei migliori, era asciutto, integro, viveva da atleta vero. Da quel momento cambiò tutto. Per noi attaccanti giocare con lui era il massimo: sapevi che, appena prendeva palla, dovevi solo correre perché il pallone sarebbe arrivato. Io, Suazo ed Esposito partivamo in profondità senza nemmeno guardarci, perché Gianfranco aveva sempre la scelta giusta.
Aveva un’intelligenza calcistica superiore, vedeva spazi che gli altri non vedevano e faceva sembrare tutto semplice.
Quelle stagioni furono speciali proprio per questo: non solo per i risultati, ma per il modo in cui si giocava. Eravamo un attacco completo, con caratteristiche diverse ma perfettamente incastrate, e Zola era la chiave di tutto. In casa bastava che toccasse palla per far alzare lo stadio, la gente sapeva che stava per succedere qualcosa. Era una sensazione continua di pericolosità, per noi e per chi ci affrontava.
Vincere la Serie B e poi affrontare la Serie A con Zola in campo fu un privilegio enorme. Quegli anni restano il punto più alto della mia carriera: giocare e crescere accanto a un campione così, dentro e fuori dal campo, è qualcosa che ti rimane per sempre. Zola non è stato solo un fuoriclasse, ma la ciliegina sulla torta di una squadra che aveva già qualità e che con lui è diventata davvero speciale".