Pedullà: "Allegri ha fatto in sei-sette mesi al Milan quanto avrebbe dovuto fare alla Juve in tre anni. La differenza sul mercato..."

Pedullà: "Allegri ha fatto in sei-sette mesi al Milan quanto avrebbe dovuto fare alla Juve in tre anni. La differenza sul mercato..."TUTTOmercatoWEB.com
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Oggi alle 10:45Ex rossoblù
di Redazione TuttoCagliari

Il giornalista di Sportitalia, Alfredo Pedullà, ha parlato di Massimiliano Allegri nel suo editoriale per Sportitalia.com: "Max Allegri ha fatto in sei-sette mesi al Milan quanto avrebbe dovuto fare alla Juve in tre anni.

Lo dovrebbero sapere i suoi più grandi estimatori, quelli che ne esaltano le gesta a prescindere. Parto da una premessa: sono d’accordo sul fatto che non dovrebbe più esistere la differenza tra giochisti e risultatisti, la cosa più importante è portare a casa la pagnotta (leggi i risultati) perché tutto il resto conta meno di zero. Oltretutto, siamo l’ultimo Paese al mondo a poter parlare di “spettacolo che ti porta alla vittoria”: il livello è basso, siamo lenti e quasi pachidermici quando dobbiamo impostare in velocità un’azione da gol, figuriamoci tutto il resto.

Quindi Allegri sta andando fino in fondo, restituendo al Milan la dignità che aveva perso tra stagioni anonime e mancata partecipazione alla Champions. Già, la Champions da sempre casa del Milan e all’improvviso diventata chimera. Basta questo, la possibilità di poter ascoltare la musichetta, per dare un senso a questa stagione.

Il resto lo vedremo, l’Inter dovrebbe suicidarsi e fare un regalo scaraventando lo Scudetto nella pattumiera. Sinceramente non credo che accadrà, ma è giusto vivere le ultime 10 giornate con un minimo di pathos se davvero lo vogliamo chiamare così.

L’Allegri della Juve aveva più potere, incideva – non poco – nelle decisioni di mercato. Aveva chiesto di aspettare Di Maria per settimane e settimane, lo hanno accontentato. Aveva detto che sarebbe stato giusto spendere una quarantina di milioni per Locatelli e anche in questo caso glielo hanno infiocchettato senza pensarci un minuto. Aveva dato il via libera al ritorno di Pogba e nessuno si era permesso di disquisire, evidentemente non è stato un grande successo (e neanche piccolo).

Potrei continuare perché il mercato della Juve lo ha indirizzato Max senza troppi giri di parole. E poi ha sentito la pressione, la tensione, le situazioni societarie che lo hanno portato a fare qualcosa di diverso piuttosto che l’allenatore e stop. Dalla Champions, dopo un vergognoso girone, era uscito ancor prima che scoppiasse il bubbone. Ma di sicuro le aspettative erano diverse, altrimenti non gli avrebbero dato 9 milioni a stagione – bonus compresi – per un semplice piazzamento tra le prime quattro.

Ritrovato il Milan, Max ha avuto l’umiltà di ripartire da zero, senza particolari richieste e accettando la politica societaria (Furlani un uomo solo al comando, il primo e l’ultimo a mettere bocca su qualsiasi decisione). Se dovessero chiedermi “ma su quale operazione di mercato Allegri è stato decisivo?”, non avrei dubbi a rispondere Rabiot. Ricordate quella notte d’estate dello scorso agosto con sconfitta inaspettata all’esordio del Milan in campionato contro la Cremonese? Il giorno dopo Allegri si presenta in sede e dice, senza giri di parole, che Rabiot sarebbe stato un passaggio decisivo per migliorare le cose. Glielo prendono, forse perché terrorizzati da quell’impatto traumatico. Ma da quel momento Allegri non incide più nelle strategie, anche se sul campo le cose vanno benissimo e i 60 punti conquistati ne sono la più fedele testimonianza.

Su Mateta e André nulla sapeva, ha appreso da qualche giornalista e di sicuro non si è strappato le vesti per il non felice esito delle trattative. Parto dal presupposto che un allenatore non possa fare nome e cognome dei nuovi acquisti con la pretesa che arrivino esattamente quelli. Ma nello stesso tempo non è corretto che sia l’ultimo o il penultimo della compagnia a sapere, tenendo conto che lo stesso Tare spesso non è informato sui fatti che stanno accadendo a casa Furlani e dintorni.

Esempio: a gennaio Allegri aveva chiesto con forza un altro difensore centrale in modo da organizzare meglio le rotazioni in caso di necessità. Nisba. Per un Milan più competitivo in futuro ci vorrebbe un’incontestabile unità di intenti, il modo migliore per festeggiare i 60 punti sul campo alla giornata numero 28 dopo una stagione di vuoto pneumatico".