Pavoletti: "Ho finito la carriera da calciatore del Cagliari, ma a gennaio potrei togliermi un ultimo sfizio"

Pavoletti: "Ho finito la carriera da calciatore del Cagliari, ma a gennaio potrei togliermi un ultimo sfizio"TUTTOmercatoWEB.com
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Ieri alle 22:30Ex rossoblù
di Vittorio Arba
Pavoletti racconta la nuova vita dopo il Cagliari, apre a un possibile ritorno in campo, sceglie la sua formazione ideale e ricorda lo storico gol di Bari.

Leonardo Pavoletti, ex capitano del Cagliari, è stato ospite di Di Tutto un pod’cast, podcast di Galleria Progetti condotto da Cristian Basciu, noto come Kry Fisso Ridendo. L’ex attaccante rossoblù ha raccontato la nuova vita lontano dal ritiro, ripercorrendo la propria carriera e alcuni dei momenti più significativi dei nove anni trascorsi in Sardegna. Di seguito le sue parole, sintetizzate da TuttoCagliari.net: "Sto bene, è un bel periodo e inizio a godermela. È una nuova vita che mi piace. Comincio a capire che non sono in ritiro con la squadra e che non devo fare gli allenamenti. Ci sono nuovi orizzonti, nuovi obiettivi e tanta energia: tutto ciò che è nuovo mi ha sempre dato voglia di scoprire come sarebbe Pavoletti in una situazione differente”.

Uno spiraglio per tornare a giocare

Pavoletti ha spiegato di aver concluso la propria esperienza da calciatore del Cagliari, senza però escludere completamente la possibilità di rimettersi in gioco qualora le condizioni del ginocchio migliorassero: “Ho finito la carriera da calciatore del Cagliari. Chiaramente mi lascio sempre quello spiraglietto per capire come starà il ginocchio, perché al momento non sto ancora bene. Magari a gennaio: per alcune cose sento di aver dato tutto, ma un mezzo sfizio me lo vorrei ancora togliere. Con tutte le persone con le quali sto parlando per il futuro devo essere chiaro prima con me stesso e poi con loro. Prima di dare una parola devo capire come sto. Se dico che vengo, significa che posso garantire un Pavoletti non come quello di qualche anno fa, ma comunque uno sul quale si può fare affidamento. Altrimenti resto a casa e faccio altro”.

L’ex capitano ha intanto confermato la volontà di continuare a vivere a Cagliari insieme alla propria famiglia: “Mia moglie non si sente sarda come me, ma si sente privilegiata a vivere in un posto del genere. Conosce il valore e la bellezza di questa terra: viviamo Cagliari molto serenamente”.

La formazione ideale dei suoi nove anni rossoblù

Nel corso della chiacchierata, Pavoletti ha provato a comporre una formazione ideale scegliendo tra i calciatori incontrati durante la propria esperienza al Cagliari. In porta ha indicato Guglielmo Vicario: “Per quello che sta facendo adesso, secondo me Vicario è stato il più forte. Paradossalmente con noi ha giocato soltanto tre o quattro partite, ma guardando quello che ha fatto successivamente scelgo lui”.

Tra i nomi citati figurano anche Dario Srna, Luca Ceppitelli, Yerry Mina, Fabio Pisacane, Simone Padoin, Luca Cigarini, Nicolò Barella e Radja Nainggolan.

In attacco Pavoletti ha inserito Marco Palestra, immaginando per lui un’importante evoluzione offensiva: “Mi ricordo che a Lecce giocava terzino e dissi che, secondo me, avrebbe potuto fare la fine di Gareth Bale: partire da terzino e poi diventare un attaccante con il passare degli anni e una maggiore consapevolezza”.

Al centro ha invece scelto Joao Pedro, definendolo un valore aggiunto dopo la trasformazione da mezzala e trequartista a prima punta. L’altro nome indicato è stato quello di Marco Mancosu: “Marco è un giocatore pazzesco, che secondo me non ha raccolto dal calcio tutto quello che avrebbe meritato. Purtroppo a Cagliari lo abbiamo visto poco”.

Il gol di Bari

Spazio inevitabilmente anche alla rete realizzata al 94’ contro il Bari, decisiva per riportare il Cagliari in Serie A. Pavoletti ha raccontato di essere entrato in campo arrabbiato e ormai quasi rassegnato alla fine del sogno promozione: “Sembrava veramente la fine di un sogno. Quando Ranieri mi chiamò pensai quasi: ‘Cosa mi stai mettendo a fare?’. Poi sono entrato, ho fatto il professionista e ho provato a dare qualche sportellata. Zappa si è inventato quel cross e da un metro e mezzo ho fatto gol”.

L’ex capitano ha ammesso di non essere riuscito a comprendere immediatamente la portata di quanto accaduto: “Mi dispiace soltanto non essermela goduta lì per lì. Quando sono tornato a Cagliari è stato bellissimo: per un mese andavo a letto con il sorriso e mi risvegliavo con il sorriso. Le storie raccontate dalle persone hanno arricchito quel gol e lo hanno fatto diventare gigantesco. È stato bellissimo rientrare a Cagliari e trovare un intero popolo che ci aspettava alle cinque del mattino. Sono giorni che ho impresso nella mente”.

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