Zola al Guerin Sportivo: "Per il Cagliari rifiutai un contratto in Qatar. Ma fu meglio festeggiare la Serie A"
Gianfranco Zola ha ripercorso le tappe più significative della sua straordinaria carriera, dagli esordi in Serie C con la Torres fino al ritorno in Sardegna con la maglia del Cagliari. Nel corso di una lunga intervista rilasciata al Guerin Sportivo, l'ex fantasista rossoblù ha raccontato i sogni coltivati da ragazzo, il rapporto speciale con Diego Armando Maradona, gli anni vissuti tra Napoli, Parma e Chelsea e la scelta di rifiutare un ricco contratto in Qatar pur di vestire nuovamente il rossoblù. Di seguito un estratto delle sue parole.
Che cosa sogna un ragazzo di 23 anni che gioca in Serie C nella Torres?
"Vivevo di calcio, puntavo a crescere sempre, mi focalizzavo su quello che potevo fare, cercando di fare ogni giorno la cosa migliore, perché - come tutti i giovani calciatori - sognavo di trovare posto nel calcio “dei grandi”. Poi, a quel punto, bisogna anche avere fortuna: io l’ho avuta...".
In carriera hai ottenuto grandi risultati, però ti sei dovuto “scontrare” con compagni scomodi, tipo Maradona nel Napoli, Stoichkov nel Parma e Roby Baggio in Nazionale...
"Compagni scomodi? No, sei fuori strada: quei campioni non li ho mai visti come ostacoli, mi erano utili per confrontarmi con me stesso, per migliorare. Diego poi è stato un maestro, diceva che mi dovevo dare da fare perché secondo lui ero il suo “erede”. Aveva un grande cuore, oltre a doti tecniche irripetibili: un talento che avrebbe meritato di più, pur avendo ottenuto risultati eccezionali".
Andiamo per gradi: a Napoli sei “chiuso” da Maradona, poi lo sostituisci...
"L’ho detto: Diego mi ha aiutato tanto, indicava me come suo successore. Sapevo che nessuno poteva riuscire nell’impresa, ma ho dato il massimo. Passaggio non semplice, quindi, però la gente mi voleva bene...".
I tifosi partenopei ti accusarono di “tradimento”, quando passasti al Parma...
"Erano molto legati a me e io a loro, lì per lì pensarono a una fuga. La verità era ben diversa: il club navigava in cattive acque, così oltre a me cedette Ferrara, Fonseca e altri. Chiarì subito che non era stata una mia scelta e tornò il sereno: io amavo (amo) Napoli e Napoli continuò ad amare me".
Al Tardini diventi subito un idolo, poi arriva Ancelotti e tu - a trent’anni - ti trasferisci al Chelsea assieme a un certo Luca Vialli...
"Non è stato semplice, inserirsi in una realtà che funzionava alla grande: il Parma aveva vinto la Coppa delle Coppe, io arrivai per compiere un ulteriore salto di qualità. Quella squadra non prevedeva il fantasista, non giocavamo bene, ma dopo qualche tempo giocai più da attaccante con Asprilla, e le cose migliorarono: ero più vicino alla porta, segnai un sacco di gol toccando il mio record in A. Poi, dopo tre anni e mezzo, capitò l’opportunità di andare al Chelsea. Io ero reduce da un Europeo andato male, accettai questa nuova sfida e la società mi assecondò... Ripartire a 30 anni magari non è semplice, ma è solo una questione di stimoli. È in quei momenti che arrivi ad attingere risorse che non pensavi avere".
Com’era il Vialli allenatore?
"(Ridiamo entrambi, n.d.r.) Passare da compagni ad allenatore e giocatore fa un effetto strano, inutile negarlo. Luca era una persona carismatica, ha ottenuto ottimi risultati e aveva magnifiche idee. Manca a tutti, oggi...".
A Londra diventi “Magic Box”..."
"Gli inglesi apprezzavano la mia imprevedibilità quando avevo la palla. Generalmente quel tipo di calciatore agiva sull’esterno, io da attaccante ero “diverso”, lo hanno percepito e gradito. Poi non nego che dalla “scatola”, a volte, è uscita qualche cavolata, ma l’affetto dei tifosi non è mai venuto meno".
A 37 anni, l’ultimo trasferimento da calciatore: finalmente torni nella tua Sardegna, e stavolta Cagliari ti accoglie a braccia aperte...
"Fu una scelta dolorosa: lasciare la mia “comfort zone” per andare là dove le aspettative erano alte fu un rischio grosso, che comunque affrontai con entusiasmo. La volontà di mettermi in discussione anche se ero sul finire della carriera prevalse: per vestirmi di rossoblù, rifiutai un contratto in Qatar. Rispetto a tanti soldi, fu meglio festeggiare la promozione in Serie A".
