Cagliari, 5 partite per difendere la A. La gara con l'Atalanta è una chiamata alle armi. Il futuro è un rebus tutto da decifrare. Il forte segnale lanciato da Giulini
Lo 0-3 rimediato in casa dell'Inter capolista è un risultato che fa male al tabellino, ma non deve intaccare il morale. Inutile girarci intorno esternando facili illusioni. Era risaputo che a San Siro sarebbe servita un'impresa titanica che non è arrivata. Archiviata la pratica nerazzurra, per il Cagliari di Pisacane si apre ufficialmente una fase cruciale: cinque partite per difendere la Serie A, con un futuro che resta un rebus tutto da decifrare. Ora è necessario fare una seria disamina della situazione, cercare di cementare il gruppo senza per questo scendere a compromessi. Il cammino che attende i rossoblù nelle prossime settimane somiglia ad un campo minato.
La prossima sfida alla “Unipol Domus” contro l’Atalanta non è più solo una partita di calcio, è una chiamata alle armi per tutto il contesto rossoblù che ha a cuore le sorti del campionato. Gli orobici sono una formazione con caratteristiche di prima fascia, ma in Sardegna il Cagliari deve ritrovare quel "fortino" che è mancato nelle ultime uscite, eccezion fatta per la gara vinta con la Cremonese. Dopo la Dea, la trasferta di Bologna rappresenta un altro ostacolo altissimo. La squadra di Vincenzo Italiano, appena uscita dall’Europa League per mano dell’Aston Villa, gioca a memoria e non fa sconti. Uscire da questo mini-ciclo con almeno un paio di punti sarebbe ossigeno puro, prima di tuffarsi negli scontri che decideranno davvero la stagione.
Con il Cagliari fermo a quota 33 punti, in pratica uno a partita, l'occhio cade inevitabilmente sulla zona retrocessione. Il vantaggio su Lecce e Cremonese è ancora un tesoretto prezioso (6 punti). Sperare nelle disgrazie altrui è denominatore comune. Come accaduto del resto in un recente passato. In questa fase della stagione, ogni gol subito dal Lecce o ogni passo falso della Cremonese vale quanto un gol segnato dai rossoblù. Non è certo l’ideale, ma tant’è, la categoria va difesa con i denti e le unghie, magari “gufando”.
Tuttavia, dipendere dai risultati degli altri è un gioco pericoloso. Il Cagliari deve evitare l'errore psicologico di sentirsi al sicuro solo perché le altre non corrono e vanno piano. Il tecnico dovrà essere bravo a fare una cosa sola: isolare la squadra. Il Cagliari visto a Milano è apparso solido per un tempo, ma fragile mentalmente dopo il primo schiaffo subito. Per salvare la categoria servirà il cinismo dei veterani e la sfrontatezza dei giovani come Sebastiano Esposito.
Il futuro del Cagliari è ancora tutto da scrivere, ma l'inchiostro sta per finire. Tra la gloria della salvezza e l'inferno della B c'è una sottile linea rossa che passa per la “Unipol Domus”. Lunedì prossimo con l'Atalanta non si gioca per la prestazione, si gioca per la sopravvivenza. C'è un'immagine che i tifosi del Cagliari portano nel cuore come punto di svolta di questa volata finale: Tommaso Giulini che si presenta in sala stampa dopo la vittoria fondamentale contro la Cremonese. Non un intervento di rito, ma un segnale politico e umano forte. In una fase dove il futuro del club è un rebus da decifrare, il Presidente ha scelto di uscire dall'ombra per blindare il gruppo e, soprattutto, il suo allenatore, Fabio Pisacane.
Per anni Giulini è stato criticato per una comunicazione a volte distante o troppo tecnica. Ma dopo il successo contro i grigiorossi di Marco Giampaolo la sua figura è cambiata. In sala stampa si è potuto osservare un Presidente pragmatico, consapevole che la salvezza non è solo una questione di schemi, ma di nervi saldi. Il patron del Cagliari Calcio ha investito molto sulla scelta del tecnico e lo sta difendendo con forza, consapevole che una piazza esigente come quella cagliaritana può diventare un tritacarne dopo sconfitte pesanti come quella di San Siro.
In un momento in cui le voci sul futuro societario non mancano mai, la sua presenza fisica al campo di allenamento di Assemini e negli spogliatoi serve a ricordare alla squadra che la proprietà è solida e presente. Quella comparsata in sala stampa è stata un tentativo (riuscito) di abbassare i toni della polemica e compattare l'ambiente in vista di tutta una serie di "finali", che cominciano contro Atalanta e Bologna. Il futuro di Giulini al comando del Cagliari passa inevitabilmente per queste ultime fasi del campionato. Una retrocessione oggi sarebbe un colpo durissimo, forse definitivo, per il suo progetto sportivo.
Al contrario, centrare la salvezza dopo una stagione così tribolata gli darebbe il credito necessario per programmare finalmente quel salto di qualità che la piazza sogna da tempo. In questa fase finale, Giulini non è più solo l'imprenditore che stacca gli assegni, ma il capocordata di una spedizione che deve evitare il precipizio. La sua figura è diventata quella di un uomo che ha capito la lezione: nel calcio, soprattutto a Cagliari, non si vince solo con i bilanci, ma con il senso di appartenenza. Adesso è il momento della verità. Se il Cagliari riuscirà a strappare punti alle "grandi",
Giulini potrà rivendicare la scelta coraggiosa di aver puntato su una gestione giovane e sarda. Se invece la squadra dovesse crollare, sarà ancora lui a dover rispondere del domani. Ad oggi, però, una cosa è certa: Giulini ha deciso di metterci la faccia. E in un calcio fatto di proprietà straniere spesso invisibili, questo resta un atto di responsabilità che la piazza, pur con tutte le critiche, non può non riconoscere.