Tutta colpa di Max
Ieri, durante tutta la partita tra Inter e Cagliari, sentivo una tensione pazzesca e al fischio finale ho provato, per almeno un’ora, l’amarissimo sapore della sconfitta. Non ci stavo proprio ad aver perso 3-0 in casa di una squadra che sta dominando il campionato come ha dominato gli ultimi tre di fila. Non accettavo che ci avessero tolto la speranza di una rimonta con quel gol (regolarissimo) annullato a Matri. C’è voluto un po’ di tempo perché realizzassi il significato di quella rabbia.
Quello che sta succedendo è che l’approccio dei tifosi sardi nei confronti delle partite del Cagliari è completamente cambiato. Pensateci bene, quanti di noi, appena tre anni fa, si sarebbero rovinati anche solo un pezzo di domenica per una sconfitta a San Siro contro la capolista? Quanti avrebbero anche solo osato sperare in un risultato utile contro la lanciatissima Inter e l’invincibile Mourinho, l’uomo che non perde una partita in casa in campionato dal 2004 (129 partite di fila senza una sola sconfitta!)? La risposta è molto semplice: nessuno. Eppure sono altrettanto sicuro di non esser stato l’unico ieri a inviperirsi da morire per come sono andati quei 90 minuti.
Il responsabile di tutto questo è solo uno: Massimiliano Allegri. Detesto quell’uomo, perché ci ha fatto uscire dalla mediocrità di chi crede che sia più facile vincere in casa che in trasferta, con le piccole che con le grandi, perché ci ha tolto quella mentalità da provinciale che va all’Olimpico (che sia di Roma o di Torino), a San Siro o al Franchi per fare catenaccio e strappare un punticino. Lo detesto perché ieri ha deciso di sopperire all’assenza di Cossu schierando contemporaneamente in campo Lazzari, Jeda, Matri e Nené, e perché ha preferito Dessena a Marzorati sulla fascia destra. Un tempo fare il tifoso del Cagliari era meno impegnativo.
Avevi quelle tre o quattro partite all’anno in cui partivi già rassegnato a una sconfitta e se per sbaglio pareggiavi segnando con l’unico tiro in porta in 90 minuti e con il nostro portiere che il giorno dopo si ritrovava la foto sulla prima pagina della Gazzetta era una festa. Poi è arrivato Allegri, ha iniziato a imbottire la squadra di giocatori offensivi, ci ha insegnato che si può battere la Juve a Torino e pareggiare in casa dell’Inter solo perché Mourinho ha un fondoschiena che fa provincia. Ci ha messo in testa che non bisogna avere paura di nessuno, perché comunque gli altri un gol te lo fanno e l’unica speranza che ti resta e quella di farne tu uno in più. Ci ha fatto sentire di nuovo almeno l’odore dell’alta classifica e dell’Europa.
Ora è ovvio che un allenatore così piaccia a tutti, è naturale che prima o poi andrà via da Cagliari, che forse comincia a diventare troppo piccola per lui, e penso che prenderò quell’addio con tanta tristezza e un po’ di sollievo.
Forse quel giorno essere tifosi del Cagliari tornerà ad essere semplice come una volta, forse smetteremo di soffrire per una sconfitta in casa dell’invincibile armata, ma una cosa è certa: Max mi mancherà almeno quanto ora lo sto odiando.
