Cagliari, Muzzi: "Cellino mi disse che dovevo andare via. Piangevo sull'aereo, lì ero diventato uomo"

Cagliari, Muzzi: "Cellino mi disse che dovevo andare via. Piangevo sull'aereo, lì ero diventato uomo"TUTTOmercatoWEB.com
© foto di Luca Di Leonardo
Oggi alle 15:00News
di Antonio Pinna

Roberto Muzzi, ospite di "Cagliari Pod Casteddu", il podcast ufficiale del Cagliari Calcio condotto da Alessandro Spedicati, ha ripercorso alcuni dei momenti più significativi della sua esperienza in rossoblù. Di seguito le sue parole.

Sull'addio al Cagliari: "Io non sentivo mai il momento di dire addio. Sono stato, tra virgolette, costretto ad andare via. Avevo 28-29 anni e ormai avevo deciso che volevo restare a Cagliari. Anche nell'anno della retrocessione avrei potuto andare al Parma, perché Cesare Maldini mi aveva chiamato e avrei potuto essere convocato per i Mondiali del 1998. Ma io avevo già deciso di rimanere: mia moglie voleva stare a Cagliari, i miei figli erano nati qui e stavano bene qui. Quando mi chiamò il presidente, pensavo fosse per rinnovare il contratto. Gli dissi a mia moglie: "Vado a rinnovare, così finiamo la carriera qui". Invece Cellino mi disse che c'erano delle offerte importanti e che, per il bene del Cagliari, dovevo andare via. Era una cifra importante e alla fine capii la necessità del club. Però rimasi malissimo, perché pensavo davvero di restare. A Udine sono stato benissimo, sono stato amato e rispetto molto quella città e quei tifosi. Però per me fu difficile staccarmi dalla Sardegna e dal Cagliari. Piangevo sull'aereo, perché lì ero diventato uomo, ero diventato giocatore, ero amato e sentivo di poter fare qualsiasi cosa. Dopo un mese a Udine, proprio per la mancanza della Sardegna e del Cagliari, chiamai Cellino per farmi ricomprare. Ma era impossibile".

Sulla Nazionale e sulla scelta di restare a Cagliari: "Maldini mi aveva detto che non poteva convocare giocatori che militavano in Serie B. Però io non ci pensai un attimo, perché mi sentivo il primo responsabile della retrocessione del Cagliari. Quando tornammo da Napoli e arrivammo all'aeroporto di Cagliari, vidi tutta quella gente che piangeva e applaudiva. Nonostante la retrocessione, quell'attaccamento mi diede qualcosa di incredibile. Quell'anno il Parma mi voleva a tutti i costi e Cesare Maldini mi diceva di andare a Parma per avere la possibilità di giocare il Mondiale. Io gli dissi: "Mister, non me la sento. Preferisco restare a Cagliari perché mi sento responsabile di questa retrocessione". Il mio obiettivo era tornare in Serie A con il Cagliari. Per la Nazionale ci sarebbe stato tempo".