Dario Silva: "Cagliari mi ha fatto sentire un figlio in più. La Sardegna mi manca tanto"

Dario Silva: "Cagliari mi ha fatto sentire un figlio in più. La Sardegna mi manca tanto"TUTTOmercatoWEB.com
Ieri alle 23:15News
di Vittorio Arba
Dario Silva ricorda il Cagliari: l’ex attaccante rossoblù racconta il legame con la Sardegna, Sa Pibinca, la Curva Nord e la promozione in A.

L’ex attaccante rossoblù Dario Silva è intervenuto nel corso di una live Instagram sul canale della content creator Tribeale, tornando a parlare del suo legame con il Cagliari e con la Sardegna. Di seguito le sue parole, sintetizzate da TuttoCagliari.net.

Che cosa ha significato per te indossare la maglia del Cagliari?

"Per me è stato un ricordo molto grande. In Sardegna ho tanti amici che ancora mi mancano molto. Ho una bambina, Elina, che è nata in Sardegna, quindi figuratevi se non voglio bene a quella terra. Tutta la gente mi ha aiutato anche a giocare a calcio: ero lontano dalla mia città e mi hanno fatto sentire come un figlio in più. Per me è stato meraviglioso".

Ti senti ancora legato alla Sardegna?

"Sì, veramente. La Sardegna è la Sardegna: quel mare meraviglioso, Villasimius, Oristano e tanti altri posti. Io l’ho girata tanto, non solo per il calcio. Prima parlavo anche un po’ di sardo, adesso l’ho dimenticato abbastanza, ma mi piaceva parlare con la gente. E loro non ci credevano che io capissi il sardo".

Perché ti chiamavano “Sa Pibinca”?

"Mi sembra che mi dicessero così per una capra un po’ matta, una cosa del genere. Sono stati Mario Manca e gli amici dello spogliatoio a darmi quel soprannome. A me piaceva, perché in Sardegna sono stato bene. Forse anche perché correvo tanto, ero agile, scattante. In Serie B ho fatto il miglior Dario Silva: andavo sempre per terra, mi rialzavo subito e facevo tutto quello che potevo per portare il bene alla squadra".

Che ricordo hai del ritorno a Cagliari tanti anni dopo?

"Quando sono tornato a Cagliari nel 2018 mi sono reso conto di tutto quello che avevo fatto. La gente me lo ha fatto sentire e per me è stato emozionante, perché non me lo aspettavo. I giocatori cambiano, la gente cambia, ma quello che rimane è l’amore. Da parte mia ci sarà sempre, perché voglio ancora tanto bene alla Sardegna".

Dopo Cagliari sei andato in Spagna. Che ricordo hai di quel passaggio?

"Sì, sono andato all’Espanyol di Barcellona per sei mesi e all’inizio ho fatto abbastanza bene. Eravamo arrivati in una squadra quasi in retrocessione e siamo risaliti, arrivando quasi a giocarci una coppa internazionale. Poi sono andato al Malaga, dove ho fatto il miglior Dario Silva. Però prima di andare via da Cagliari ho lasciato un grande risultato: il ritorno in Serie A. Ero retrocesso con il Cagliari, ma sono voluto rimanere con il cuore, perché volevo vedere il Cagliari di nuovo in Serie A. Dopo esserci riuscito, me ne sono andato più tranquillo".

Hai mai sentito parlare di Leonardo Pavoletti?

"Sì, sì, è un attaccante molto bravo, che ha fatto tantissimi gol. È da tanti anni a Cagliari, un capo dei rossoblù, uno di quelli che deve rimanere sempre. Ha dato tanto al Cagliari".

Hai visto il nuovo stadio, l’Unipol Domus?

"Sì, sono stato lì e si sta bene. Mi fa piacere che la gente sia più vicina. Quando giocavamo al Sant’Elia, per andare a sentire i tifosi dovevo correre 200 metri. Mi piace vedere la gente così vicina, perché un giocatore sente il calore dei tifosi e l’energia per vincere arriva anche da lì".

Che ricordo hai della Curva Nord?

"Mi ricordo tantissimo di loro. Quando facevo gol cercavo sempre di far vedere qualcosa. Avevamo scritto dietro la maglia ‘Sa Birinca’, così quando segnavo la mostravo senza prendere il cartellino giallo. Mi ricordo molto bene quei momenti".

Quale compagno ti ha aiutato di più a Cagliari?

"Marco Sanna mi ha fatto imparare il sardo e l’italiano. Quando sono arrivato nel 1995, lui parlava già abbastanza bene lo spagnolo perché aveva giocato con tanti uruguaiani. Mi faceva andare a comprare il giornale e poi dovevo leggerglielo. Quando sbagliavo, mi correggeva. Per 25 giorni mi ha fatto lavorare tantissimo".

Un pensiero su Agustin Albarracin e sull’Uruguay al Mondiale?

"È un giocatore che mi piace molto, giovane e bravo. Tecnicamente è forte, veloce e agile. Secondo me in Italia può fare bene. Per quanto riguarda l’Uruguay, penso che possa fare bene, ma le partite sono sempre difficili. Bisogna iniziare subito con una vittoria, perché quando parti bene senti più fiducia e diventa tutto più semplice".

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