Jeda a Radio Tv Serie A: “La salvezza con il Cagliari? Ancora oggi quel gruppo non viene dimenticato“
A Storie di Serie A, il format di Radio TV Serie A, ha rilasciato una lunga intervista l'ex calciatore tra le altre del Cagliari, Jeda. Di seguito un estratto delle sue parole.
Partiamo dall’inizio: sei arrivato in Italia a 21 anni e non sei più andato via. Che percorso è stato?
“È stato un viaggio incredibile. Sono nato a Santarém, in piena Amazzonia, tra il Rio delle Amazzoni e il Tapajós. Vengo dal nord del Brasile, una realtà meno visibile rispetto a Rio o San Paolo, ma con la stessa passione per il calcio. Arrivare in Italia è stato un salto enorme, ma mi sono adattato grazie anche alle persone che ho incontrato”
Quanto è stato difficile emergere partendo da lì?
“Molto. Ai miei tempi era più complicato perché c’era meno visibilità. Oggi con la tecnologia è diverso, ma allora farsi notare dal nord del Brasile era davvero dura”
I tuoi primi allenatori quanto hanno inciso?
“Tantissimo. Mi hanno formato soprattutto mentalmente. Erano molto esigenti e mi hanno insegnato disciplina e concentrazione, qualità che poi mi sono portato dietro per tutta la carriera”
In Italia invece chi ti ha segnato di più?
“Il primo è stato Edy Reja a Vicenza, fondamentale per il mio inserimento. Poi ho avuto allenatori come Gasperini e Allegri, che mi hanno dato tanto sotto diversi aspetti”
Proprio su Allegri: che allenatore è stato per te?
“Un grande. Io lo difendo sempre perché lo conosco bene. È uno che capisce i giocatori e gestisce il gruppo in modo intelligente. Ha un dialogo aperto con tutti ed è un grande ascoltatore. Sa quando lasciare libertà ai giocatori: ti dà indicazioni, ma poi si fida. Questa è una qualità enorme. Non ha vinto per caso”
Arriviamo al Cagliari: cosa ha rappresentato per te quell’esperienza?
“Tantissimo. La salvezza che abbiamo conquistato è stata una vera impresa. Eravamo praticamente spacciati, ma ci siamo riusciti. Ancora oggi quel gruppo non viene dimenticato: quando torno a Cagliari la gente mi riconosce e mi dimostra affetto, non solo come calciatore ma anche come persona”
Perché scegliesti proprio Cagliari in quel momento?
“Avevo anche un’altra proposta, ma dentro di me è scattato qualcosa. Ho pensato che, se fossimo riusciti a salvarci, saremmo entrati nella storia. Era una sfida quasi impossibile, ma proprio per questo mi ha convinto. E alla fine è stata la scelta giusta”
La vittoria più bella della tua carriera?
“Sicuramente la salvezza con il Cagliari e la vittoria contro la Juventus a Torino. Sono emozioni che restano per sempre”
E il gol più importante?
“Il primo in Serie A con il Vicenza, all’Olimpico contro la Lazio. È qualcosa che non si dimentica mai”
Oggi sei anche allenatore: cosa hai portato con te da queste esperienze?
“Cerco di prendere il meglio da tutti, soprattutto nella gestione dei giocatori e nell’attenzione alla prestazione. Ma soprattutto cerco di trasmettere quello che ho imparato ai più giovani”
Guardando al calcio italiano di oggi, cosa pensi serva per tornare ai vertici?
“Serve lavorare sulla crescita dei giovani e sulla qualità del sistema. L’Italia ha sempre avuto una grande tradizione, ma bisogna ritrovare continuità e fiducia nel lavoro quotidiano”