Lele Casini: "Diamo un calcio al mercato. Tanti addii, ora spazio al campo"
Lele Casini, nel suo podcast "90+Recupero", ha fatto il punto sul mercato estivo del Cagliari, soffermandosi sui numerosi cambiamenti che hanno interessato la rosa rossoblù tra partenze e nuovi arrivi. Di seguito un estratto delle sue parole:
"Per fortuna è finito. Dopo un mese e mezzo estenuante, quasi quaranta i giocatori coinvolti tra addii e nuovi arrivi. Ma le rivoluzioni non sono apprezzate da tutti. Il calcio è cambiato, lo sappiamo. I nostalgici dei giocatori bandiera, delle rose limitate, se ne facciano una ragione. Quest'estate, non solo a Cagliari, si sono viste delle piccole rivoluzioni.
Dalle nostre parti si è cominciato con la fine della storia con il capitano Pavoletti. Per molti era già abbastanza. Di Palestra si sapeva dall'inizio della scorsa stagione: a fine campionato sarebbe ritornato all’Atalanta.
Al 30 giugno non è stato riscattato nessun giocatore di quelli con la formula del diritto di riscatto, che è sembrato più un diritto di non riscatto. Solo per Esposito c'era l'obbligo. Per come è andata a finire, forse la ricetta giusta sarebbe stata un'altra, e non intendo quella medica. A proposito di medici, per Belotti si era aperto uno spiraglio, ma dopo gli approfondimenti, addio anche al Gallo.
Poi, nel tempo, le partenze di Gaetano, Prati e Zappa hanno tolto altri protagonisti degli ultimi anni rossoblù. Tanti giovani in prestito in giro per l’Italia e all’estero, l’identità che lascia spazio a un percorso tecnico che si spera possa tramutarsi in progetto.
La maggior parte degli arrivati, infatti, è sbarcata nell'isola con la solita formula, quella del diritto o dell’obbligo condizionato di riscatto. Da una parte tutela la società da acquisti azzardati e dispendiosi che, magari per un infortunio o uno scarso rendimento, metterebbero in ginocchio il bilancio; dall’altra è difficile immaginare quanti rimarranno anche nella prossima stagione. E tutto questo piace ai tifosi? A quelli che si affezionano, a quelli che credono ancora nell’attaccamento alla maglia, a quelli che comprano le maglie con il nome del loro beniamino preferito? Molti, però, sono già entrati nel calcio 2.0 o 3.0, come in altri sport, con il roster in continuo movimento, come in una giostra. Spazio al calcio giocato, allora. Diamo un calcio al mercato e allacciamoci la cintura. Altro giro, altra corsa".
