Marco Sanna: "Cagliari, per Giorgi ero il soldatino. Mi disse: rimani, sarai protagonista. Aveva ragione lui"
Marco Sanna, ex centrocampista del Cagliari e protagonista della storica cavalcata rossoblù in Coppa UEFA nella stagione 1993-94, è stato ospite di Sport Management Tips, podcast condotto da Alessandro Preda e dall’ex calciatore rossoblù Andrea Pisanu. Nel corso della puntata, Sanna ha ripercorso la sua carriera, focalizzandosi in particolare sull'avventura europea e sul rapporto con il tecnico Bruno Giorgi. Di seguito le sue parole, sintetizzate da TuttoCagliari.net.
Sanna sul Cagliari della Coppa UEFA
"La squadra più forte in cui ho giocato"
Che ricordo hai del Cagliari della cavalcata in Coppa UEFA?
“La squadra che ha giocato in Coppa UEFA era di un livello superiore a tutte le altre con cui ho giocato. C’erano giocatori forti, più pronti e anche più maturi. Il primo anno avevo giocato con Francescoli e Matteoli, che sono stati insieme i giocatori più forti con cui abbia mai giocato. Ma l’anno successivo ci fu un mix importante. La squadra era molto forte: erano arrivati Dely Valdés, Olivera, Moriero, c’era Allegri che giocava e non giocava, ma tecnicamente era uno dei più forti. Anche in panchina c’erano ragazzi che potevano giocare titolari. Il livello si era alzato tantissimo. Quella squadra è arrivata a quei risultati perché aveva un livello tecnico molto alto. La squadra di quell’anno è stata la più forte in cui ho giocato”.
Il gruppo e lo spogliatoio rossoblù
Matteoli leader tecnico e umano
Com’era il gruppo dentro lo spogliatoio?
“Il gruppo era molto forte. A capo c’era Gianfranco Matteoli, insieme a qualcun altro. Gianfranco era il punto di incontro per tutti. Era talmente superiore tecnicamente che bastava dargli la palla. Era il leader tecnico, ma anche un leader dentro lo spogliatoio. Era quello che andava a parlare con la società. Poi c’erano giocatori stranieri già affermati nelle proprie nazionali: Herrera, Olivera, Dely Valdés, che l’anno prima era stato capocannoniere in Uruguay. E poi dietro c’erano Firicano, Napoli, Villa, Pusceddu. Era una squadra molto forte”.
Il rapporto con Bruno Giorgi
"Per lui ero il soldatino"
Che ruolo avevi in quel Cagliari?
“Bruno Giorgi mi faceva giocare in tutte le posizioni. Per lui ero il soldatino, e a me andava bene. Mi è capitato di giocare a destra al posto di Moriero, che tecnicamente era tre volte più forte di me, però magari in quella partita il mister vedeva me in quella posizione perché c’era un avversario da tamponare. Ho giocato anche da terzino destro e da terzino sinistro, quando mancò Vittorio Pusceddu. Lui vedeva in me questo spirito di adattamento e di lavoro per la squadra”.
"Giorgi aveva ragione"
Hai mai pensato di andare via per giocare di più?
“Sì. Prima della partita con il Trabzonspor, Giorgi mi aveva provato con la formazione titolare, poi arrivammo in Turchia e non mi fece giocare. Avevo qualche richiesta dalla Serie B, allora andai da lui e gli dissi che c’era questa possibilità. Gli dissi che se al Cagliari non avevo la possibilità di giocare o di essere protagonista, sarei potuto andare a giocare anche in Serie B. Lui mi rispose: ‘No, tu rimani con noi e vedrai che sarai protagonista’. Aveva ragione lui, perché poi mi ha fatto giocare quasi sempre, togliendo anche giocatori più bravi di me. Non perché fossi più bravo tecnicamente, ma perché gli servivo in determinate partite e in determinate posizioni”.
La marcatura su Baggio e i grandi numeri 10
"Ho marcato tutti i grandi numeri 10"
Tutti ricordano la tua marcatura su Roberto Baggio nella gara contro la Juventus.
“Tutti, o quasi, si ricordano di quella marcatura. Ma quell’anno io ho marcato sì Baggio, ma anche tutti gli altri grandi numeri 10. Allora c’erano i numeri 10 veri: Totti giovane, Del Piero giovane, Mancini, Doll, Hässler. Io li ho marcati tutti.
"Bruno Giorgi era all’antica, ma attualissimo"
Bruno Giorgi era un allenatore un po’ all’antica, ma attualissimo. Lui diceva: ‘Che numero hai? 4? E tu sei il 10’. Finiva lì. Io mi adattavo molto a quella situazione e quella cosa riuscivo a farla molto bene”.
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