Mario Beretta: "Cagliari mi ha lasciato segno indelebile. Pisacane? Sapevo avrebbe fatto bene"
Mario Beretta, ex responsabile del settore giovanile del Cagliari e attuale presidente del settore tecnico della FIGC, è intervenuto ai microfoni di Radiolina durante "Il Cagliari in Diretta". Di seguito le sue parole, sintetizzate da TuttoCagliari.net.
Mario, come stai? Ti facciamo i complimenti per il tuo nuovo incarico in FIGC: ci racconti dove ti trovi e cosa stai facendo adesso?
"Tutto bene, grazie. Mi hanno nominato a dicembre presidente del Settore Tecnico e continuo a fare il docente nei corsi centrali per allenatori, ma anche per preparatori e direttori sportivi, per quanto riguarda la tecnica e la tattica calcistica. È un ruolo prestigioso che mi fa molto piacere: i precedenti presidenti allenatori sono stati Bearzot e Vicini. Dopo tanti anni un altro allenatore è tornato a ricoprire questa carica e questo mi inorgoglisce molto".
Sei docente a Coverciano e sei stato anche il “prof” di Fabregas e di Fabio Pisacane. Quando hai saputo che Pisacane sarebbe diventato allenatore del Cagliari, ti aspettavi che potesse ottenere queste risposte sul campo?
"Me lo aspettavo, pur con l’incognita inevitabile di un’esperienza nuova. Passare dalla Primavera alla prima squadra non significa automaticamente fare bene. Lo conoscevo bene: nei corsi si percepivano subito la sua preparazione, la passione, la curiosità e l’entusiasmo. Non avevo dubbi nemmeno sugli aspetti relazionali, perché è molto bravo nei rapporti con i giocatori. Non è stata una sorpresa".
Negli ultimi anni vediamo sempre più allenatori fare salti importanti dalle giovanili alla prima squadra. È cambiato il ruolo dell’allenatore?
"Assolutamente sì. Una volta l’allenatore pensava solo al campo, oggi deve interessarsi a 360 gradi alla vita del club.
Deve relazionarsi con molte più figure rispetto al passato, avere competenze anche manageriali ed entrare nei meccanismi della società. È un ruolo molto più complesso rispetto a qualche anno fa".
Ti manca la panchina?
"Quando vedo vincere qualcuno sì, quando vedo perdere no (ride).
Mi manca il lavoro quotidiano con la squadra, preparare gli allenamenti, stare con i giocatori. La tensione della partita e del risultato, invece, mi manca un po’ meno".
Cagliari ha rappresentato una tappa importante della tua carriera. Che legame hai oggi con la città e con il club?
"Del Cagliari ho ancora tutto. Lo seguo sempre e faccio il tifo per la squadra, per Fabio Pisacane e per il presidente Giulini. Cagliari mi ha lasciato un segno indelebile, umano e professionale. Quei tre anni mi hanno formato molto anche dal punto di vista dirigenziale. Andare via mi è pesato, devo essere sincero".
Dopo le vittorie contro Juventus e Fiorentina, sabato arriva il Verona. Che tipo di partita ti aspetti?
"Sono le partite più insidiose. Dopo grandi vittorie scatta il pensiero sbagliato che quella successiva sia facile. In Serie A non esistono gare semplici: queste partite vanno affrontate con ancora più attenzione e determinazione".
A Cagliari hai lanciato anche Max Canzi, oggi campione d’Italia con la Juventus Women. Come giudichi il suo percorso?
"Sta facendo un percorso straordinario. È andato in una grande società, ha vinto campionato, Coppa Italia e Supercoppa.
Il calcio femminile è in grande crescita e allenatori come lui possono dare un contributo enorme. Non avevo dubbi sul fatto che avrebbe fatto bene".
Come vedi oggi il settore giovanile del Cagliari?
"Sta lavorando molto bene. La vittoria della Coppa Italia Primavera è stata un traguardo importante, ma ancora di più lo è vedere ragazzi del vivaio in prima squadra. Questo è merito del lavoro di tutti e anche di Pisacane, che valorizza i giovani. Uno su tutti: Palestra. Quando l’ho visto la prima volta ho pensato ‘mamma mia, chi è questo?’. Davvero impressionante".