Ranieri: "Cagliari? Nei momenti bui pensavo a questa piazza e mi ricaricavo. Nazionale, serve cambiare qualcosa"
Claudio Ranieri, ex allenatore del Cagliari, è stato ospite della trasmissione Magic Box, condotta da Bruno Corda e in onda su Canale Italia Sardegna. Di seguito le sue parole, sintetizzate da TuttoCagliari.net.
Ranieri sulla Nazionale e sul calcio italiano
"Bisognerebbe cambiare qualcosa"
“Per la Nazionale non possono ancora chiamare nessuno, perché prima dovrà esserci il presidente federale. Poi sceglieranno la persona che reputano più giusta. Però io credo che, al di là dell’allenatore, bisognerebbe cambiare qualcosa, perché altrimenti non riusciremo mai a riportare il calcio italiano ai livelli che avevamo. Ci sono troppo pochi giocatori italiani nelle squadre di Serie A. Poi si piange perché non andiamo ai Mondiali, ma c’è sempre un perché. Non sarà una cosa facile, però bisogna fare qualcosa. I presidenti di Serie A devono cercare di aiutare, perché dipende anche da loro: un giocatore che va in Nazionale è una cosa importante anche per le società”.
L’importanza dei settori giovanili
“Sono d’accordo sul discorso delle scuole calcio e dello sport. Il settore giovanile è la cosa più importante. Adesso ci sono tante scuole calcio e sono tutte a pagamento. Io ricordo quando ero ragazzo: sono entrato nella Roma a 17 anni, quindi ero già grande. La mia palestra era l’oratorio, era la piazza del quartiere, si giocava lì. Adesso i ragazzi stanno davanti alla televisione, davanti al computer, davanti ai giochini. È difficile per loro giocare per strada come facevamo noi. Gli oratori credo che siano sempre meno, quasi non esistono più. Se non si inizia da lì, difficilmente si può cambiare".
Ranieri sul Cagliari di Pisacane
Il giudizio su Prati e Gaetano
“Su Prati e Gaetano sono d’accordo. Prati deve ancora acquisire un ruolo molto delicato, quello del play davanti alla difesa. Mi ha sorpreso Gaetano, devo dire che nelle partite che ho visto si è disimpegnato abbastanza bene. Certo, quando il Cagliari ha la palla è un piacere vederlo. Quando c’è da difendere deve ancora migliorare, perché non ha ancora la fase difensiva che una squadra come il Cagliari dovrebbe avere. Però, vedendo anche Deiola che lo aiutava, mi sembra che Pisacane abbia trovato un po’ la miscela giusta con quei tre centrocampisti.”
"Giulini ha scommesso su Pisacane e ha vinto"
“Su Pisacane non posso giudicare troppo. Intanto non è mai facile essere catapultati dal niente in Serie A. Aveva fatto bene con la Primavera, ma un conto è allenare i ragazzi, un conto è allenare una squadra di Serie A. Ha fatto un salto triplo notevolissimo. Chivu aveva già fatto una mezza esperienza al Parma, poi è andato all’Inter e ha vinto il campionato. Giulini ha scommesso su Pisacane e ha vinto la scommessa. Non è facile fare l’allenatore in Serie A e non è facile salvare una squadra con due giornate di anticipo. Secondo me ha fatto un buon campionato. Sicuramente avrà sbagliato, ma sbagliano anche i più grandi, figuriamoci lui che ha appena iniziato. Diamo fiducia ai giovani, perché se non ci sono giovani non c’è ricambio”.
Ranieri e l’impresa con il Leicester
"È stato un anno veramente speciale"
“Il Leicester è stato un unicum. Non voglio sminuire quello che siamo riusciti a fare con dei ragazzi bravissimi, favolosi. È stato un anno veramente speciale. Quella squadra era una squadra yo-yo, abituata a salire e scendere tra Premier League e Championship. Si era salvata nell’ultimo mese del campionato precedente. Io sono arrivato quando erano già in preparazione e devo dire che è nata subito un’alchimia con questi ragazzi, che avevano una rabbia e una forza dentro incredibili. Ho dovuto cambiare alcune disposizioni, perché erano abituati a giocare a cinque dietro, Vardy giocava e non giocava, Mahrez giocava più centrale. Avevo visto alcune partite e mi ero riproposto di cambiare qualcosa: poi quelle cose si sono incastrate".
Il rapporto con i giocatori e i sistemi di gioco
“Un conto è vedere i giocatori da fuori, un conto è conoscerli e capire davvero cosa possono fare secondo le tue idee, secondo i tuoi schemi e secondo le loro caratteristiche. Io non sono mai stato un allenatore legato a un sistema di gioco. Io credo nei giocatori che ho a disposizione. Per me la cosa più importante è questa: se i giocatori non sanno fare quello che io voglio, che facciamo? Io non alleno e la squadra va male. Per questo mi sono sempre adattato a quello che avevo, cercando di mettere i giocatori più bravi nelle loro posizioni e adattandone qualcuno per far quadrare l’equilibrio della squadra".
La scelta di restare al Leicester
“Se mi sono pentito di essere rimasto al Leicester? Io sono fatto strano: quando scelgo con il cuore non mi pento mai. Sono voluto restare perché mi sembrava giusto continuare con quella squadra. Poi dopo è troppo facile dire che non dovevo farlo, ma quella è stata la mia carriera, quello che ho vissuto. Io sono sempre stato così: anche se ho allenato grandi squadre, non mi sono mai posto il problema di andare in una squadra piccola. A me piace allenare. C’è una società che mi vuole, vedo che ci sono giocatori che possono fare buone cose e vado. Sono partito dai dilettanti, quindi non mi vergogno di tornare indietro o di andare avanti. Per me era importante allenare".
Ranieri e il primo Cagliari
"Il primo anno è stato qualcosa di magico"
“Il primo anno a Cagliari è stato qualcosa di indescrivibile, di magico. Immaginate una persona che ancora non sa se sa fare l’allenatore, perché siamo tutti bravi a parlare, ma poi devi stare lì sul pezzo: capire i giocatori, parlarci, capire i giornalisti, parlare con i dirigenti. Io ero un giocatore normale, avevo fatto una discreta carriera, e alla terza occasione mi capita il Cagliari. Alcuni amici, ex compagni di squadra, mi dicevano: ‘Claudio, non andare, rischi di bruciarti, è una piazza che pretende’. Ma io rispondevo: ‘Io ancora non so se sarò in grado di fare l’allenatore, cosa mi brucio?’".
Il desiderio di riportare il Cagliari in alto
“Avevo 37 anni, credo, quando sono arrivato a Cagliari. A Roccaporena, con i ragazzi e con la famiglia Orrù, guardavamo le stelle e tutti esprimevamo un desiderio. Nessuno diceva quale fosse, ma era logico: riportare il Cagliari su. Mi dissero: ‘Claudio, fra due anni a Cagliari ci saranno i Mondiali, sarà lo stadio dei Mondiali, ci piacerebbe tornare in Serie B’. E invece siamo arrivati in Serie A. Quello è stato il mio primo anno.”
"Dissi due anni per provare ad arrivare in Serie A"
“Quando arrivai a Cagliari dissi due anni per provare ad arrivare in Serie A, perché da buon allenatore dico sempre meno di quello che penso di poter fare. È giusto non alimentare false speranze e illusioni. Bisogna capire bene quello che si può fare. Dentro di me pensavo: magari neanche playoff, andiamo direttamente. Ma non l’ho mai detto".
Ranieri e il ritorno al Cagliari
Il playoff con il Bari
“Se mi chiedete la partita che mi ha fatto esplodere il cuore, dico il playoff con il Bari. Prima di tornare a Cagliari ci ho pensato tanto, perché i momenti difficili per un allenatore ci sono sempre. Non puoi pensare di vincere sempre, ne ho passati di brutti. Nei momenti tristi, bui, io pensavo a Cagliari e lì mi ricaricavo. Quando mi ha chiamato Giulini e mi ha detto di venire a Cagliari, la voglia di tornare era tanta, ma la paura era tanta. Tornavo a Cagliari e tutti si aspettavano che facessi qualcosa, ma non era facile, non era scritto".
Il ruolo di Gigi Riva nella scelta
“Poi lessi un articolo di Gigi Riva: ‘Claudio, uno di noi sa quello che deve fare’. Lì ho pensato: perché devo essere egoista? Perché devo pensare al mio bene e non a quello che posso dare io? Per fortuna è andata come è andata. È stato un giorno meraviglioso, che ci ricorderemo per sempre".
"Da solo non ce la faccio"
“Quando sono tornato a Cagliari avevo un credito, però ho detto subito: da solo non ce la faccio. O lo facciamo tutti insieme, oppure un allenatore da solo non ce la fa. Il pubblico mi ha risposto benissimo, alla grande. Ai ragazzi chiedo sempre una cosa fondamentale: non sappiamo mai, quando scendiamo in campo, se giocheremo bene o male. Ci sono giorni in cui non stai bene e ti riesce tutto, altri in cui ti senti un leone e non la strusci mai. Però una cosa dipende da noi: la volontà di dare tutto in campo. Voi datemi tutto sul campo e io accetterò anche la sconfitta, non mi interessa nulla. Ma non mi fate vedere che siete pelandroni, perché impazzisco".
La frase ai tifosi del Bari
“Su Bari e su quella frase ai tifosi, io mi sono rapportato non soltanto a quella partita, ma a tutte le partite. Pensavo a quello che diceva Gigi Riva, a quando ci chiamavano banditi, pecorai, di tutto. Poi, ripensandoci, mi sono detto: perché ho fatto quello? Dentro di me mi sono pentito".
Ranieri sul calcio moderno
"Siamo tutti numeri, siamo tutti asset"
“Il calcio sta cambiando tanto. Adesso siamo tutti numeri, siamo tutti asset: ogni giocatore è un asset e bisogna far rendere quell’asset perché sono soldi per la società. Tutti vogliono inseguire la Premier League, che è diventata quello che eravamo noi sette, otto, dieci anni fa, quando tutti i giocatori volevano venire in Italia. Ora tutti vogliono andare altrove. Però nel calcio ci sono cicli: tanti anni fa la Spagna non era quella di adesso, la Francia nemmeno, l’Olanda era su, poi è scesa e ora sta tornando. Noi stiamo attraversando un periodo no e dobbiamo cambiare strada, cambiare strategie, perché non siamo più così competitivi. Questo non spetta agli allenatori, ma a chi dovrà comandare".
"Il 70% di stranieri non va bene"
“Il 70% di stranieri non va bene. Se il selezionatore non può allenare, non può fare stage, se non ha tempo per lavorare, poi non possiamo piangere se non andiamo al Mondiale".
Ranieri sul Catanzaro
"Mi è dispiaciuto tantissimo"
“Sul Catanzaro mi è dispiaciuto tantissimo. È una squadra bellissima, con valori umani e calcistici. Sono amico del presidente e, dopo la partita d’andata persa 2-0 in casa, gli scrissi: ‘È finita quando è finita’. Mi è dispiaciuto davvero tanto".
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