Sanna: "Il calcio è presunzione"

Sanna: "Il calcio è presunzione"TUTTOmercatoWEB.com
Oggi alle 19:15News
di Maria Laura Scifo

Vittorio Sanna sul proprio canale youtube ha raccontato una delle sfaccettature del calcio, facendo ovviamente un riferimento indiretto sia alla stagione del Cagliari che allo stato attuale del calcio italiano. Queste alcune delle sue parole:

"Il calcio è presunzione sempre, da ogni lato. Si divide in due grandi territori, la presunzione preconcetta e quella dietro logica. La prima, quella preconcetta, è quella che nasce prima ancora che il pallone rotoli. È la presunzione di chi costruisce, pianifica, immagina. presidenti, direttori sportivi, allenatori, calciatori, tutti partono da un'idea. Una squadra che funzionerà, un rendimento che crescerà, un progetto che darà risultati e una presunzione necessaria perché senza quella non si costruisce nulla, ma non finisce lì. 

Alla preconcetta si aggiungono i giornalisti che analizzano, prevedono, danno voti prima ancora dei fatti e poi i tifosi che amplificano tutto, entusiasmo e sfiducia. Nascono così le etichette. il giocatore forte a prescindere, quello inadatto, la squadra a metà classifica o quella da retrocessione e spesso queste presunzioni diventano verità prima ancora di esserlo. Poi arriva il campo e lì entra in gioco l'altra faccia, la presunzione dietro logica, quella del ve l'avevo detto. Succede sempre, se una squadra vince c'è chi lo aveva previsto, se perde c'è chi lo aveva già capito. È successo con il Leicester di Ranieri. Prima dell'impresa nessuno lo considerava. Dopo lo scudetto in tanti avevano visto qualcosa.

È successo con l'Italia di Bearzot nell'82, criticata, messa in discussione, poi campione del mondo. E improvvisamente tutti a dire era solo questione di tempo. È successo anche al contrario. Squadre costruite per vincere che non vincono, progetti celebrati in estate e smontati in inverno e allora la dietrologia diventa rifugio. La spiegazione a posteriori che dà sicurezza. Si presume anche durante il percorso, dopo una vittoria si intravedono orizzonti enormi, dopo una sconfitta si parla di crisi. E poi c'è una regola non scritta: quando si perde gli assenti diventano sempre i più forti.

La verità è che il calcio vive di queste illusioni, di queste interpretazioni continue, ma alla fine conta altro. Contano i risultati, non solo il punteggio, ma tutto ciò che costruisce il risultato, il rendimento dei singoli, le intese, le relazioni dentro una squadra, l'equilibrio di una società e anche il gioco espresso che però viene spesso dimenticato o giudicato solo alla luce del risultato finale. Il calcio è presunzione perché tutti pensano di sapere tutto, ma resta uno spazio piccolo e imprevedibile in cui il campo smentisce tutti. Ed è proprio lì che il calcio continua a essere così umano per quanto possa
dividere, possa in qualche modo unire, possa portare addirittura talvolta esagerare, perché nell'essere presuntuosi molte volte si finisce anche per essere troppo coinvolti emotivamente e superare il limite, utilizzare i termini sbagliati, arrivare a determinati gesti che non sono proprio comprensibili.

Insomma, il calcio è presunzione, ma presumiamo anche che tutto questo possa essere consapevole e possa essere controllato".