Sanna: "Maldini come Conti: Cagliari può diventare il suo regno"

Sanna: "Maldini come Conti: Cagliari può diventare il suo regno"
Oggi alle 13:45News
di Antonio Pinna
Vittorio Sanna celebra il Cagliari e Daniel Maldini dopo Udine: tre gol decisivi in tre gare e un legame con l'Isola che può diventare speciale nel tempo.

Il giornalista Vittorio Sanna ha commentato la vittoria per 1-0 ottenuta dal Cagliari sul campo dell'Udinese attraverso il suo canale YouTube: "Guardando
Daniel Maldini in queste prime settimane a Cagliari mi è venuta in mente una domanda che con il calcio c'entra solo fino a un certo punto: quanto pesa
essere il figlio di un uomo straordinario? Perché  noi siamo abituati a considerarlo un privilegio e certamente lo è, perché sei il figlio di un personaggio che si è fatto amare, che si fa amare, ma ogni privilegio porta con sé anche un prezzo. Se tuo padre è Paolo Maldini non ti viene quasi concesso di essere normale, non sei semplicemente Daniel, hai un modello di riferimento che è un modello di riferimento di altissimo livello. Sei il figlio di Maldini. Prima ancora che tu possa raccontare chi sei, qualcuno ti ha già consegnato un termine di paragone, e non uno qualsiasi. C'è qualcosa di profondamente ingiusto in questo, anche se inevitabile, nel destino dei figli d'arte. Gli altri possono crescere, sbagliare, cercarsi, attraversare stagioni mediocri, trovare lentamente la propria dimensione. Lui deve dimostrare sempre e soprattutto deve dimostrare di meditare un cognome che non ha scelto. Daniel Maldini non potrà essere Paolo Maldini. Son due cose differenti, sono due uomini differenti, sono due esistenze differenti, ma il punto è un altro: non deve esserlo, deve riuscire a essere Daniel. E per riuscirci, probabilmente aveva bisogno di trovare un posto nel quale quel cognome smettesse di essere soltanto
un'eredità e diventasse finalmente qualcosa di suo. Quel posto potrebbe essere Cagliari. Qui Daniel può conquistarsi tutta la luce necessaria per splendere, perché esistono piazze nelle quali un calciatore arriva per aggiungersi agli altri e poi esistono luoghi nei quali può diventare qualcosa di più. Cagliari è uno di questi. Il tifoso rossoblu possiede una caratteristica meravigliosa e qualche volta persino pericolosa: è capace di farti sentire straordinario
prima ancora che tu lo sia diventato. Ti accoglie come straordinario, ti aspetta come straordinario, ti guarda immaginandoti straordinario. Puoi sta a
te e decidere cosa fare di quella fiducia. Puoi essere schiacciato, puoi approfittarne oppure puoi assecondarla, alimentarla, restituirla e allora accade
qualcosa di speciale. Diventi straordinario, davvero. È già successo. Quando Daniele Conti arrivò in Sardegna portava un altro cognome gigantesco, era il figlio di Bruno Conti. Anche lui avrebbe potuto trascorrere la carriera misurato con un padre campione del mondo. Cagliari gli offrì un'altra possibilità, costruire una storia nella quale non fosse necessario cancellare quella del padre, ma semplicemente scriverne una propria. Alla fine non fu più soltanto Conti, fu Cagliari e Conti. Le due identità finirono per appartenersi.

Daniele ci aggiunse qualcosa che nessun contratto avrebbe potuto prevedere. la
fede aveva capito, aveva capito l'isola, la gente, il significato di quella maglia e quando accade a Cagliari il calciatore smette di essere un
calciatore acquistato da una società, diventa uno di noi. È successo con proporzioni e storie differenti anche ad altri, a Roberto Muzzi che probabilmente
avrebbe prolungato ancora quella storia se le necessità economiche non avessero imposto altre scelte. Ad Alessio Scarpi, a Diego Lopez, a Nelson Abeijon. Uomini arrivati da fuori che a un certo punto. hanno smesso di essere percepiti come stranieri. Tre gol e nove punti. Daniel sta appena cominciando, ma qualcosa sta già accadendo. Tre partite consecutive, tre gol e soprattutto tre gol decisivi dentro tre vittorie consecutive del
Cagliari contro il Lecce, Atalanta-Udinese. E non soltanto i gol, sono certe giocate, il modo di trattare il pallone, quei momenti nei quali la qualità
tecnica emerge e ti ricorda che lì dentro c'è qualcosa che non si insegna facilmente. Corre senza palla, lotta, cerca. Con il suo talento vuole caratterizzare il Cagliari, vuole diventare il Cagliari. A Udine è arrivato anche un sorriso ed è forse l'immagine che mi interessa maggiormente come maestro perché veniva dopo una settimana complicata anche fuori dal campo. Pisacane ha raccontato pubblicamente la gestione di quei giorni e la scelta di confermargli fiducia. Maldini ha risposto segnando il gol decisivo del successo di Udine. Forse Daniel Maldini aveva bisogno proprio di questo, non di scappare al proprio cognome, ma di trovare un suo diverso reame nel quale portarlo. Milano inevitabilmente appartiene alla storia di Paolo Maldini e prima ancora a quella di Cesare. Cagliari può appartenere alla storia di Daniel. E' una differenza enorme. Qui non deve superare suo padre, non deve raggiungerlo, non deve assomigliargli, deve soltanto diventare la migliore versione possibile di se stesso e allora quel cognome può smettere di essere un peso e
trasformarsi definitivamente in orgoglio. Penso che tra Maldiini e il Cagliari possa nascere qualcosa che vada molto oltre una buona stagione. Ma le
alchimie non si programmano, si costruiscono con il tempo, con il comportamento, con il lavoro, con la continuità, con la capacità di rialzarsiquando arriveranno inevitabilmente anche le partite sbagliate, perchéarriveranno. Ed è proprio allora che capiremo se questo rapporto sarà diventato qualcosa di speciale".