Sanna: "Trepy, davanti a queste situazioni ci scopriamo fragili. Oggi più che mai tutti con Yael”

Sanna: "Trepy, davanti a queste situazioni ci scopriamo fragili. Oggi più che mai tutti con Yael”TUTTOmercatoWEB.com
Oggi alle 14:15News
di Paola Pascalis
Vittorio Sanna dedica un messaggio a Yael Trepy, ricoverato in terapia intensiva dopo l’incidente: “La vita viene prima del calcio. Oggi tutti con Yael”.

Il momento difficile che sta vivendo il Cagliari per le condizioni di Yael Trepy ha portato anche Vittorio Sanna a rivolgere un pensiero al giovane calciatore. Il ragazzo, 20 anni, è ricoverato in terapia intensiva dopo l'incidente in piscina avvenuto nei giorni scorsi. Il giornalista ha affidato le proprie riflessioni a un lungo messaggio, mettendo da parte per un momento il campo, i risultati e tutto ciò che normalmente ruota attorno al calcio per concentrarsi esclusivamente sulla persona.

"Ci sono momenti nei quali il calcio torna improvvisamente alla realtà. Il calcio dei supereroi, dei milioni, delle luci, delle vittorie, delle sconfitte, delle polemiche che sembrano sempre enormi. Poi accade qualcosa e tutto si ferma, il pallone si sgonfia, le discussioni diventano inutili, le rivalità scompaiono. Rimane soltanto un ragazzo di 20 anni, Yael Trepy, un ragazzo che aveva accarezzato il sogno del calcio e che improvvisamente si è trovato a combattere una partita infinitamente più importante. E allora scopriamo ancora una volta quanto siamo fragili. Yael è un giovane che nel calcio ha messo impegno, sacrificio e speranze, uno di quei ragazzi che normalmente giudichiamo per una partita, per un errore, per un voto, per un futuro che immaginiamo da professionista oppure no. Oggi non interessa più niente, oggi interessa lui. Ed è questa la più crudele delle lezioni di umiltà, ricordarci che prima del calciatore viene l'uomo, prima del professionista viene il ragazzo, prima del risultato viene la vita. pensiamo di poter controllare il tutto. Programmiamo carriere, costruiamo successi, inseguiamo denaro, notorietà, traguardi, poi scopriamo che non possiamo scappare da Samarcanda, che esiste qualcosa di più grande delle nostre presunzioni e allora persino il tempo cambia, l'ansia lo rallenta, le ore sembrano non passare, aspettiamo una notizia, un piccolo immiglioramento, qualcosa al quale aggrapparci e il calcio quello che normalmente divide, stavolta unisce. Non esistono maglie, non esistono avversari, non esistono classifiche, esiste una comunità che aspetta tutti con Iel e noi vogliamo credere che Iel tornerà. Vogliamo immaginare che un giorno possa guardarsi indietro e pensare che quel dramma non fosse arrivato per portarlo via, ma che sia diventata una cicatrice dalla quale ripartire. Oggi però non chiediamo niente a Yael, non deve dimostrare niente, non deve essere forte per noi, siamo noi che dobbiamo essere forti per lui, stringendoci intermente intorno a quel filo, aspettando, sperando e ricordandoci finalmente che il calcio è meraviglioso proprio perché racconta la vita. Ma la vita viene prima del calcio. Oggi più che mai tutti con Yael".