Sebastiano Esposito: "Ho scelto Cagliari per la passione della gente. Dobbiamo tutto al calcio"

Sebastiano Esposito: "Ho scelto Cagliari per la passione della gente. Dobbiamo tutto al calcio"TUTTOmercatoWEB.com
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Oggi alle 14:55News
di Paola Pascalis
Sebastiano Esposito racconta il suo legame con Cagliari, la famiglia, il numero 94, il rapporto con i fratelli e il sogno di vestire la maglia della Nazionale.

Sebastiano Esposito ha parlato così ai microfoni della Lega Serie A: "Sono un giocatore atipico, mi piace crearmi gli spazi, mi piace svariare,
mi piace rincorrere avversari e mi piace la fase difensiva. Però la cosa che mi piace di più è avere la palla nei piedi. Mi appassiona
avere la palla nei piedi, far le giocate un po’ più difficili. Avevo deciso di venire a Cagliari per il clima, per l'ambiente e perché secondo me
è una piazza piena di passione che vive per il calcio. A me piacciono proprio le piazze calde, mi piace il calore della gente, mi piace andare allo stadio
vedere lo stadio pieno. Poi ha il mare, il sole e per un campano come me che è nato a Castellammare è una cosa magnifica".


"Per me il calcio è tutto perché io sono nato con il pallone tra i piedi - ha proseguito l'attaccante -. Come dico sempre io e i miei fratelli, grazie a papà, siamo cresciuti a pane e pallone. Pio sicuramente per la struttura che ha è diventato un attaccante di peso, un numero 9. Salvatore nasce esterno,
parlando di caratteristiche, ha una tecnica sopraffina. Vede il gioco. È stato giusto metterlo lì a fare il regista della squadra. Siamo usciti da una situazione economica o comunque di vita un po’ difficile, quindi al pallone noi dobbiamo tutto. Il calcio è la nostra vita, era il nostro unico obiettivo e
diciamo che ci siamo riusciti".

L'Unipol Domus: "Quando attacchiamo di qua, sotto la nostra curva, la mia zona o almeno quella che mi piace di più, è quella più vicina all'area, tra l'area e il cerchio del centrocampo verso sinistra, dove devo far gol o creare qualche assist per i miei compagni. La distanza tra  il nostro campetto e qua è tanta
perché come si dice in gergo di pastasciutta ne abbiamo mangiata, però allo stesso tempo è anche poca perché comunque quello che accomuna il campetto a quello che viviamo oggi è poca perché la passione è sempre quella. Sicuramente il talento alla base ci deve essere. Però non basta perché sicuramente ci deve essere una determinazione, una testa per fare il professionista che a volte non tutti riescono ad avere e non riescono a mettere in pratica un po’ il senso di responsabilità verso il tuo lavoro. E poi secondo me ci vuole un pizzico di fortuna. Mi ricordo quando ero piccolo
e facevo le partitine di talento, ce n'era veramente tanto, cioè secondo me una decina dal mio quartiere poteva riuscire a fare la Serie A
la Serie B, la Serie C o comunque il calcio a livello professionistico. Però ci sono ci sono tante componenti, tra cui la fortuna e la mentalità che devi avere
che ti portano magari a fare delle scelte sbagliate. Sono tante componenti secondo me che che ci devono essere, che ti devono capitare per diventare un calciatore ad alti livelli. Io e i miei fratelli abbiamo avuto la fortuna di incontrarci due anni fa, sia all'andata che al ritorno, un Sampdoria - Spezia o uno Spezia - Sampdoria dove loro due giocavano insieme a Spezia e io giocavo nella Sampdoria. Hanno perso perché io sono il più forte della famiglia. Scherzo (ride, ndr). Però, a parte gli scherzi, non ce lo saremmo mai immaginato onestamente. Sapevamo di avere una base di talento e siamo stati bravi,  ma siamo stati accompagnati dai nostri genitori alla grande: sono stati un perno fondamentale per la nostra crescita e per il nostro cammino".

Il numero 94: "Il 94 è un numero speciale per noi. Oltre a me che ho il 94 ce l’hanno anche i miei fratelli perché rappresenta il nostro quartiere che si chiama Cicero 94. Rappresenta le nostre radici, la nostra provenienza, ci fa ricordare un po’ l'infanzia e da dove veniamo. Per noi
è il quartiere più bello del mondo, anche se pieno di difficoltà. Noi ci teniamo a far vedere anche la nostra vicinanza a tutte le persone del nostro quartiere.
Sicuramente questo rapporto che abbiamo noi fratelli con la nostra terra, l’ho ritrovato anche qua in una popolazione che è molto legata
alle proprie radici, alla propria terra e anche per questo ci sono tanti prodotti ai quali loro ci tengono tantissimo".


Il sogno Nazionale: "Sicuramente più lontano possibile, cioè il sogno di ogni ragazzino è sicuramente vestire la maglia della Nazionale. Poi in famiglia in due ci sono già riusciti. Penso che non posso finire la carriera senza indossare la maglia della Nazionale perché gli altri due mi prenderebbero in giro a vita. Secondo me il calcio  ti dà tanto, però ti toglie anche. Sicuramente ti fa crescere prima. Faccio un mio esempio: io  ho 23 anni, ho già girato dieci città. Come fai a creare un'amicizia o un legame forte con una persona o con più persone? Sono fortunato ad avere dei fratelli, quindi di conseguenza
magari quello che mi ha tolto la mia vita calcistica, a livello di amicizie, me l'hanno data i miei fratelli. Quello che direi a Sebastiano piccolo
è sicuramente di inseguire i propri sogni, credere nei propri sogni e in quello che si fa al cento per cento e avere sempre la testa sulle spalle. E' importante divertirsi perché una volta che ti diverti vivi la vita al di fuori del tuo lavoro con più spensieratezza, con più serenità".