Vittorio Sanna: "Il nuovo Cagliari? Un’opera aperta che deve continuare a crescere"

Vittorio Sanna: "Il nuovo Cagliari? Un’opera aperta che deve continuare a crescere"TUTTOmercatoWEB.com
Oggi alle 21:45News
di Vittorio Arba

Nel suo "Commento a Caldo" per Galleria Progetti, il giornalista Vittorio Sanna ha analizzato il successo del Cagliari contro il Verona di ieri sera, con la sfida dell'Unipol Domus conclusasi sul punteggio di 4-0. Di seguito le sue parole, sintetizzate da TuttoCagliari.net: "C'erano molti dubbi su quella che poteva essere la reazione del Cagliari a un momento così magico, così positivo, dopo le due vittorie di prestigio contro Juventus e Fiorentina. E c'era molta curiosità nel vedere anche che tipo di Cagliari si sarebbe proposto nella gara contro il Verona. Una gara che si annunciava “sporca”, difficile da questo punto di vista, perché è una di quelle partite in cui ti giochi la salvezza e, comunque sia, Cagliari-Verona era una sfida salvezza già all’inizio. Tant’è vero che, per lungo tempo nel corso della gara, è stato uno di quei match dove non ci sono grandi spettacoli da concedere. Il Cagliari ha saputo aspettare, ha saputo anche lasciare sfogare il Verona nel tentativo di credere di poter ottenere un risultato, ma ha continuato ad avere la sua filosofia: quella di ripartire in modo educato, evidente e pratico, in modo efficace, per tentare poi di vincere la partita. Nel primo tempo ha saputo fare quello che era utile fare nelle poche occasioni avute: prima il gol del vantaggio, ottenuto con una trama che ha portato alla conclusione di Mazzitelli, ancora lui a segno, che ha permesso di attaccare con tanti uomini e di portare il Cagliari in avanti, tanto da poter – ogni volta che recuperavi palla – ripartire con tutta la squadra, così come difendevi con tutta la squadra. Poi la prodezza di Kilicsoy in chiusura di tempo: un 2-0 che ti mette al sicuro il risultato, almeno parzialmente, ma che diventa un punteggio da gestire. Diventa solamente da gestire nel momento in cui arriva l’espulsione, e lì c’è il pericolo: il pericolo che quello che non hai fatto in settimana, cioè adagiarti sui risultati, tu possa farlo durante la partita. Nel tentativo di gestirla rischi che cali il ritmo, cali la tensione e concedi al Verona di rientrare in gara. Non succede tutto questo. Non succede per due motivi. Intanto la squadra mostra di essere matura e di continuare comunque a inseguire il gol, magari non con la stessa ossessione e lo stesso fraseggio, ma con la solita verticalizzazione opportuna ogni tanto e la ricerca della rete. E poi i cambi: cambi che danno stimolo alla squadra, perché fai entrare giocatori che, anche in una partita già quasi finita, hanno qualcosa da dire. Escono quelli che sono appagati, quelli che hanno già realizzato il gol; ne entrano altri che invece vorrebbero mettersi in evidenza, in quella che diventa una sana concorrenza, il desiderio di poter contribuire alle vittorie. Non è un caso che segni Sulemana, anche se poi di fatto è un caso: il gol è quasi del tutto di Adopo sul calcio d’angolo di Esposito. Segna Idrissi, che entra in partita e poi realizza il gol.

Sul cross per il gol di Idrissi c’è Zappa, entrato nel finale. Come vedete, partecipazione di tutti a una vittoria che poi diventa una vittoria sonora: un 4-0 che dice tanto di quello che il Cagliari, in questo momento, sta riuscendo a fare. Ma è proprio quando le cose vanno bene – così come, quando andavano male, si cercava comunque di identificare gli spiriti giusti – che bisogna assolutamente avere un’ossessione. L’ossessione del Cagliari deve essere crescere. Era da almeno 16 anni che il Cagliari non era in crescendo con i risultati. È capitato con Maran che avesse avuto un grande girone d’andata, ma poi gradualmente è andato a calare. È dai tempi di Ballardini prima e di Allegri poi che il Cagliari non cresce di rendimento da una settimana all’altra, step dopo step. Questo processo di crescita deve continuare, deve diventare la filosofia della squadra, deve diventare un’ossessione. Deve diventare lo spirito di una squadra che rappresenta un popolo, deve diventare il messaggio per tutti quelli che tifano Cagliari: con le difficoltà, con la sofferenza, dovendo affrontare squadre più forti, dovendo talvolta anche ingoiare le partite che vanno male, ma con l’obiettivo di crescere sia quando vinci sia quando perdi. È quello che si diceva in passato, per rincuorare la squadra: l’importante è crescere. Andavi a identificare quali erano gli aspetti positivi. Lo diciamo anche adesso: dobbiamo goderci il momento, ma andare a vedere dove puoi crescere, quindi identificare ancora margini di miglioramento, la possibilità di far crescere individualmente i singoli giocatori e far crescere insieme l’intera squadra. È un processo naturale. È un processo che deve diventare naturale. È la nuova identità di un Cagliari che ha fatto una scelta coraggiosa all’inizio della stagione, scelta che sta pagando, ma che non può accontentare nessuno. Deve essere un discorso aperto, un’opera aperta, come avrebbe detto a suo tempo Umberto Eco".