Abeijon: "Dovevo dar retta a Cellino. Nel 2015 allenerò il Cagliari"
Diceva di avere la maglia rossoblù appiccicata sulla pelle. Giocava col cuore e faceva della grinta la sua forza. Un gladiatore in mezzo al campo, così trascinava i compagni e i tifosi. Legna e legnate. I piedi non erano certo quelli del fuoriclasse. Spesso, però, gli capitava di segnare gol decisivi. E ogni volta scendeva giù la Curva Nord.
Per tutti era il Guerriero. Otto stagioni indimenticabili (dal 1998 al 2006) prima di lasciare il Cagliari e un mare di rimpianti. Impalpabile l'esperienza poi con l'Atalanta, inevitabile il ritorno nel suo Paese, l'Uruguay.
Ma che fine ha fatto Nelson Abeijon?
«Ho 37 anni portati benissimo, giusto un filo di pancetta. Ho smesso di giocare a calcio la scorsa estate, il River Plate è stata la mia ultima squadra. Ora sto facendo il corso per il patentino di allenatore e - udite udite - ho aperto un ristorante a Montevideo, si chiama Barbacoa. La carne è ottima e prima o poi cucinerò anche il maialetto».
Insomma, Abeijon, ha sempre la Sardegna nella testa.
«No no, c'è l'ho proprio dentro. Sono passati cinque anni da quando sono andato via, ma il cuore è ancora lì. I miei figli poi sono sardi e a Cagliari ho trascorso gli anni più belli della mia vita».
E vissuto l'addio più triste.
«Ogni tanto ci penso e ancora mi viene il magone. Se solo avessi dato retta al presidente Cellino forse sarei ancora lì, a combattere con Conti, Agostini e Cossu, miei ex compagni, o magari allenerei i bambini del Cagliari assieme a Lopez. È stata solo colpa mia. E sa qual è il più grande rimpianto?
Sentiamo.
«Non aver salutato i tifosi come avrei voluto. Ma è successo tutto così in fretta o forse in cuor mio speravo di tornare, come già era successo una volta. Sarebbe stato bello giocare una sorta di partita d'addio, pagherei per farla. Anzi, ne approfitto per lanciare un appello: se per caso qualcuno dovesse organizzare una gara con ex rossoblù, che ne so, magari per beneficenza, chiamatemi, io ci sono».
Qual è il momento in rossoblù al quale è più legato?
«Sono stati tanti. Certo la promozione in serie A non me lo scordo più. Ragazzi, quello era proprio un grande Cagliari. C'erano Zola, Suazo, Esposito, Langella, Lopez, già Conti e Agostini. E Abeijon naturalmente. Qualche volta rivedo alcune immagini su You Tube e mi commuovo. Il passato è per me una dolcissima ferita».
Allora parliamo del futuro.
«Allenerò il Cagliari».
Prego?
«Me lo sento proprio: nel 2015 sarò io l'allenatore del Cagliari». Intanto si allena tra i fornelli.
