ESCLUSIVA TC - ARRIGO SACCHI: "La Juventus ha il vantaggio di non giocare le coppe. Garcia dovrà ricalcare le orme di Spalletti: l'anno scorso il Napoli ha proposto il calcio migliore d'Italia. Ranieri è la certezza assoluta del Cagliari"
La sua fama lo precede. Arrigo Sacchi non ha bisogno di presentazioni, perché ha marchiato a fuoco il suo nome nel grande libro della storia del calcio.
Tecnico rivoluzionario, alfiere del calcio champagne, del pressing alto e della mentalità offensiva (da applicare, senza distinzioni, tanto in casa quanto in trasferta), il profeta di Fusignano può a tutti gli effetti essere definito come colui che, più di ogni altro, ha importato il “calcio totale” nel Belpaese. Supremazia del collettivo sul singolo, interscambiabilità dei ruoli, approccio aggressivo in qualsiasi partita e contro qualsiasi avversario sono tra i precetti fondamentali della filosofia sacchiana.
A prescindere da ogni considerazione proveniente da estimatori/discepoli - numerosissimi - o detrattori (il partito del “con quei giocatori avrei vinto anch’io”) della scuola di pensiero varata dal tecnico romagnolo, l’influenza del “terremoto-Sacchi” su usi, costumi e abitudini inveterate del calcio italiano è stata innegabile.
Arrigo, come vede il campionato che sta per iniziare? Quale squadra collocherebbe in pole position nella lotta al tricolore?
“Direi di attendere la fine della campagna acquisti prima di esprimere un parere definitivo. Certamente il Milan ha cambiato molto, quindi occorrerà un po’ di tempo per l’amalgama. All’Inter manca ancora un attaccante, ma mi sembra una squadra senz’altro competitiva. La Juventus, oltre ad avere ottimi giocatori, ha il plus di non disputare le coppe europee. Il che, tradotto in moneta sonante, significa 7-10 punti potenziali di vantaggio sulle concorrenti.
Per quanto riguarda il Napoli, il cambio di allenatore non è sempre una cosa facile da assorbire. La speranza è che Rudi Garcia possa fare bene, ma dobbiamo partire dal presupposto che i partenopei l’anno scorso hanno fatto un campionato straordinario, giocando il miglior calcio d’Italia: non so se quest’anno riusciranno a ripetere l’exploit. Con Spalletti gli azzurri hanno incantato, bandendo i tatticismi e mettendo in mostra una fortissima motivazione, un elevato spirito di squadra e un gioco ben definito. Tutti valori che non costano nulla, ma che in Italia pochi allenatori hanno saputo propugnare.”
A proposito del Napoli, Garcia è un tecnico che ama proporre un calcio d’attacco, schierando spesso tre punte o più mezzepunte e un attaccante centrale. Potrebbe ricalcare, sotto il profilo del gioco, le orme di Spalletti?
“Garcia ha già avuto un’avventura in Italia tra le fila della Roma. In occasione di quell’esperienza è stato senza dubbio un buon allenatore, ma non era ancora uno stratega. Spero che adesso lo sia diventato, così come lo era il suo predecessore Spalletti e come tentano di esserlo anche altri allenatori in un Paese, il nostro, che in ogni sua realtà e sfaccettatura eleva il tatticismo e l’individualismo a valori assoluti. Di più: ad autentiche ragioni di vita.
Noi italiani siamo stati fra i primi a tradire lo spirito dei padri fondatori del calcio. I padri fondatori avevano pensato questo sport come un gioco nel quale era importante adottare un approccio offensivo e di squadra. Noi invece abbiamo sdoganato, all’estremo opposto, un calcio individualista e difensivo. In più spesso abbiamo considerato la disonestà e la furbizia alla stregua di una virtù: se le società avevano i bilanci in rosso, beh questo da noi non era ritenuto un significativo problema.
Tuttavia oggi alcune realtà calcistiche anche piccole, come ad esempio l’Empoli e il Sassuolo - e potremmo aggiungere il Monza di Palladino - trovano la forza di scendere in campo senza timori reverenziali per giocarsi la partita a viso aperto. Tutto questo è possibile grazie allo spirito di innovazione e al coraggio, ma un altro presupposto imprescindibile è la conoscenza. Senza conoscenza l’innovazione e il coraggio sono fine a sé stessi.
Questo cambio di rotta è senz’altro un passo in avanti: un tempo le squadre venivano a San Siro o a Torino a chiudersi a riccio, puntando solo sul catenaccio e sulle palle lunghe. Oggi quantomeno provano a giocarsi la partita.”
Arrigo, un suo parere sul Cagliari di Claudio Ranieri. Secondo lei con quali presupposti si presenta ai blocchi di partenza del nuovo campionato di serie A?
“Lei chi mi ha nominato un secondo fa?”
Il tecnico, Claudio Ranieri.
“Ecco, questa è la garanzia, la certezza assoluta.”
