ESCLUSIVA TC - SANDRO TOVALIERI: "Il Cagliari soffre per diverse ragioni: manca un po' di qualità, la condizione fisica non è al top, si sente l'assenza di Lapadula. Shomurodov? Se la squadra giocasse meglio anche lui si metterebbe più in mostra"
Il “Cobra” suona la carica.
Tanti anni fa i suoi morsi velenosi stavano per regalare al Cagliari di Carletto Mazzone una salvezza da urlo, resa possibile da un girone di ritorno giocato a ritmi forsennati e nobilitato da una media punti quasi da Champions League. Poi arrivò il famigerato spareggio di Napoli, il 15 giugno 1997, a strozzare in gola i sogni di gloria e di rinascita.
Dopo la sconfitta col Piacenza Sandro Tovalieri abbandonò la Sardegna, divenuta per lui come una seconda casa grazie al rapporto viscerale che si era creato con la gente e con la tifoseria cagliaritana. Oggi il bomber di Pomezia esorta i rossoblù, sprofondati in coda alla classifica, a rialzarsi e a lanciare la rimonta. Dispensando ottimismo e positività da tutti i pori.
Sandro, come si spiega un avvio di campionato così negativo per il Cagliari? Segna col contagocce, subisce tanto, va spesso in confusione, gioca un calcio balbettante e appare estremamente fragile dal punto di vista emotivo…
“Senz’altro l’inizio non è stato dei migliori. Con la complicità anche di un calendario quantomai in salita. Va detto, tuttavia, che quando il Cagliari si è misurato contro avversarie di pari valore ha disputato anche delle buone partite. Diciamo che sta pagando lo scotto del passaggio dalla serie B alla serie A. Ma il suo campionato inizierà con la Salernitana e col Frosinone. Perdere con Atalanta, Roma e Inter ci può stare. Il Cagliari ha il grande vantaggio di avere il pubblico dalla sua parte: i tifosi sostengono sempre la squadra e lasciano lavorare il mister e i giocatori. Magari alla lunga sarà una stagione di sofferenza, ma è anche normale quando si sale dalla B.
Secondo me, comunque, i rossoblù hanno alcuni elementi di valore uniti a dei giovani di prospettiva, molto interessanti anche se senza esperienza in massima serie. Si avvantaggeranno molto del rientro di Lapadula, che l’anno scorso era stato il grande trascinatore.”
La squadra si contraddistingue soprattutto per il fatto di creare poco dalla metà campo in su. Per rendersi più pericolosi in avanti si può pensare anche di cambiare modulo e disposizione in campo, magari accantonando provvisoriamente il 3-5-2 che Ranieri ha adottato nella maggior parte delle partite?
“Le cose non stanno andando per il verso giusto, quindi è possibile che il mister cambi qualcosina a livello tattico. Se Ranieri ha optato per quel modulo è perché credeva che potesse mettere i suoi giocatori nelle condizioni di difendersi e di attaccare con equilibrio. Ma non è un integralista: anche in passato quando c’era bisogno di dare maggiore stabilità alla squadra ha spesso cambiato l’assetto in campo.
Poi parliamoci chiaro: la classifica è corta. Se il Cagliari dovesse vincere contro Salernitana e Frosinone tra due settimane staremo già facendo discorsi di un altro tipo. Le dirette concorrenti sono tutte lì: non è che in fondo alla graduatoria le altre stiano marciando a gran velocità. Anche formazioni come Empoli, Udinese, ultimamente il Verona, la stessa Salernitana hanno avuto dei problemi.
Oggi le difficoltà dei rossoblù vanno ricondotte a più fattori concomitanti: sicuramente manca un po’ di qualità nello sviluppo della manovra, la condizione fisica di molti elementi non è al cento per cento, il Lapadula di turno che finalizza il lavoro dei compagni non c’è… Anche il portiere, che l’anno scorso era stato decisivo ai fini della promozione, è incappato in alcuni infortuni tecnici che hanno penalizzato lui e la squadra. Diciamo che tutti devono alzare un tantino l’asticella. Quando sali dalla B alla A devi trovare compattezza. Inevitabilmente paghi lo scotto, perché il livello qualitativo è diverso, ma poi – una volta che ti sei buttato dentro il nuovo campionato - devi cominciare a vincere le partite che puoi e devi vincere.”
Una sua valutazione, da ex bomber consumato, sull’uzbeko Shomurodov. Un giocatore fino a questo momento impiegato a fasi alterne da Ranieri e difficilmente inquadrabile anche dal punto di vista tattico. Cosa ci si può aspettare da lui, che al Genoa pareva un centravanti di razza ma che, nel prosieguo della carriera, sta faticando molto a confermarsi?
“In effetti quando arrivò a Roma, sponda giallorossa, un po’ tutti si aspettavano qualcosa in più. Negli ultimi anni non ha fatto benissimo: penso anche all’esperienza allo Spezia. Magari è uno di quei calciatori che, ferme restando le difficoltà di ambientamento in una nuova realtà, hanno bisogno di giocare un tot di partite per entrare in condizione: a quel punto possono diventare importanti e tornare assai utili alla squadra.
In questo caso non stiamo parlando di un super fuoriclasse, ma Shomurodov qualche gol in carriera l’ha fatto e allora potrebbe dare il suo contributo anche a Cagliari, giocando tanto da prima quanto, eventualmente, da seconda punta. Quello non conta molto, perché sempre di ruoli offensivi stiamo parlando.
Certo è che se i rossoblù non vincono mai la ragione non può essere ricercata nel rendimento di un singolo elemento. Se tutti alzassero il livello delle loro prestazioni anche l’uzbeko avrebbe più occasioni da rete e magari riuscirebbe a mettersi maggiormente in mostra. Allo stato attuale, con una squadra che stenta a produrre gioco e a mettere l’attaccante davanti al portiere, pure lui fa fatica.
Quando tornerà Lapadula il tandem offensivo potrebbe essere formato da lui e da Luvumbo: si tratta della coppia d’attacco più rodata, quella che l’anno scorso – specie sul finale di stagione – ha trascinato il Cagliari in serie A. Ma col passare delle giornate sarà importante anche l’apporto di Petagna, di Shomurodov, dello stesso Pavoletti.
Per la salvezza, in fin dei conti, sono fiducioso. Al timone c’è un uomo che conosco bene, e al quale tra l’altro faccio tantissimi auguri per il suo settantaduesimo compleanno. Lui è un maestro di calcio e appena pochi mesi fa, in serie B, ha compiuto un’impresa leggendaria: nessuno a metà campionato indicava il Cagliari come una delle candidate alla promozione. Ha sposato in toto la causa isolana, è amatissimo dalla gente, dopo la seconda avventura in rossoblù per sua stessa ammissione non allenerà più nessun club… Insomma, in quel di Cagliari una persona e un professionista come Claudio Ranieri non verrà mai messo in discussione.”
