Seba Esposito: "Studio per essere un vero leader. Qui c’è un popolo dietro. È come una nazionale. Non era facile dopo l’Inter"
Dal ritiro di Ponte di Legno, l'attaccante del Cagliari Sebastiano Esposito si è raccontato in una lunga intervista concessa alla Gazzetta dello Sport, affrontando diversi temi: dall'addio all'Inter alla scelta di vestire il rossoblù, passando per gli obiettivi personali e il rapporto con Fabio Pisacane. Le sue parole rilasciate a Francesco Velluzzi:
Esposito spiega la scelta del Cagliari
Sul trasferimento definitiv dall'Inter al Cagliari, Esposito non nasconde la propria serenità: "Perché giocare conta più di tutto, quindi zero rimpianti".
L'attaccante ha poi spiegato le motivazioni che lo hanno spinto a scegliere il Cagliari: "L’ho voluta. Mi sto trovando bene. E’ una piazza calda, come piace a me con una tifoseria che nel nostro stadio ci spinge molto. C’è un popolo intero dietro. Il Cagliari (che oggi si presenta in piazza a Ponte di Legno alle 21 e martedì qui riceve il Modena, ndr) è una Nazionale. Io non amo la comfort zone. Ricerco le sfide. E Cagliari, venendo dall’Inter, era la più difficile. C’è un gruppo sano che ha voglia di lavorare (ieri Zappa ha detto che vuole restare «perché amo il Cagliari e Cagliari», ndr). Sarà tosta, perché arrivare è facile, confermarsi è difficile".
Reduce da una stagione chiusa con sette reti, a un solo gol dal suo record personale in Serie A, Esposito preferisce non fissare traguardi individuali: "Se mi dite doppia cifra? Non seguo le statistiche e non mi pongo obiettivi. E non sono neppure uno che cerca di segnare a ogni costo. Se devo dire una cosa che ho in testa e che voglio salvarmi".
Oltre ai gol, il numero rossoblù tiene molto anche al gioco della squadra e alla qualità delle sue giocate: "Da trequartista l’assist mi piace (ne ha fatti sei col Cagliari nel campionato passato, ndr), la bella giocata pure e amo rischiare".
Il rapporto con Pisacane e il ruolo da leader
Nel gruppo, Esposito si è ritagliato anche un ruolo di riferimento per i compagni più giovani, come Mendy e Trepy. Una responsabilità che ha chiesto personalmente al club: "Dopo un colloquio con la società ho chiesto di essere più responsabilizzato nel ruolo. Di essere leader. Come Deiola, Caprile. Mi piace, aiutarli e bacchettarli anche perché, pur avendo solo 24 anni, qualche partita ce l’ho nel curriculum".
Infine, l'attaccante ha raccontato il rapporto con l'allenatore Fabio Pisacane, nato in maniera piuttosto movimentata ma oggi diventato molto solido: "Con il mister come va e come ci parliamo? In napoletano. Quando siamo io e lui sempre. Ora va benissimo. Ha equilibrio ed è bravo nella gestione di spogliatoio e situazioni. Ma pensi che tutto è cominciato con uno scontro. In Verona-Cagliari mi fece riscaldare senza poi farmi entrare. Poi ci fu un diverbio. Allora sono andato nel suo stanzino a chiedergli spiegazioni. Ci siamo confrontati. E’ uno schietto, vero. Ci siamo capiti e adesso è un bel rapporto".
