Gigi Riva: "L'infanzia, i pastori, De Andrè e...i sardi"
A distanza di 60 anni esatti dal suo esordio con la maglia del Cagliari, il giornalista locale Vittorio Sanna ha intervistato il campione di tutti i sardi, Gigi Riva. Come sempre, Rombo di Tuono non è mai banale e, seppur siano stati realizzati diversi servizi sulla sua vita, non è mai banale quando si racconta:
LE DISGRAZIE D'INFANZIA. "Volevo allontanarmi dal mio paese per le troppe disgrazie, in un posto dove altre sciagure non avrebbero potuto raggiungermi. Dopo che persi mio padre, mia sorella e mia madre, decisi che era arrivata l'ora di andare via".
LE RESPONSABILITA'. "Quando a 14 anni portai il primo stipendio a casa ne fui orgoglioso, ben 37 mila lire. Mi sentii più grande, più maturo. Avendo tre sorelle più piccole per me era importante sentirmi tale".
I PRIMI AMICI. "Cappellaro il primo amico nella squadra, dormivamo insieme in stanza. Mi caricava e mi incoraggiava. Anche da Silvestri ho imparato tanto, specie dai calci nel sedere che ho preso. Penso che fu mandato da mio padre. Stravedeva per me. Era rigido, duro, tirava persino qualche pugno se non seguivi le sue direttive".
QUANDOTI SEI SENTITO SARDO? "Da subito. Dimostrai questo quando rifiutai i trasferimenti nell'Inter e nella Juventus. In tanti mi dissero che sbagliavo".
LE AMICIZIE CON I PASTORI. "Prendevo la macchina, da solo, ed andavo nei posti lontani e sconosciuti della Sardegna. Conobbi vari pastori che mi invitavano a pranzare con loro. Dopo un'iniziale timidezza, ho avuto modo di stringere ottimi rapporti con alcuni di loro".
DE ANDRE'. "Abbiamo entrambi avuto problemi durante l'infanzia. Ci siamo conosciuti un giorno e la prima mezz'ora fu particolare perchè nessuno dei due parlava. Poi diventammo grandi amici. Nel sogno mi capita ancora di calciare il pallone".
IL PIU' GRANDE SARDO CHE HAI CONOSCIUTO. "Ho un nome, ma ho paura a pronunciarlo".
