Nevio Scala: "Il mondo del calcio non mi manca: ha segnato un'epoca meravigliosa della mia vita, ma ora mi godo la mia famiglia e i miei vigneti. E auguro al Cagliari, in memoria dei vecchi fasti, di tornare presto a essere grande"
Figura mitologica e iconica degli anni Novanta, condusse una realtà “defilata” e provinciale come quella del Parma Calcio fino all’eldorado della gloria europea. Un’ascesa dall’anonimato al Paradiso clamorosa e vertiginosa: dai campi spelacchiati della serie B dell’epoca al trionfo in Coppa delle Coppe e in Coppa Uefa.
Nevio Scala, allenatore rivoluzionario e “deus ex machina” di un miracolo forse irripetibile nel calcio moderno, oggi culla i ricordi delle sue imprese tra i dolci colli Euganei che gli hanno dato i natali, immerso in un eden naturale che è il perfetto buen retiro di un ex condottiero senza macchia e senza paura di sognare. I suoi vini, che produce con la stessa passione ruspante che lo animava quando sedeva in panchina, sono il suo nuovo sogno, il suo “qui e ora”. Ha fondato l’azienda vinicola Nevio Scala, così lontana “dal mondo patinato e privilegiato del pallone”, come si legge sul sito ufficiale. E, mentre imbottiglia prodotti dai nomi poetici ed evocativi - da “Cóntame” a “Diletto” - probabilmente ogni tanto rivolge gli occhi al cielo terso sopra i suoi vigneti e ripensa a quando la sua corazzata fatta in casa, cresciuta a forza di pane e prosciutto di Parma, faceva tremare il mondo.
Nevio, in tutta sincerità: le manca il mondo del calcio - viene da dire: questo mondo del calcio - ora che ha trovato un nuovo equilibrio puro e agreste, circondato dalle bellezze della natura e avvolto dal calore della sua terra natia?
“No, non mi manca assolutamente. Ha rappresentato un periodo lungo e assai gratificante della mia vita, ma ora amo gestire la mia azienda vinicola assieme ai miei ragazzi e alla mia famiglia. Il calcio è stato una parentesi bellissima, che tuttavia non mi crea alcuna dipendenza. Certamente ricordo con gioia l’epopea del mio Parma: in Emilia ebbi la fortuna di incontrare un gruppo di validissimi calciatori che, tengo a rimarcarlo, prima di tutto erano uomini. Uomini veri. Pertanto era molto semplice per me allenarli. Nacque una stima reciproca e incondizionata tra di noi: io per ragioni anagrafiche ero un po’ il loro papà. Ma, di fatto, eravamo un gruppo di grandi amici.
Dal punto di vista tattico mi piace sottolineare che concedevo ai miei calciatori la libertà di inventare ciò che il loro estro e il loro talento gli ispirava. L’eccessiva rigidità di schemi e moduli meccanizzati non porta da nessuna parte: i miei scendevano in campo e si divertivano, e questo gli dava tanta energia e felicità. Naturalmente c’erano delle direttive generali a cui tutti dovevano attenersi, ma ciò non impediva ai singoli di tentare un dribbling o un tunnel quando il loro istinto glielo suggeriva. Ecco, questa filosofia oggi è praticamente scomparsa. Le giocate funamboliche e fantasiose sono merce sempre più rara.”
Segue ancora la serie A e le coppe europee? Qual è la sua idea sulla qualità e sull’appeal dell’attuale campionato italiano?
“Seguo soprattutto il Parma, che è un pezzo del mio cuore. Ma il calcio attuale avrebbe bisogno di fare un grande passo indietro e di recuperare alcuni valori fondanti che erano la cifra distintiva della nostra epoca. E la benzina per il nostro motore. Del resto oggi la società, al di fuori dal calcio, sta vivendo un momento terribile. E lo sport - in questo caso il mondo del pallone - ne è lo specchio fedele.”
Le è mai capitato di veder giocare il nuovo Cagliari di Fabio Pisacane? Come giudica il lavoro del tecnico napoletano - esordiente nella categoria regina - e di cosa ha bisogno la squadra rossoblù per poter ambire a posizioni di classifica più nobili, come da anni richiedono a gran voce i suoi tifosi?
“Il Cagliari negli ultimi tempi sta incontrando un po’ di difficoltà, anche se non so bene per quale motivo. Non mi voglio addentrare in questioni societarie che non sono di mia competenza. Però quella isolana è sempre stata una squadra particolarmente simpatica: io ricordo il Cagliari di Nené, di Riva e di Greatti, che all’epoca in cui ero calciatore imponeva la sua legge in tutta Italia. Ecco, dopo quegli anni ruggenti c’è stato un periodo di declino. Ora il club sardo sta cercando di stabilizzarsi e di attestarsi su posizioni di classifica un po’ più tranquille. Non conosco l’ambiente e le vicende rossoblù dall’interno, quindi non saprei formulare un giudizio tecnico-tattico, però personalmente mi auguro che il Cagliari torni presto a essere grande come era tanti, tanti anni fa.”