IL CORAGGIO DI VINCERE

IL CORAGGIO DI VINCERE
Oggi alle 00:45Il punto
di Vittorio Sanna
Vittorio Sanna, giornalista e scrittore, per i tifosi rossoblù "la voce del Cagliari". Nella sua trentennale carriera ha raccontato in radiocronaca oltre 700 partite, quasi 600 in serie A. Uno dei più accreditati storici del Cagliari

 di Vittorio Sanna

Il calcio, spesso, premia chi ha il coraggio di non ascoltarlo. Fabio Pisacane lo sapeva. E lo ha dimostrato. Contro tutto e contro tutti, contro il pensiero comune, contro quelle gerarchie che nel calcio diventano verità ancora prima di essere verificate. Ha lasciato inizialmente in panchina Marco Palestra, uomo chiave nelle strategie della squadra, e ha scelto Paul Mendy dal primo minuto in attacco, all’esordio da titolare. Una decisione forte, quasi provocatoria, soprattutto perché andava contro i desideri di una parte della piazza che chiedeva Kilicsoy.

Se il risultato non fosse stato quello che è stato, oggi parleremmo di altro. Di azzardo, di errore, forse anche di presunzione e incompetenza. E invece si parla di coraggio. Perché nel calcio la differenza, troppo spesso, la fa il risultato.

Pisacane ha scombinato i piani dell’Atalanta, preparata per neutralizzare Palestra e costretta invece a ripensarsi da subito. Mendy, libero da riferimenti, ha colpito immediatamente. Due volte. Una doppietta che ha cambiato la partita prima ancora che potesse iniziare davvero. Il doppio vantaggio ha dato al Cagliari una spinta emotiva enorme, ma anche una responsabilità: gestire una gara contro una squadra forte, organizzata, abituata a non perdere il controllo. L’Atalanta ci ha messo almeno mezz’ora per riorganizzarsi, ma poi ha trovato spazio, approfittando di qualche sbavatura difensiva e soprattutto di quei contropiedi rossoblù non sfruttati che avrebbero potuto chiudere il match.

Ed è lì che la partita è diventata battaglia. Perché il coraggio non è solo nelle scelte iniziali, ma anche nella capacità di reagire agli imprevisti. L’infortunio di Mendy, l’ennesimo, avrebbe potuto spezzare l’equilibrio emotivo della squadra. Invece Pisacane ha risposto con un altro inserimento decisivo: Borrelli.

E Borrelli ha risposto da attaccante vero. Gol. Su un’azione costruita da Folorunsho.
Nuovo vantaggio. Nuova partita. Da quel momento in poi è stato assedio. Atalanta avanti, Cagliari a resistere. Ma non solo difesa: anche ripartenze, anche coraggio nel tenere viva la partita fino all’ultimo secondo.  Dentro la sfida c’è stato di tutto: errori sotto porta, grandi parate di Caprile, ancora infortuni muscolari – un’epidemia ormai – e una gestione nervosa che ha reso ogni minuto pesante.

L’ingresso di Palestra ha poi cambiato di nuovo lo scenario, trovando scoperti gli esterni dell’Atalanta. Il Cagliari ha avuto anche l’occasione di chiudere definitivamente la gara, ma non ci è riuscito. E allora è rimasto solo un modo: resistere. Con il coltello tra i denti.

I tre punti, alla fine, sono oro. Portano il Cagliari a +8 dal terzultimo posto.
Nella gestione Giulini, meglio avevano fatto solo Maran e Rastelli. Numeri che pesano. Numeri che danno prospettiva. E che, almeno per un po’, allontanano le critiche preconcette. Quelle che tornano sempre, puntuali, come alghe sulla spiaggia alle prime difficoltà. Ma intanto il Cagliari si prende respiro. E i menagramidovranno cercare altro lavoro. Perché al buio, al negativismo, alle previsioni catastrofiche, si è risposto nel modo più semplice e più difficile: con il coraggio.L’unico modo per allontanare la paura.