Pisacane a Sky Calcio Unplugged: "E' stato un campionato intenso ma vero, non solo professionale ma umano"
Ospite del podcast Sky Calcio Unplugged, Fabio Pisacane ha raccontato la sua stagione alla guida del Cagliari Calcio, soffermandosi sull’evoluzione del suo approccio tattico e umano alla gestione della squadra.
L’allenatore, protagonista di un’annata positiva in Sardegna, ha descritto il proprio calcio come un progetto fondato sulle relazioni e sulla costruzione del gruppo, più che sui soli aspetti tecnici. Il confronto è arrivato a pochi giorni dalla vittoria ottenuta in casa del Milan, risultato che ha inciso in modo significativo sulla classifica e sugli equilibri del campionato.
Nel corso dell’intervista, Pisacane ha anche offerto una lettura più ampia della Serie A, sottolineando come la stagione abbia valorizzato le idee degli allenatori e la loro capacità di incidere sui risultati. Di seguito un estratto delle sue parole.
Intervista a Fabio Pisacane
Mister, questa stagione sembra aver chiuso un cerchio importante. Che sensazioni porta con sé?
“È stata la fase che ha chiuso il cerchio. Ai nastri di partenza avere di fronte calciatori con esperienza in Serie A crea perplessità nei ragazzi, ma sono riuscito da subito a entrare nella loro testa e far capire che non erano lì di passaggio. Avevo bisogno di loro, perché poi sono loro che vanno in campo.”
Cosa fa davvero la differenza in un campionato così equilibrato?
“Nel calcio, nei momenti di difficoltà emergono le squadre che hanno una connessione vera. Tatticamente tutti sono preparati, ma è riduttivo fermarsi lì.”
Il primo giorno in Serie A quanto è stato pesante?
“Il primo giorno quasi non lo ricordo più, ma è stato quello con più adrenalina e tensione. L’impatto con il gruppo, i retropensieri… in Serie A tutto pesa di più: responsabilità, aspettative, parole e silenzi.”
Che stagione è stata, alla fine?
“Un campionato intenso ma vero, non solo professionale ma umano. Questo ci ha permesso di raggiungere un obiettivo tra tantissime difficoltà.”
Che idea si è fatto del suo percorso da allenatore?
“Da calciatore si intuiva qualcosa, ma da allenatore è un salto imprevedibile. Ho capito subito di avere davanti un allenatore vero, con idee chiare e capacità di coinvolgere il gruppo.”
Anche lo staff ha avuto un ruolo centrale?
“Ho scelto professionisti eccellenti, ma prima ancora ho scelto persone. Perché le persone nei momenti difficili fanno la differenza: alcune portano punti, altre li tolgono.”
A Napoli, alla prima giornata, avete fatto scelte coraggiose. Le rifarebbe?
“Non bisogna confondere il coraggio con l’estetica. Il coraggio è leggere il momento. A Napoli sentivo che serviva un atteggiamento non remissivo. Poi nel calcio anche quando fai le cose giuste può andare diversamente.”
Si è parlato molto della presenza di tanti giovani italiani.
"La soddisfazione più grande è stata vedere tanti italiani in campo. E anche il lavoro tra prima squadra e Primavera ha funzionato: alcuni ragazzi sono stati pescati nei momenti di emergenza e hanno risposto presenti.”
Il successo a San Siro contro il Milan cosa rappresenta?
"Ho usato il ‘forse’ per restare autentico, ma vincere a San Siro dopo tanti anni per il Cagliari è una cosa enorme. Abbiamo giocato bene e meritato, con tanti giovani italiani in campo.”
