Sebastiano Esposito a PodCasteddu: "Mi piacciono le piazze calde dove c’è amore e dibattito, anche per questo il Cagliari mi ha convinto"

Sebastiano Esposito a PodCasteddu: "Mi piacciono le piazze calde dove c’è amore e dibattito, anche per questo il Cagliari mi ha convinto"TUTTOmercatoWEB.com
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di Martina Musu

Condotto da Alessandro Spedicati e prodotto da Eja TV per Cagliari Calcio Media House, il quarto episodio di PodCasteddu vede protagonista Sebastiano Esposito, in un dialogo che intreccia radici, carriera e identità. Di seguito un estratto.

L’intervista si apre con una riflessione evocativa sul legame tra calcio e territorio, quasi come un’energia sotterranea: una metafora che Esposito accoglie con sorpresa e silenzio iniziale. “La tua intro mi ha fatto stare in silenzio per abbastanza, quindi per adesso è calmo”, commenta sorridendo, riconoscendo però di sentirsi rappresentato dall’immagine del vulcano: “Quando si parla un po’ della mia città, della mia infanzia, ho sempre i brividi”.

Il legame con Castellammare resta fortissimo: “Vengo da una città per me bellissima”, dice, pur sottolineando come non sempre venga valorizzata a pieno. Un rapporto con il territorio che accomuna molte realtà, ma che nel suo caso è stato accompagnato da un distacco precoce: “Siamo andati via quando io avevo otto anni”.

Il calcio, nella famiglia Esposito, non è mai stato una scelta forzata ma una presenza naturale. “Abbiamo sempre mangiato pane e pallone”, racconta, evidenziando come oggi quella passione sia diventata anche una professione: “Ad oggi fortunatamente mangiamo grazie al pallone, siamo dei privilegiati per questo”.

Ripercorrendo le origini familiari, emerge la figura del nonno, simbolo di un’altra epoca: “Mio nonno faceva di tutto per giocare a calcio, nascondeva i vestiti a casa dei compagni pur di andare a giocare”. Una passione così forte da accompagnarlo per tutta la vita, anche oltre il campo.

Fondamentale anche il ruolo del padre, che ha scelto un approccio particolare nell’educazione calcistica dei figli: “È sempre stato fuori per sua scelta, per non darci pressione e lasciarci liberi”. Una decisione che Esposito considera decisiva: “Secondo me è stata la nostra fortuna”.

Il trasferimento dell’intera famiglia quando era ancora bambino ha rappresentato un momento cruciale: “Avevo già questa responsabilità dentro: ho fatto trasferire tutta la mia famiglia, se non ce la faccio devo farcela”. Una pressione interna, però, gestita in un ambiente familiare che lui descrive come equilibrato e sereno.

Il suo percorso calcistico prende forma presto, passando dal Brescia fino all’Inter. Un passaggio importante arriva quando rifiuta un’offerta dei nerazzurri per rispettare un impegno già preso: “Abbiamo già dato la parola al Brescia, non possiamo fare brutta figura”.

All’Inter vive anni fondamentali: “Quando entrai nel centro sportivo dissi: wow, dove sono finito”. Qui debutta in prima squadra e accumula esperienze importanti: “Ho fatto otto anni, poi l’esordio con la Primavera, la prima squadra, l’Europa League”.

Segue poi una fase di crescita più complessa, tra prestiti e cambi di contesto. Esposito non nasconde un’autocritica sincera: “Il 70% è colpa mia e il 30% poteva essere gestito meglio”. Un passaggio che segna una presa di consapevolezza importante, anche legata alla giovane età: “Ero immaturo, avevo 18 anni, ci può stare”.

La scelta di andare all’estero diventa quindi un punto di svolta: “Ho deciso di andare fuori per staccarmi da questo mondo un po’ così”. Tra Basilea e Anderlecht, trova esperienze diverse che lo arricchiscono: “Sono stato benissimo, tutti mi volevano bene, è stata una città che mi è rimasta nel cuore”.

Il ritorno in Italia lo porta a vivere varie tappe, tra cui Bari, Sampdoria ed Empoli. In particolare, racconta con entusiasmo il periodo a Genova: “Mi sono innamorato della Sampdoria… e anche della città”. Un ambiente che ha inciso anche nella sua vita personale.

Arrivando alla scelta del Cagliari, Esposito sottolinea il ruolo delle persone e dell’ambiente "Mi piacciono le piazze calde, con pressione, dove c’è amore e dibattito, anche per questo il Cagliari mi ha convinto di fronte ad altre ipotesi. Ho trovato qui un ambiente ideale, e conoscevo già molti compagni per via del percorso nel calcio, stiamo lavorando per raggiungere l’obiettivo e possiamo farlo solo insieme alla nostra gente che invito a sostenerci sempre come è loro abitudine”.”. Fondamentale anche il dialogo con dirigenti e staff: “Il direttore è stato una parte fondamentale per venire qua”.

L’inserimento nello spogliatoio è stato facilitato dalla presenza di compagni già conosciuti: “Conoscevo praticamente tutti, almeno una partita l’avevo giocata con loro”. Questo ha contribuito a creare un gruppo solido: “Siamo un gruppo sano, difficile da trovare”.

Il rapporto con l’allenatore Fabio Pisacane è descritto come diretto e costruttivo: “Abbiamo un bellissimo dialogo, sempre nel rispetto dei ruoli”. Sul piano tecnico, riconosce un cambiamento nel suo ruolo: “Mi chiede più sacrificio, anche di giocare più lontano dalla porta”.

Guardando alla stagione, Esposito mantiene equilibrio e autocritica: “La maglia la sudo abbastanza”. Nonostante qualche difficoltà e momenti altalenanti, rivendica il proprio contributo: gol, assist e soprattutto lavoro per la squadra. “Se c’è lo spirito giusto, i gol arriveranno”.

Tra i momenti più significativi, il gol contro il Como viene raccontato con sorpresa: “Non è una delle mie caratteristiche, ma alla fine ho fatto anche tre gol di testa l’anno scorso, quindi devo crederci di più”.

Oggi, a 24 anni, il suo approccio è più maturo e consapevole: “Non faccio progetti a lungo termine, preferisco guardare stagione per stagione”. Restano però obiettivi chiari: “Voglio rivestire la maglia della Nazionale e giocare la Champions”.

Infine, il legame con Cagliari e i suoi tifosi si rafforza attraverso l’esperienza dell’accoglienza: “Quando si sono aperte le porte ho visto tanta gente, è stato bellissimo”. Un ambiente che rispecchia ciò che cercava: “Un bel abbraccio tra me e la gente”. Anche i fischi, se arrivano, vengono interpretati positivamente: “Se vogliono di più vuol dire che posso fare meglio”.