Buffon a Il Messaggero: "Io come Riva? Parlava poco, ciò che diceva era scolpito nella pietra. Aveva un carisma che conquistava. Palestra, Pisilli, Vergara? Gioca chi merita, al di là dell'età"
Gigi Buffon, capo delegazione della Nazionale italiana, ha rilasciato una lunga intervista a Il Messaggero. Le sue considerazioni:
Sulla scelta di Gattuso ct: "Sono stato decisivo sì, ma fino a un certo punto, perché, come dico sempre, gli uomini soli al comando non mi sono mai piaciuti e anche in questo caso c'è stato con il presidente Gravina un bel confronto. E se avesse detto di no, non se ne sarebbe fatto nulla. Perché proprio Gattuso? «Ci sono tecnici funzionali in alcuni momenti storici. Rino era la persona giusta in quel momento: è uno empatico, sa creare relazioni, cura il rapporto coi giocatori in maniera autentica e immediata, ha ottime conoscenze tecniche. Sa far emergere il senso di appartenenza, un’idea di gruppo, che è sempre la cosa migliore, quella che ti aiuta a superare gli ostacoli. Specie in Nazionale. Ogni suo parere, giudizio, un suo pensiero viene ben interpretato dai giocatori, perché ha vissuto lo spogliatoio. E magari per me, questo modo di pensare, è sbagliato: probabilmente noi calciatori siamo un po' più basici nel valutare certi aspetti".
Sugli spareggi Mondiali: "Ansia per i playoff? No, domina “fiducia”. La parola è fiducia. Fiducia proprio totale. Per poter analizzare certi momenti la prima cosa da fare è estraniarsi dal contesto e fare delle analisi come se tu fossi una persona terza. Trovare la lucidità per analizzare la situazione. Ovvero? Prendiamo carta e penna e buttiamo giù i nomi della squadra dell'Italia: siamo un gruppo ultra competitivo per dei livelli superiori a quelli che possono essere uno spareggio e quindi il sapere che andremo a giocare un playoff con gente come Donnarumma, come Dimarco, come Bastoni, Calafiori, Barella, Tonali, Retegui, Kean, Pio Esposito, cavolo dico, come fa l'Italia a non passare? Cioè, faccio fatica. Poi magari potrà pure capitare per la terza volta. Però almeno arriverò lì in un modo sereno e so che questa è la verità. Poi il campo ci potrà smentire perché lì può accadere tantissimo altro. non si ha questa percezione dall'esterno? Perché è più semplicistico, siamo entrati in quel loop lì un po' di negatività, siamo al tafazzismo. È come quando metti un'etichetta a qualcuno senza approfondire e quell’etichetta resta per sempre, senza capire che nel percorso di una persona ci sono tanti cambiamenti. Chi fa le analisi deve approfondire e comprendere se, nel corso del tempo, ci sia stata qualche risposta differente. Io penso che l'unica volta in cui siamo stati deludenti dal punto di vista della tenuta è stato con la Norvegia, nel secondo tempo. Poi, ovvio, non abbiamo affrontato il Brasile ma abbiamo sempre tirato fuori i risultati. Anche ai miei tempi si faceva fatica e si vinceva 1-0 o 2-0 magari in Moldova. Adesso invece fai quattro gol a Israele e non va bene. Si tende all’autolesionismo? E invece c'è bisogno di essere costruttivi, di essere un po' ottimisti e non sempre fare i criticoni. Secondo me si dimostra di voler poco bene, ma non alla Nazionale, ma proprio alla nazione, perché alla fine il calcio non è solo un discorso sportivo per l'Italia, è un qualcosa che va oltre, ha molto più valore. E ora che abbiamo qualche difficoltà in più, uno ci dovrebbe sostenere, invece ci danno addosso. Questo mi dà fastidio, significa non volersi rendere conto di una realtà che è diventata più complicata rispetto al passato e che forse anche in quei tempi non era poi così bello come vogliamo credere. Io una delle mie migliori parate l’ho fatta con la Moldova. Pensa te, con la Moldova. Questo disfattismo o la voglia di creare sempre la polemicuccia non fa bene al nostro movimento, e non fa bene a nessuno".
Sui nuovi volti azzurri: "Gattuso avrà il coraggio di puntare su qualche giovane, come Palestra, Pisilli, Vergara? Se c’è una cosa su cui non difetta è proprio il coraggio. Al di là dell’età, in Nazionale viene chi merita. Poi, un certo zoccolo duro lo devi avere, perché altrimenti non si va da nessuna parte. I ragazzi devi saperli utilizzare, senza caricarli di responsabilità. Dal giovane devi prendere l'incoscienza. Nessuno più di me può parlare di questo: la mia prima presenza in azzurro l'ho fatta in Russia per uno spareggio mondiale. Però se tu mi chiedi adesso “sapevi quanto valeva quella partita?”, io non sapevo un ca... Sono entrato in campo in mezzo alla neve ed ero solo felicissimo di giocare. Mi sono detto: vai dentro e divertiti".
Sul suo ruolo: "Che cosa porto di Gigi Riva in questa avventura azzurra? Ognuno deve mantenere il proprio carattere. Riva non era una persona ciarliera, non un chiacchierone, però quelle cinque parole che pronunciava erano scolpite nella pietra. Era convincente, autorevole. C’era un rispetto enorme per lui, per il suo carisma. E averne significa poter “condizionare” gli altri per essere un valore aggiunto. Io lo faccio con i calciatori della Nazionale? Quello che posso fare è intervenire nel modo migliore, faccio da filtro, cerco di rendere fluidi certi passaggi, alcuni dialoghi".