Gravina sul caso arbitri: "Stiamo buttando fango addosso a Rocchi senza sapere nulla"
Nel corso del suo intervento a 8 e mezzo, su La7, Gabriele Gravina è tornato anche sul caso arbitri, con il designatore Gianluca Rocchi finito al centro dell’indagine della Procura di Milano. Il presidente dimissionario della FIGC ha invitato alla prudenza, respingendo l’idea che si possa parlare di “marcio” in tutto il calcio italiano e difendendo il principio del garantismo. Gravina ha sottolineato come il movimento calcistico sia composto da migliaia di persone che lavorano quotidianamente con impegno e serietà, chiedendo di evitare giudizi sommari prima che la vicenda venga chiarita nelle sedi opportune. Nel corso dell’intervista, il numero uno della FIGC ha parlato anche del proprio futuro, escludendo al momento una candidatura politica.
C'è del marcio nel calcio italiano?
"Vorrei rivedere il concetto di marcio nel calcio, è esagerato. In Italia abbiamo 570 partite all'anno, c'è gente che lavora e mette tutto. Non è tutto il calcio. Lo scandalo arbitri? Perché siamo garantisti a corrente alternata, quando fa comodo? Consideriamo che dietro il ruolo di designatore c'è un uomo, una vita. Gli stiamo buttando addosso fango senza sapere nulla".
In futuro scenderà in politica col PD?
"In tanti ci hanno provato. Sono stato definito di sinistra, sinistrorso. Io non rinnego il mio orientamento politico, sono moderato di centro tendente a sinistra. Io ho già fatto politica. Candidature? Per ora no, vorrei tornare ad essere più tranquillo".